Si è spento Gino Lorenti Garcia, il cordoglio di associazioni e amici

E' venuto a mancare un personaggio molto conosciuto a Civitavecchia

590
“Appresa la notizia della scomparsa del compagno Gino Lorenti Garcia, Onda Popolare rivolge le sue più sentite condoglianze alla famiglia e con questa si stringe attorno al ricordo di un uomo dalla parte dei giusti. Un uomo che ha fatto della propria esistenza un metodo di lotta per sovvertire l’algoritmo dello sfruttamento e della prepotenza. Presente in tutti i momenti di conflitto sociale e, a modo tuo, nella vita di molti di noi, spesso critico ma sempre costruttivo, amico,  hai arricchito di te il nostro percorso di vita quotidiana e politica”, è il ricordo dell’associazione Onda Popolare. La Sezione ANPI di Civitavecchia si unisce al cordoglio per la prematura perdita del Compagno Gino Lorenti Garcia. “Un antifascista vero e sincero, sempre in prima linea per la difesa dei valori della della Repubblica democratica e antifascista. È stato un privilegio averti nel Comitato direttivo della nostra sezione. Alla famiglia le nostre più sentite condoglianze”. Anche il consigliere comunale Daniele Perello ricorda con affetto Gino: “Eravamo grande amici. Un forte abbraccio alla famiglia”.
Il ricordo di Barbaranelli. “Nel mese scorso, a gennaio, avevo invitato Gino ad una serata con il cantante Ernesto Bassignano, uno dei cantautori più noti nella canzone impegnata degli anni 70. Una serata di “reduci” del 68 della nostra città. All’invito Gino aveva risposto così: “Buongiorno Fabrizio nel ringraziarti della considerazione e della stima, mi vedo costretto a declinare l’invito e a rinunciare. Le mie condizioni fisiche non me lo consentono. Grazie di nuovo, mi hai fatto molto piacere”. Gli risposi che una serata di ex sessantottini senza di lui non era la stessa cosa e poi lo chiamai per avere notizie più precise delle sue condizioni. Gino che rinunciava a stare insieme ai suoi compagni di quegli anni che per lui e per molti erano stati straordinariamente significativi e tali da dare un senso alla vita, era impensabile e il suo messaggio mi sembrò quasi il segno di una resa. Era stato sempre un tenace combattente e così avevo continuato a vederlo in tutti questi anni, anche quando si era rifugiato nella sua casa, indebolito dalla malattia. Un uomo coerente, di quelli che non possono neppure pensare di essere da una parte diversa da quella che aveva caratterizzato la propria esistenza. Un uomo di altri tempi che sicuramente soffriva ad osservare il mondo di oggi, privo di principi forti, di valori. In una società in cui l’opportunismo, le scelte di campo funzionali al proprio personale interesse, sono diventate naturali e normali, Gino deve aver vissuto con grande disagio. Lui, figlio di una generazione che si era identificata con le battaglie politiche ed ideali condotte, deve aver pensato spesso negli ultimi tempi al senso di ciò che è stato fatto, al risultato di tante lotte e al sacrificio di molti e avrà osservato quasi con stupore un mondo a lui estraneo in cui non sarà certo riuscito a riconoscersi. E questo mi dà amarezza, Gino, perché certo pensavi e speravi di lasciare dopo di te una umanità migliore”, lo scrive Fabrizio Barbaranelli.