Tarquinia. Lettera al Prefetto di un gruppo di genitori sulla chiusura delle scuole

Genitori scrivono al Prefetto: "Illustrissimo Prefetto, intendiamo rappresentarLe tutta la nostra inquietudine rispetto alla decisione estrema del Sindaco Giulivi, di chiudere le scuole. Ci appelliamo alla sua autorità affinché venga nell’immediato garantito il diritto costituzionale allo studio. "

232

 

“Illustrissimo Prefetto,

siamo un gruppo di genitori di Tarquinia che vuole dare voce alle istanze di molte famiglie e d ella nostra città, e intendiamo rappresentarLe tutta la nostra costernazione e inquietudine rispetto alla decisione estrema del Sindaco di Tarquinia, Alessandro Giulivi, di chiudere le scuole di ogni ordine e grado fino alla data del 24 novembre, a mezzo della Ordinanza Sindacale n. 37 del 30 Ottobre 2020.”

Inizia così la lettera indirizzata Prefetto di Viterbo di alcuni genitori che non hanno mandato giù la chiusura delle scuole a Tarquinia, e che chiedono che venga nell’immediato garantito il diritto costituzionale allo studio.

” Reputiamo questa decisione grave e fortemente lesiva del diritto alla studio di una categoria sociale, quella degli studenti, che ha già pagato molto la pandemia in corso; in particolare nel territorio di Tarquinia segnaliamo che, per decisione dell’Amministrazione Comunale, l’attività scolastica in presenza è iniziata con settimane di ritardo: il 28 Settembre per la Scuola Primaria e per la Scuola Superiore (quest’ultima in didattica integrata, come da indicazioni ministeriali), e solo il 26 ottobre per la Scuola Media, a causa di gravi ritardi nella ristrutturazione dell’edificio scolastico Dasti.

In questo momento di grande incertezza, la scuola ha sinora rappresentato un luogo sicuro.

Dall’inizio dell’anno scolastico, infatti, nel territorio comunale sono state pochissime le classi che hanno dovuto subire uno stop per ragioni sanitarie e, per quanto a nostra conoscenza, alla data del 30 Ottobre 2020, non si registrano classi in cosiddetta “quarantena precauzionale” in tutto il territorio comunale. Tutto questo grazie al grande sforzo fatto e all’impegno quotidiano di tutto il personale scolastico nel garantire il rispetto dei protocolli sanitari di prevenzione della diffusione del virus. Anche per questa ragione, vista l’assenza di situazioni di effettivo rischio, la chiusura generalizzata della didattica in presenza appare totalmente ingiustificata.

Lasciare gli studenti privi di un ambiente protetto per diverse ore al giorno, determina occasioni esponenzialmente moltiplicative dei contagi: pensiamo ad esempio ai tanti genitori che, lavorando, saranno costretti, da lunedì, a lasciare i figli con nonni, baby sitter o a far affidamento ad altri genitori, in contesti dove i protocolli sanitari non potranno essere altrettanto sicuri e controllati rispetto a quanto avviene nelle istituzioni scolastiche, con potenziali maggiori gravi ripercussioni sulla salute pubblica. Molti genitori, inoltre, dovranno astenersi dal lavoro, con ulteriori gravi conseguenze dal punto di vista economico e sociale, senza contare che , a soffrire maggiormente, saranno gli studenti con bisogni educativi speciali, che vivranno così un ulteriore disagio rispetto ai propri coetanei. Ci teniamo a citare una recente pubblicazione scientifica sulla prestigiosa rivista internazionale “Nature” dove si affronta il tema scuola e COVID affrontando anche la situazione in Italia. Nell’articolo si evidenzia come nel nostro paese sono state riaperte 65.000 scuole a settembre, seppur con modalità diverse. Al 6 ottobre, sono stati individuati casi in 1212 istituti (il 2%). Nel 93% dei casi c’era solo un singolo alunno positivo, che non aveva contagiato compagni e docenti, e aveva quindi presumibilmente contratto il virus da qualche altra parte. In un unico caso su 65.000 c’era un focolaio con più di 10 persone positive (una scuola superiore).

Le più recenti stime oggi disponibili, datate 18 Ottobre e contenute nel monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità, indicano che la trasmissione del virus dentro le scuole è limitata e i “focolai” a scuola nella settimana dal 12 al 18 ottobre sono stati il 3,5 per cento di tutti i nuovi focolai che si registrano nel Paese.

In molte economie Europee avanzate, nonostante siano state introdotte forme più o meno stringenti di cosiddetto Lockdown, le scuole continuano ad essere aperte. Ci riferiamo a Francia, Germania e Irlanda, nazioni nelle quali, a nostro giudizio, si è correttamente valorizzata la funzione non solo educativa, ma di presidio del territorio, rappresentata dalle Istituzioni Scolastiche.

Considerando quali possono essere gli spaventosi danni educativi derivanti dalla chiusura delle scuole, qualsiasi ipotesi di chiusura appare essere del tutto ingiustificata. Ovvero parrebbe opportuna nel caso di estesi focolai in plessi ed istituti singoli, ma non in maniera generalizzata senza apparente rischio di cluster importanti nelle scuole.

Non sappiamo come si evolverà la pandemia tra 10 giorni o un mese, ma in un anno scolastico obiettivamente incerto e complesso come questo, tenendo conto che gli studenti hanno già perso circa metà dello scorso anno scolastico, ogni settimana ed ogni giorno guadagnato di didattica in presenza e di vita in classe acquisiscono un valore enorme per i nostri ragazzi e bambini.

Per questo ci appelliamo alla sua autorità affinché venga nell’immediato garantito il diritto costituzionale allo studio. ”

Lettera firmata