“Vampiri di gasolio” all’opera, in manette imprenditore romano

Gli arrestati sono ritenuti responsabili anche dell’esplosione e del conseguente incendio del pozzetto di ispezione della rete ENI, avvenuto la notte del primo dicembre dello scorso anno, che richiese l’intervento di svariate squadre dei Vigili del Fuoco e che provocò la chiusura per alcune ore del traffico della limitrofa autostrada Roma - Civitavecchia

63

I componenti della banda di ladri di carburante, arrestati dai Carabinieri di Ostia, sono ritenuti responsabili anche dell’esplosione e del conseguente incendio del pozzetto di ispezione della rete ENI, avvenuto la notte del primo dicembre dello scorso anno, che richiese l’intervento di svariate squadre dei Vigili del Fuoco e che provocò la chiusura per alcune ore del traffico della limitrofa autostrada Roma – Civitavecchia, oltre all’ingente danno economico di bonifica per la società proprietaria della conduttura. Nel corso di un tentativo di furto, la banda provocò una fuoriuscita di carburante da cui scaturì il tutto. A capo dell’associazione per delinquere, i Carabinieri hanno individuato un italiano 42enne, imprenditore della provincia di Roma, che attraverso la sua fitta rete di conoscenze nell’ambiente della commercializzazione degli idrocarburi, si occupava di smerciare “in nero” il carburante rubato, oltre a fornire tutto il sostegno logistico necessario agli altri membri dell’associazione: dal deposito per la temporanea custodia del carburante rubato, all’individuazione delle strutture alloggiative ed al noleggio dei mezzi impiegati per le incursioni.

L’operazione dei Carabinieri. Durante le indagini, i militari sono riusciti anche a recuperare parte del carburante sottratto, intercettando in due occasioni due camion appositamente attrezzati con diverse cisterne di plastica di 1000 litri ciascuna, a cui erano collegati, centinaia di metri di tubi in gomma, sofisticate pompe idrauliche e gruppi elettrogeni per il loro funzionamento. In una di queste circostanze, cinque membri della banda sono stati tratti in arresto in flagranza di reato, dopo che i militari erano riusciti a mimetizzarsi tra la vegetazione circostante all’oleodotto, eludendo la fitta rete di staffette e vedette organizzata dai malviventi durante le operazioni di prelievo del carburante. L’indagine ha inoltre permesso di appurare l’esistenza di un’organizzazione criminale volta a procurare, anche mediante la produzione di documenti di identificazione falsi, l’ingresso illegale nel territorio dello Stato italiano, attraverso il confine italo-sloveno, di immigrati privi di titolo di soggiorno, provenienti dall’area asiatica e mediorientale. In una prima circostanza, i trasportatori sono stati fermati in Croazia dalle locali forze di polizia, mentre cercavano di raggiungere il confine sloveno e successivamente Trieste, con un piccolo furgone in cui erano stati ammassati in condizione disumane 14 immigrati provenienti da Afghanistan, Bangladesh e Iran. Agghiaccianti sono i particolari emersi dalle intercettazioni telefoniche, durante le quali i malviventi si interrogavano tra di loro se i trasportati nel ristrettissimo vano posteriore fossero ancora vivi (“Non senti nessuno che bussa dietro? Sono ancora vivi quelli?”). Un ulteriore viaggio invece è stato intercettato dai Carabinieri nei pressi del valico confinario di Monrupino – Fernetti (Trieste), con l’arresto del conducente del furgone, un cittadino pakistano di 25 anni, al cui interno erano ammassati 13 immigrati, al termine di un rocambolesco inseguimento terminato con un grave incidente stradale. Tredici degli indagati sono stati associati alla casa circondariale di Roma Regina Coeli, altri 2 si trovano già ristretti presso le case circondariali di Trieste e Cagliari, mentre gli ultimi 2 sono tuttora detenuti in territorio croato.