Phase out dal carbone, il punto di vista di Maurizio Iacomelli di Onda Popolare

"Il piano di dismissione del carbone in Italia dovrà tenere conto delle esigenze del Gestore della Rete Elettrica Nazionale  per cui è evidente che la generazione da carbone dovrà essere rimpiazzata tutta o in parte, da cicli combinati di grossa taglia alimentati a gas e impianti rinnovabili"

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La dismissione del carbone di Tvn è il tema centrale della campagna elettorale di Civitavecchia, ma anche l’argomento del giorno dopo le dichiarazioni del direttore Enel Carlo Tamburi. Sulla questione interviene anche il candidato al consiglio comunale con Onda Popolare, e amministratore di Minosse, Maurizio Iacomelli, il quale qualche giorno fa aveva già anticipato alcuni degli attuali sviluppi. “I punti fondamentali di cui tener conto per inquadrare la situazione sono diversi: In Italia la domanda di elettricità è in calo da almeno 10 anni ed è in corso una profonda trasformazione del sistema di produzione e distribuzione dell’energia, la sensibilità ambientale è sempre più diffusa e le dinamiche che regolano il mercato dell’energia stanno aprendo nuovi orizzonti. sino a pochi anni fa poche grandi centrali producevano energia per tutto il Paese, oggi piccoli impianti, rinnovabili e non, diffusi su tutto il territorio italiano, stanno dando forma ad un nuovo modello più distribuito di generazione, nel quale l’energia pulita ha un ruolo crescente. Tuttavia oggi solo il 30% circa dell’energia prodotta in Italia proviene da fonti rinnovabili (idroelettrica compresa oltre che eolica, solare, fotovoltaico, a biomasse), mentre ii 70% provengono ancora da centrali termoelettriche che bruciano combustibili fossili, prevalentemente gas e in parte carbone. Le centrali Enel a carbone ancora in servizio sono TVN, Brindisi Sud, Sulcis, La Spezia e Fusina. Bisogna tener presente che le più grandi ed efficienti centrali sono fondamentali per garantire la sicurezza del sistema energetico nazionale, in particolare TVN, che ha una potenza istallata di 2.000 MW  è la più grande e più moderna  centrale  in servizio  per cui per il Gestore della rete (Terna) TVN rappresenta un nodo di produzione imprescindibile, anche perché l’unico nodo di produzione di grande potenza dell’Italia Centrale, dopo la chiusura dell’impianto di Montalto di Castro. Va ricordato che Civitavecchia sin dagli anni ’50 è stata interessata da impianti di produzione di energia ( prima Fiumaretta a carbone, poi TVS e  TVN ad olio combustibile ,poi  TVS trasformata a gas ed infine TVN trasformata a carbone) e dai vari cantieri che si sono succeduti per realizzare i suddetti impianti con un impatto sul tessuto sociale di Civitavecchia tuttora molto importante. Stante queste considerazioni, il piano di dismissione del carbone in Italia dovrà tenere conto delle esigenze del Gestore della Rete Elettrica Nazionale  per cui è evidente che la generazione da carbone dovrà essere rimpiazzata tutta o in parte, da cicli combinati di grossa taglia alimentati a gas e impianti rinnovabili,sarebbe auspicabile  la completa sostituzione dei suddetti impianti con i soli impianti ad energie rinnovabili  ma sappiamo che è tecnicamente impraticabile per la grande potenza in gioco. Quindi è ragionevole ipotizzare che i circa 3.000 MW (2.000 di TVN e 1.000 di TVS) saranno rimpiazzati in futuro  da  nuovi impianti alimentati a gas. Il punto di domanda fondamentale è: con quale tempistica avverrà questo passaggio dal carbone al gas ed alle energie rinnovabili? I fattori da cui dipende questa tempistica sono molteplici:

  • Bisogna considerare che è in atto un rallentamento mondiale per l’abbattimento dei gas serra da parte dei grandi Paesi produttori di energie da fonti fossili (Stati Uniti,Cina, Russia, Brasile e Australia) anche l’Europa latita, in particolare la Germania ha rallentato l’abbandono al carbone e ormai si parla del 2035, l’avvento di Trump che ha riaperto le miniere di carbone, fanno ritenere che anche in Italia ci sarà un rallentamento sull’abbandono del carbone, per cui il 2025 slitterà ragionevolmente almeno di 5, se non 10 anni.
  • Il costo del gas negli ultimi 2 anni è aumentato a dismisura per effetto soprattutto della maggiore richiesta della Cina, è pur vero che quasi tutti sono impegnati a costruire impianti basati su energie rinnovabili ma il gas naturale è l’unico che oggi può garantire l’equilibrio del sistema elettrico, senza inquinare, in attesa di poter contare su una produzione da fonti rinnovabili che soddisfi sempre di più la richiesta mondiale .
  • L’aumento del costo del gas ha fatto di conseguenza aumentare il costo dell’energia elettrica in Europa, ed in Italia in particolare che non ha nemmeno il nucleare.

Sappiamo che l’Enel al fine di diversificare e quindi contenere il costo di acquisto del gas necessario per alimentare le attuali e future centrali a ciclo combinato ha sottoscritto anche contratti di acquisto del gas che arriverà in Italia tramite la TAP. Quindi bisognerà fare i conti con la disponibilità delle grandi quantità di gas necessarie per alimentare i futuri  impianti a ciclo combinato  e delle infrastrutture da realizzare per far arrivare il gas a bocca di centrale, non si escludono tempi di attesa più lunghi di quanto auspicato. Inoltre bisogna tener presente il macchinario dei cicli combinati di ultima generazione richiede tempi di fabbricazione  di almeno 3 anni, a cui aggiungere almeno un anno di costruzione, per cui per averli in servizio nel 2025 dovrebbero essere ordinati al più tardi nel corso del 2020. Ci risulta che l’Enel ha avviato  studi di fattibilità dei futuri cicli combinati , si fanno delle ipotesi sui siti interessati ma di fatto non c’è un programma operativo, né sono stati ordinati i macchinari, per il momento l’unico impianto in programma è quello ordinato dalla Edison all’Ansaldo per il sito di Porto Marghera (Venezia). Ricordiamo che nella circostanza dell’annuncio del suddetto impianto, il Direttore di Enel Italia, Carlo Tamburi, nel corso del programma televisivo “Presa Diretta” aveva sottolineato che a prescindere dall’effettiva data di uscita dal carbone, il sito di Civitavecchia difficilmente sarà smantellato ma potrebbe essere sostituito da impianti a gas e piccoli impianti fotovoltaici. La dichiarazione fatta nell’occasione da Tamburi cioè che la realizzazione del ciclo combinato avrebbe impiegato manodopera per 600 persone, garantendo l’occupazione di metalmeccanici ed elettrici, nonché ai lavoratori Enel, merita una  precisazione importantissima: le 600 persone sono quelle stimate per la costruzione dell’impianto che ha una durata di poco superiore ad un anno e che una volta in servizio il personale Enel necessario per la sua gestione è nettamente inferiore a quello impiegato attualmente per il carbone, parliamo di appena 80/100 unità contro le 300 circa attualmente impiegate ed anche per le manutenzioni da affidare all’indotto si ridurrebbero drasticamente. Tutto ciò premesso è verosimile che l’Enel voglia impiantare i nuovi cicli combinati per rimpiazzare gradualmente il carbone, partendo dagli impianti più vecchi (a più alto inquinamento e bassa efficienza):  presumibilmente da La Spezia, di cui sappiamo è stato annunciato l’uscita dal carbone addirittura entro il 2022; poi a seguire Fusina, Brindisi Sud ed infine TVN per cui la data di entrata in servizio dell’impianto a gas non è al momento ipotizzabile entro il 2025. Ovviamente bisogna considerare che con il gas a TVN la centrale a ciclo combinato di TVS, ormai obsoleta, non avrebbe ragione di esistere, quindi bisognerebbe sapere che intenzioni ha la proprietà . Qualunque sarà il futuro di TVN, la  l’ Amministrazione Comunale si dovrà impegnare a promuovere un tavolo di confronto con l’Enel, la  Regione e le varie istituzioni  per convincere il governo a finanziare un piano di sostenibilità sociale per il territorio rispettoso dell’ambiente ma anche attento alle ricadute occupazionali; il passaggio dal carbone al gas abbatterà notevolmente il numero delle risorse Enel e dell’indotto per  le manutenzioni e quindi è necessario iniziare da subito a pensare a nuove possibilità di sviluppo perché nessuno degli attuali posti di lavoro vada perso( tavolo già attivato per Brindisi Sud e Sulcis). Per inciso la Germania ha sta stanziato 40 miliardi di euro l’uscita dal carbone nel 2035″.