Tvn, l’Usb: “Non bisogna perdere gli incentivi per la decarbonizzazione”

Il sindacato approva l'istituzione di un'area di crisi industriale complessa e invita Enel a chiarire le scelte strategiche nelle aste del mercato elettrico

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“Il dibattito cittadino che si sta sviluppando sul nuovo impianto a gas che Enel vorrebbe realizzare a Torrevaldaliga Nord, tema ovviamente di grande importanza, sta purtroppo spingendo in secondo piano l’aspetto non meno significativo della transizione che da qui al 2025 dovrebbe condurre alla fine della centrale a carbone. Anche la parziale ripresa della produzione fa sembrare meno urgente il problema, ma crediamo che ciò sia un grave errore. Le due questioni viaggiano infatti insieme, perché tanto più si realizzerà una credibile alternativa di sviluppo, con soluzioni realistiche per il lavoro, tanto più la decisione sul nuovo impianto potrà essere libera da condizionamenti. Su questo punto l’esperienza dovrebbe insegnarci qualcosa, non dimenticando che nella partita non soltanto sono coinvolte potenti imprese nazionali come Enel e Snam, ma che la decisione di costruire nuovi impianti a gas al posto di quelli a carbone è stata sostenuta da tutte le forze politiche che hanno licenziato la SEN 2017 e il PNIAC 2018. In questa difficile situazione occorre quindi progettare un’alternativa, e dobbiamo farlo velocemente. A fronte della morte annunciata di una parte così rilevante dell’economia cittadina, già in parte iniziata, cinque anni non sono poi molti se il problema è quello di reperire adeguate risorse, realizzare investimenti, riqualificare i lavoratori e le imprese, auspicabilmente nell’obiettivo di una doppia sostenibilità economica e sociale. Si tratta anzi di uno sforzo titanico che necessità di una città unita, capace di pianificare un programma di riconversione condiviso e di sostanza. Facile a dirsi, molto difficile a farsi. Se poi Enel dovrà essere parte e in che termini di questo programma, sarà tutto da verificare. Un contributo apprezzabile a riguardo è venuto dalla proposta della maggioranza di chiedere il riconoscimento del nostro territorio quale “area di crisi industriale complessa” che, come prevede la norma, dovrebbe per l’appunto ricondurre ad una logica di piano le azioni e gli interventi necessari a ridefinire l’economia del territorio. L’iniziativa ha suscitato qualche polemica, ma nella condivisione del metodo per un intervento che aspiri a realizzare soluzioni organiche e non occasionali crediamo sia doveroso provarci. Sorprende tuttavia come in questa prospettiva nulla si dica circa il DL 3 settembre 2019, n. 101, attualmente all’esame delle commissioni parlamentari per la conversione in legge. Un provvedimento che, è bene ricordarlo, prevede non solo finanziamenti per 100 milioni di euro nel 2020 e di 150 milioni di euro annui a decorrere dal 2021 per interventi di decarbonizzazione e di efficientamento energetico nel settore industriale, ma che ha inoltre istituito un inedito “Fondo per la riconversione occupazionale nei territori in cui sono ubicate centrali a carbone” per 20 milioni annui dal 2020 al 2024. Risorse importanti da non perdere, evidentemente, che dovranno poi essere utilizzate in base a criteri, condizioni e procedure da stabilire con un successivo decreto: aspetto, quest’ultimo, che dovrebbe spingere l’amministrazione e le forze politiche a muoversi in fretta per incidere nel procedimento. Sempre in una logica di programmazione, andrebbe poi chiesto alla stessa Enel di chiarire i propri progetti per l’attuale centrale nei prossimi anni. Non solo sul piano delle manutenzioni, questione cruciale per garantire l’efficienza degli impianti e la sicurezza dei lavoratori, bensì con riguardo anche alla produzione attesa, tema a cui si legano i destini dei tanti lavoratori impiegati in centrale e nelle attività portuali. Non ultimo, come ha ricordato L’Autorità Portuale, con riguardo alla stessa concessione per lo scarico del carbone. Siamo ovviamente consapevoli che nell’ambito del mercato elettrico la competitività di Torrevaldaliga Nord dipende soprattutto da fattori esterni su cui Enel può fare ben poco (prezzo CO2, costo dei combustibili, domanda elettrica, ecc), ma è bene aver presente che la dinamica dei prezzi con cui la centrale vende la propria energia dipende anche da precise scelte aziendali. Tanto per fare un esempio, interesserà sapere che in base alle aste del mercato elettrico pubblicate dal GME, quando nell’agosto di quest’anno la centrale è stata totalmente ferma Enel si proponeva sul mercato con un’offerta oscillante tra i 56 e i 58 euro/megawattora: un prezzo evidentemente troppo alto, che però è inspiegabilmente sceso in media di ben 14 – 17 euro circa nel seguente mese di settembre, quando infatti la centrale ha ripreso a funzionare con regolarità. Non è chiaro come ciò sia potuto avvenire, ma se ne deve dedurre che la centrale può funzionare o meno non solo in forza di ragioni esogene, come quelle richiamate, ma anche in ragione dei più generali obiettivi industriali, commerciali e finanziari che l’azienda mira a perseguire approcciandosi al mercato. Obiettivi chiaramente del tutto ignoti. Allora, in un territorio così provato, Enel può ritenersi libera negli anni a venire di agire in questo modo, quando dalle sue scelte possono derivare licenziamenti, cassa integrazione e crisi di impresa? Ci sembra che l’azienda dovrebbe chiarire qualcosa”.