Sabato e domenica al nuovo Sala Gassman la Mirra di Luca Guerini

La tragedia di Vittorio Alfieri viene sottratta a ogni aura monumentale per essere restituita come un'esperienza intima

Riceviamo e pubblichiamo. Nell’allestimento di Mirra diretto da Luca Guerini che andrà in scena al Nuovo Sala Gassman sabato e domenica alle 19, la tragedia di Vittorio Alfieri viene sottratta a ogni aura monumentale per essere restituita come un’esperienza intima, quasi soffocante, che si consuma interamente dentro uno spazio domestico carico di ambiguità. La scelta di ambientare la vicenda in un contesto natalizio non è un semplice aggiornamento estetico, ma un’operazione drammaturgica precisa: la festa, con il suo immaginario di calore e condivisione, diventa una superficie fragile sotto cui si muove un conflitto che non può essere nominato, trasformando ogni gesto quotidiano in qualcosa di potenzialmente disturbante. Guerini costruisce così uno spettacolo basato sulla tensione tra visibile e invisibile, tra ciò che i personaggi mostrano e ciò che trattengono, facendo del non detto il vero motore dell’azione scenica. Il linguaggio, pur adattato, conserva una densità che impedisce allo spettatore di adagiarsi in una lettura naturalistica, mantenendo una distanza che è tipica del tragico ma che qui si intreccia continuamente con la concretezza dei corpi e degli oggetti. Al centro della scena, Mirra emerge come una figura compressa, incapace di dare forma al proprio desiderio e destinata a consumarsi lentamente sotto il peso di un segreto che non trova spazio nel mondo che la circonda; la regia insiste su questa dimensione trattenuta, lavorando su una fisicità rigida, su pause cariche di tensione e su una progressiva chiusura del personaggio in sé stesso. Attorno a lei, la famiglia si configura non come rifugio ma come dispositivo che regola, osserva e implicitamente giudica, contribuendo a rendere inevitabile la catastrofe; la normalità dei rapporti, inizialmente rassicurante, si rivela così una costruzione instabile, pronta a incrinarsi sotto la pressione di ciò che non può essere accettato. Anche la componente sonora segue questa logica, alternando suggestioni familiari a tonalità più oscure che insinuano un senso di minaccia costante, come se la tragedia fosse già presente fin dall’inizio e attendesse solo il momento di manifestarsi. Il risultato è uno spettacolo che non cerca di spiegare o giustificare, ma di esporre lo spettatore a una tensione continua, lasciandolo senza appigli rassicuranti; in questa prospettiva, la Mirra di Guerini si impone come una riflessione lucida e inquieta sulla fragilità delle relazioni e sulla violenza silenziosa delle norme sociali, capace di restituire al testo alfieriano una forza contemporanea che non passa attraverso l’attualizzazione dichiarata, ma attraverso la capacità di rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto.

Nuovo Sala Gassman