“Nel territorio della Regione Lazio, sono due le zone di le aree di Crisi Industriale Complessa: Rieti e Frosinone. Inoltre la Regione Lazio nel 2016 ha individuato 7 “Aree di Crisi Industriale Non Complessa”, Tra cui quella di Montalto di Castro, dovuta alla crisi occupazionale del 1989 con la chiusura dei cantieri della centrale Nucleare.
Oggi a Montalto l’Enel sta per riprendere la produzione di energia elettrica tramite i nuovi gruppi a gas e con quelli andrà avanti e continuerà per molti anni, alimentando un indotto già consistente. Montalto, con il phase out dal nucleare del 1989, è stata riconosciuta area di crisi non complessa, insieme a sette comuni dell’alta Tuscia. Poi con decreto direttoriale del Mise è stata aggiunta nel 2016 anche Tarquinia. Oggi in Italia lo strumento per lo sviluppo dei territori sono i Contratti di sviluppo. Ma sul territorio di Civitavecchia non è ammessa la presentazione delle domande, perché non rientra, nelle aree di crisi non complessa . Paradossalmente, investimenti a fondo perduto finanziati al 50% sono possibili a quattro km dal porto, cioè a Tarquinia, e non sono possibili a Civitavecchia.
La differenza a mio avviso è solo di chi ci rappresenta, della credibilità della classe politica. Prima i pentastellati e poi la Giunta Tedesco/Grasso, non hanno saputo rappresentare il nostro territorio e non sono stati in grado di ottenere gli strumenti necessari per lo sviluppo e la salvaguardia occupazionale dei civitavecchiesi nelle vari sedi istituzionali. A Civitavecchia, politica e sindacati corrono dietro per il Phase Out dal carbone alle pale eoliche off shore e alle promesse fatte al vento di migliaia di posti di lavoro, ma non si accorgono che a Civitavecchia nessuno investe? Non lo fanno perché non conviene alle imprese, pur essendoci spazi retro portuali vuoti. Nel 2025 la centrale chiude e non ci può essere nessun impianto eolico prima di cinque – sette anni e l’occupazione in cambio del nostro mare, solo 35 persone. E’ compito della Regione Lazio attivare la procedura presso Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, per il riconoscimento dell’area di crisi non complessa, tramite una legge regionale che riconosca che il Phase Out dal carbone pone a questo territorio problematiche occupazionali drammatiche. Una nuova legge regionale che riconosca al nostro territorio la qualifica di di area di crisi non complessa e che in applicazione della legge regionale n. 30 del 1996, cambi la circoscrizione territoriale di Civitavecchia e dia al nostro territorio la spiaggia di Sant’agostino e le aree retrostanti fino ad Aurelia. In modo da poter sviluppare il comparto turistico e ricettivo e assorbire nelle nuove attività centinaia di lavoratori.
Inoltre, i Civitavecchiesi negli anni hanno visto sempre più rimpicciolirsi il proprio litorale, a causa della presenza sul proprio territorio di grandi infrastrutture strategiche nazionali come il porto e le centrali elettriche. Servitù di carattere nazionale che hanno inghiottito tutto il suo litorale. Ma come comunità abbiamo il diritto di salvaguardare la nostra identità che è intrinsecamente legata al mare. Le circoscrizioni territoriali dei comuni costieri dell’Alto Lazio, non sono razionali e commisurate alle esigenze della popolazione, in termini di diritto al mare dei cittadini. La circoscrizione di Civitavecchia che era grande da Roma alla Toscana aveva decine di chilometri di coste, ora non ha neanche più una spiaggia balneabile. I civitavecchiesi per andare al mare devono pagare il balzello di un altro comune. Io credo che gli spazi dell’ex demanio militare di Sant’agostino potrebbero essere riutilizzati ai fini turistici con progetti di valorizzazione da assegnarsi con gara internazionale, mettendo come linee guida la salvaguardia del territorio e l’occupazione. Contratti di sviluppo e circoscrizione territoriale sono due punti fondamentali per questo territorio per l’uscita dalla crisi dal Phase Out dal Carbone.
Per fare questo c’è bisogno di una legge regionale che riconosca Civitavecchia come area di crisi non complessa e assegni alla nostra città la spiaggia di Sant’Agostino e i terreni alle sue spalle, portando il confine a nord fino al fiume Mignone”. Lo afferma il candidato al consiglio comunale Ivan Magrì.





