Torre Nord, al via i colloqui per i trasferimenti: 35 nel 2019 e 23 nel 2020

Dal 2020 possibili altri circa cento pensionamenti, che ridurrebbero ancora il personale a fronte della stessa capacità di produzione

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Una lista con dei nominativi, che nel dettaglio nessuno conosce, e 58 persone da mandare via. Se alla luce dell’annunciato piano di riconversione a gas della centrale di Torre Valdaliga Nord metalmeccanici e portuali vivono una situazione cupa, anche quella degli elettrici non è delle più rosee. Certo, i due quadri non sono confrontabili, un conto è la perdita di un posto di lavoro, tutt’altro discorso è un trasferimento. Ma i risvolti sono tanti, e si innestano su scenari non completamente prevedibili e che, in certa misura, dovrebbero interessare tutta la città. I dettagli relativi ai trasferimenti sono stati comunicati da Enel alle organizzazioni sindacali con una nota del 9 luglio scorso, nella quale si chiarisce che alla luce di “un basso fattore di utilizzo” e a causa di “un funzionamento discontinuo e flessibile” dell’impianto (circostanze che Enel dichiara ma che non motiva), “l’azienda ha presentato un nuovo modello organizzativo che introduce elementi di flessibilità e prevede una razionalizzazione delle strutture organizzative”. Tradotto in termini concreti si tratta di 35 trasferimenti nel 2019 e di altri 23 nel 2020, per un totale di 58 “eccedenze” dichiarate dalla società, al netto delle già previste cessazioni dal servizio, su un organico attuale di 340 persone. L’individuazione delle “eccedenze” da parte dell’azienda energetica sta procedendo attraverso colloqui con il personale che potrebbe essere interessato e che è stato individuato per età. Al momento i colloqui riguardano gli operai più giovani, fino alla classe 1990, ai quali si sta chiedendo la disponibilità al trasferimento. L’acquisizione del parere favorevole dei lavoratori, infatti, non è un dato accessorio, dal momento che si tratta tecnicamente di trasferimenti di contratto presso società esterne a Enel Produzione (Enel Distribuzione, ad esempio), procedura questa che necessita del consenso contestuale delle due aziende interessate e del lavoratore. Chiaro è che gli operai non stanno facendo al momento alcuna richiesta in tal senso e che i colloqui da parte di Enel sono finalizzati proprio a prospettare gli scenari nell’immediato futuro, per “invitare” i lavoratori a valutare la possibilità di dare l’ok al trasferimento. Va da sé che nel caso in cui queste 35 persone non si dovessero individuare, l’azienda procederà unilateralmente attraverso altre strade. La drastica ristrutturazione del personale aprirà poi una fase del tutto inedita e densa di incognite nella gestione del sito produttivo, almeno per i tre anni che andranno dal 2020 al 2023, quando dovrebbe arrivare il fermo dell’impianto e quando dovrebbero iniziare i lavori di trasformazione a gas, sempre che si tratti di una vera e propria riconversione, perché non è detto. Nel triennio indicato potrebbero essere circa un centinaio le persone interessate da ulteriori pensionamenti anticipati, nell’eventualità non remota che Enel continui a proporre incentivi, per cui ci si potrebbe trovare con una centrale che può produrre al pieno della sua capacità di esercizio ma con un organico quasi dimezzato. Nella già citata nota del 9 luglio scorso l’azienda ha dettagliato anche gli aspetti connessi a questo nuovo scenario, preannunciando due nuove strategie di utilizzo del personale per coprire le mansioni lasciate scoperte dalle “eccedenze” (ma allora, viene da domandarsi, queste “eccedenze” servono?). Le strategie si chiamano pooling e multiskilling e consistono sostanzialmente nell’utilizzo temporaneo di personale di altri impianti e della creazione di figure di operai multifunzionali, per così dire, cioè che possano assumersi il carico di tutte le mansioni previste in centrale. Una situazione che, come accennato, nella misura in cui si configura come una novità assoluta porrà problematiche mai affrontate in termini di gestione della sicurezza. Una situazione di fronte alla quale a Torre Nord non si è sostanzialmente registrata alcuna mobilitazione da parte delle organizzazioni sindacali di categoria. Anzi, in realtà, dopo l’annuncio della riconversione a gas, i sindacati territoriali avevano convocato una serie di assemblee e si era fatto uno sciopero. Ne sarebbero dovuti seguire altri, ma così non è stato. Il “carico da dodici” ce l’hanno messo i sindacati a livello nazionale: nessun intervento, nessuna vertenza, nessuna presenza in centrale, niente di niente. Il documento di luglio costituisce l’epilogo di una situazione che procede ormai in modo inerziale: l’azienda scrive che “con l’invio della presente nota si considera concluso il confronto organizzativo a livello nazionale e per i singoli impianti”. Questo è quanto resta alla città, oltre ai profili postmoderni delle ciminiere e a ciò che queste hanno prodotto in quasi un secolo di presenza.