Usi civici, Petrelli: “L’Agraria è sconcertante. Ecco perchè”

"Cerca di minimizzare la portata della sentenza mettendo in evidenza il fatto che la stessa si riferisce ad “un solo terreno”, e quindi ad una parte della Tenuta delle Mortelle"

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“Sono sconcertanti le dichiarazioni dell’Università Agraria a riguardo della sentenza nr. 66 dello scorso 25 Ottobre perché l’Ente agrario cerca di minimizzare la portata della sentenza mettendo in evidenza il fatto che la stessa si riferisce ad “un solo terreno”, e quindi ad una parte della Tenuta delle Mortelle, fingendo di ignorare che le motivazioni della stessa, che si fondano su una rigorosa documentazione giuridica e storica”. Il consigliere comunale Vittorio Petrelli interviene in merito alla nota stampa dell’Agraria dopo la sentenza sugli usi civici. “Una documentazione rinvenuta presso l’Archivio di Stato di Roma ed in Archivi di vari Enti Istituzionali pubblici, inoppugnabile da parte di chicchessia e riproponibile, pari pari, per tutti gli altri terreni della Bandita delle Mortelle. Si tratta di atti inediti per il Commissariato agli Usi Civici, ed in particolare degli atti relativi alle vendita all’asta del 1827 aventi ad oggetto i canoni uniti all’utile dominio di tutti i terreni della Bandita. Allo stesso risultato al quale è pervenuto oggi il Commissario era arrivata la Giunta D’Arbitri di Roma che, con sentenza del 26 maggio 1916, sancì libere in via definitiva dagli usi civici le tenute: XIII Quartucci, Quarto del Sugareto e Mortelle, condannando l’Associazione Agraria di Civitavecchia al pagamento di tutte le spese ed onorari dell’intero giudizio. Va poi evidenziato che anche la sentenza del 1990, nella realtà, rimandava ad un preventivo accertamento della reale situazione delle sdemanializzazioni nel tempo intervenute. Le vicende storico/giuridiche che nel corso degli anni hanno interessato quel “solo terreno”, come già detto,sono identiche per tutti i terreni che hanno composto l’allora Tenuta delle Mortelle. E’ quindi palese e praticamente automatico che l’esito positivo della sentenza nr. 66/2019 potrà essere esteso a tutti i terreni della medesima.Tant’è che nelle corpose premesse di detta sentenza, a pag 82, essa recita ”andando finalmente ad esaminare la ricostruzione delle vicende storiche del terreno di cui si tratta, la stessa è stata profondamente esaminata dal prof. Notari che ha messo in luce eventi che incisero profondamente sulla natura giuridica dei fondi dalla tenuta delle Mortelle, in cui è compresa anche l’area dell’avv. Maruccio”. La soluzione amministrativa che ha auspicato lo stesso Commissario al fine di scongiurare un contenzioso insostenibile per il Commissariato, a seguito delle 1200 opposizioni presentate dai cittadini civitavecchiesi, non può andare nella direzione delle conciliazioni che sono fondate sull’incertezza della “qualitas soli”, essendo ormai acclarata in modo definitivo l’inesistenza della qualità demaniale di quei terreni. Quindi, oggi, si può promuovere una soluzione che renda giustizia dei fatti, onori i tanti atti pubblici realizzati in perfetta buona fede e superi le numerose illegittimità che hanno accompagnato tutta la fase di applicazione strumentale della sentenza del ’90 rivelatasi infondata. Con le suddette premesse ed in presenza di quest’ultima sentenza che ha sconfessato la perizia di parte, ossia quella del dott. Monaci, che a sua volta aveva già sconfessato quella dell’arch. Rossi, viene da domandarsi quale sia l’interesse civico e pubblico che vuole tutelare la locale Agraria che ha bloccato l’economia di un’intera città e che ha procurato danni morali ed economici ingenti e diffusi alla collettività. L’atteggiamento assunto dalla Università Agraria dopo la pronuncia del Giudice sembra finalizzato al perseguimento di fini che nulla hanno a che vedere con quelli istituzionali ed é assolutamente non coerente con i proclami dietro ai quali si è trincerata a lungo nel corso del giudizio, quando si dichiarava in attesa della sentenza del giudice, sentenza che oggi non sembra assolutamente disponibile ad accettare. La sentenza nr. 66 /2019 da tranquillità anche all’amministratore più attento e scrupoloso nella tutela degli interessi dell’Ente che rappresenta in quanto crea i presupposti legali perché la vicenda si fermi al 1° grado di giudizio. Nessun ente, neppure la Corte dei Conti, potrà infatti mai aprire un’inchiesta per accertare il perché non si sia prodotto ricorso di fronte ad una sentenza con una motivazione così solida. Diversamente, proseguire con “accanimento giurisdizionale”, nonostante le evidenze emerse e nonostante la sentenza appena emessa, pone sia l’ Università Agraria di Viale Baccelli sia la stessa Regione Lazio in una situazione sempre più in contrasto con gli interessi della cittadinanza di Civitavecchia , esponendo, sia gli amministratori sia i funzionari regionali, al rischio di future gravose richieste risarcitorie. La stessa Agraria dovrebbe domandarsi perché il Consiglio Comunale, recentemente, abbia votato all’unanimità un Ordine del giorno nel quale si chiede di valutare se ricorrano le condizioni del commissariamento della Associazione. Ed ancora l’Agraria dovrebbe rendere conto del perché questa gestione sia stata segnata da dimissioni eccellenti di rappresentanti del Consiglio. Finché i rappresentanti politici dell’Agraria continueranno ad ascoltare soltanto la campana dei professionisti ai quali si sono affidati, astenendosi dal fare proprie valutazioni in ordine agli effettivi interessi del’Ente, le loro posizioni saranno sempre più lontane dalla realtà e dalla verità dei fatti. Ecco perché i partiti politici locali che hanno sostenuto a suo tempo certe candidature dovrebbero assumersi le loro responsabilità e non rimanere meri spettatori di fronte ad una sentenza che è in grado di avviare a soluzione la problematica degli usi civici di Civitavecchia. E’ giunto il momento che il Sindaco faccia vedere di che pasta è fatto: se ha le capacità amministrative per tutelare gli interessi della città e meritare la poltrona che occupa, oppure sia il classico politico burocrate. Un suo incontro con il Presidente Zingaretti non appare più procrastinabile. Qualora l’avv. Tedesco lo ritenga opportuno, sono disponibile a fornire tutta la collaborazione possibile, anche ad assisterlo nell’incontro, se lo vorrà”.