Tvn, i metalmeccanici avanti da soli. A novembre protesta al Mise

Sfiducia e diffidenza verso le istituzioni locali dall'assemblea Fiom e Uilm di questa mattina, con il 50% dei lavoratori in cassa integrazione

Disincanto, stanchezza, diffidenza. I lavoratori metalmeccanici interessati dalla vertenza occupazionale da mesi aperta per il calo delle commesse alla centrale di Torre Valdaliga Nord iniziano a guardare altrove, dritti al Ministero dello Sviluppo Economico, dove entro il mese di novembre andranno a manifestare, chiedendo di nuovo direttamente quell’incontro che in ogni modo hanno chiesto in questi mesi, specie attraverso la mediazione della politica locale. Un incontro che non è mai arrivato, come dalle istituzioni territoriali del resto sono arrivate risposte che definire deludenti è un eufemismo. La politica locale, o meglio quello che ne resta osservabile nelle deprimenti sedute consiliari, procede lungo un percorso costellato di ambiguità che i lavoratori sentono tutte e che stamattina a Torre Nord hanno finito per determinare il generale tono di sfiducia dell’assemblea indetta dalla Fiom e dalla Uilm. “Alla luce anche della storia passata legata alla riconversione a carbone di Tvn – spiega Giuseppe Casafina, Fiom territoriale Roma Nord e Viterbo – i lavoratori non percepiscono autenticità nelle prese di posizione che sta esprimendo la politica locale. L’impressione che si ha è quella di assistere a un film già visto, con un finale altrettanto prevedibile, per cui i metalmeccanici ritengono che sia giunto il momento di muoversi autonomamente”. Per questo, quindi, come accennato, entro il mese di novembre è in programma una manifestazione al Mise. La richiesta è sempre la stessa: tutela dei livelli occupazionali, già messi in crisi dalle ultime decisioni aziendali di Enel, e garanzie rispetto alla concreta elaborazione di un piano alternativo di sviluppo che porti alla realizzazione di un cantiere navale “perché è l’unica opzione in grado di assicurare per il futuro non solo la ricollocazione di tutti i profili professionali che vengono attualmente impiegati a Tvn – aggiunge ancora Casafina – ma anche di garantire un’occupazione duratura”. In questa ottica, quindi, almeno i lavoratori hanno imparato la lezione del carbone, per cui è da questa posizione, e cioè dalla richiesta di lavoro stabile, che analizzano la situazione e avanzano richieste. La nuova centrale a turbogas, che si affiancherà a quella a carbone, non va bene nemmeno per il futuro a breve termine. “Di là dalle indicazioni sulla carta – aggiunge il segretario della Fiom – abbiamo elementi per ritenere che la riconversione a gas potrebbe essere realizzata nel giro di due anni e certo non siamo disposti a barattare due anni di lavoro per un futuro in cui ci si prospetta solamente un baratro”. La situazione infatti continua a essere drammatica. I tre quarti delle aziende impegnate a Torre Nord hanno aperto procedure per la cassa integrazione che, al momento, riguarda il 50% dei metalmeccanici. Uno dei pezzi più consistenti della classe operaia civitavecchiese senza quasi alcuna forma di rappresentanza politica a livello istituzionale, se è vero come detto, che da oggi i lavoratori girano le spalle e se ne vanno per la loro strada.