Truffa alla Sanità, sequestrato il conto del Centro Bramante

L'operazione - denominata «Manolesta» - trae origine da un'attività investigativa svolta dai Finanzieri della Compagnia di Civitavecchia.

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, su disposizione della Procura Regionale della Corte dei Conti di Roma, hanno sottoposto a sequestro conservativo il conto corrente intestato a un centro diagnostico di Civitavecchia, nonché due immobili, due autovetture e rapporti finanziari riconducibili alle tre ex dipendenti del centro per il valore complessivo di circa 1.500.000 euro. Il responsabile pro-tempore della struttura sanitaria accreditata con la Regione Lazio, U.S.R. (classe 1956), nonché le tre ex dipendenti, G.M. (classe 1979), F.S. (classe 1969) e A.S. (classe 1986), dovranno rispondere, a vario titolo, spiega una nota della Guardia di Finanza, del danno arrecato allo stesso Ente regionale e alla A.S.L. RM 4 di Civitavecchia, per l’ammontare pari al valore dei beni sequestrati. Si tratta dell’epilogo di una vicenda giudiziaria, così definita dall’Autorità giudiziaria  contabile capitolina, sviluppatasi all’esito dell’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Roma per associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato e falso in atti pubblici. L’operazione – denominata «Manolesta» – trae origine infatti da un’attività investigativa svolta dai Finanzieri della Compagnia di Civitavecchia, «consistita, inizialmente, nell’accertamento della sistematica e indebita appropriazione, da parte delle tre dipendenti infedeli – spiega la nota – dell’importo giornalmente riscosso a titolo di ticket dai pazienti che si rivolgevano alla struttura sanitaria per sottoporsi all’esame della risonanza magnetica». «Le tre donne, tramite la falsificazione delle prescrizioni mediche presentate dagli ignari pazienti, facevano formalmente risultare questi ultimi come esenti dal pagamento del ticket trattenendo, per ciascuno, l’importo di 61,15 euro a loro esclusivo vantaggio, così danneggiando il S.S.N. In tal modo, gli utenti – che avevano correttamente corrisposto la tassa alla struttura convenzionata – ricevevano le sanzioni della Regione Lazio, Ente al quale non risultava versato il pagamento. Dopo aver acquisito informazioni – prosegue la nota – da oltre un centinaio di pazienti, decine di medici, eseguito numerose perquisizioni e incrociato i dati informatici pervenuti da 58 A.S.L., i militari hanno accertato che, dal 2013 al 2015, le dipendenti si erano illecitamente impossessate, all’insaputa del responsabile pro tempore, di circa 200.000 euro, corrispondenti a 3.216 ticket riscossi da altrettanti utenti».