Riccetti (Lega): “Camera iperbarica, non lavatevene le mani”

Sul tema si registra anche l'intervento dell'associazione volontari Francesco Forno.

La capogruppo in Consiglio comunale Alessandra Riccetti interviene sulla vicenda della Camera iperbarica: “La scarsa attenzione delle istituzioni sta creando un danno enorme alla città. Per salvare la camera iperbarica avevo depositato un ordine del giorno urgente lo scorso mese di settembre in Consiglio comunale. Mi auguravo servisse affinché il Comune potesse coinvolgere gli enti competenti in materia, dall’Autorità di sistema portuale alla Asl passando per la Regione Lazio, affinché questo servizio non fosse perso. La situazione invece sta precipitando proprio in queste ore di campagna elettorale, a dimostrazione di quanta poca capacità di ascolto vi sia”. Continua Alessandra Riccetti: “Ebbene, anche questa è una vicenda che non può concludersi prima che vi sia il pronunciamento della città su chi la governerà per i prossimi cinque anni. L’ossigenoterapia iperbarica può essere determinante per risolvere patologia acute, migliorandone la prognosi sia per quanto riguarda la sopravvivenza (può fare la differenza tra la vita e la morte) che l’entità dei postumi di numerosi infortuni ed è un rimedio indispensabile ad un lungo elenco di patologie. Da quella camera iperbarica poteva, e può ancora, svilupparsi un polo di eccellenza sanitario che sia di riferimento non solo per Civitavecchia ma per un territorio ancora più vasto, che comprende il litorale Nord del Lazio, la bassa Toscana, l’entroterra a nord-ovest di Roma fino alla provincia di Terni. Crediamo quindi che le istituzioni coinvolte debbano smetterla di lavarsene le mani: a cominciare dall’Autorità di sistema portuale, passando per i consiglieri regionali (in particolare di maggioranza) ci aspettiamo che ci si attivi da subito per salvare la camera iperbarica ed evitare quella che sarebbe una grave responsabilità politica in una materia delicata come la sanità”, conclude il capogruppo della Lega.

La posizione dell’associazione. Sul tema si registra anche l’intervento dell’associazione volontari Francesco Forno. “La camera iperbarica di Civitavecchia e la struttura che la contiene sarà smontata, pezzo per pezzo e tutti i componenti saranno portati a Pomezia e lì conservati in attesa di un eventuale compratore. E’ questa la decisione presa dai responsabili dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, presidente Francesco Maria di Majo e segretaria generale Roberta Macii, che scrivono la parola fine alla richiesta di riapertura, richiesta dalla nostra Associazione nel novembre del 2016 e a ottobre 2018 (al presidente) e nel giugno 2017 alla segretaria generale. Una decisione assunta con la motivazione che la struttura iperbarica non può restare nell’area demaniale portuale (a suo tempo, e dagli altri amministratori), indicata proprio in funzione della riapertura (area solamente da recintare per isolarla dal porto, ma anche con un accesso a disposizione esclusiva degli operatori portuali), ma accanto alla via Aurelia per poter soddisfare le esigenze dell’utenza, su progetto dell’allora Segretario Generale ing. Ievolella (scomparso recentemente), già ingegnere capo dell’Autority. Ci sono voluti 15 anni per demolire un progetto e una realtà che aveva operato, con i volontari e gratuitamente, dal 1 febbraio 1998 al 31 dicembre 2005, quanto le esigenze di ampliamento delle strutture portuali aveva provocato la chiusura e lo smontaggio della camera iperbarica, ripristinata nell’attuale area nel 2009 per essere pronta, nel novembre 2010, ad essere riaperta. Nel frattempo la ASL RMF, la Regione Lazio, la stessa Autorità Portuale avevano progettato, spendendo anche soldi pubblici, la realizzazione di un Polo di eccellenza di medicina del mare e un Port Hospital all’interno del quale sarebbe stata inserita la camera iperbarica e un Centro di primo soccorso ospedaliero. Il progetto della camera iperbarica nacque nella nostra Associazione nel 1997, dopo che, per 4 anni (dal 1993 al 1997) avevamo salvato in mare oltre 2000 persone, con il servizio dei volontari bagnini sulle spiagge libere e dei sommozzatori, nel litorale che andava dal castello di Santa Severa
a Tarquinia. L’Associazione ordinò, alla Sistemi Iperbarici, la camera con i primi contributi volontari ottenuti dal Comune di Tarquinia, dall’Autorità Portuale, dalla Banca Nazionale del Lavoro, dal Comune di Civitavecchia e dal Credito Italiano pari a poco più di 138 milioni di lire. Il Segretario Generale dell’epoca, Gianni Moscherini e il Presidente Francesco Nerli, decisero di completare i finanziamenti necessari e, quindi, di far diventare l’Autorità Portuale di Civitavecchia, proprietaria dell’intera struttura, recuperando le spese necessarie dai diversi cantieri aperti (in quel periodo) per la realizzazione delle opere di ristrutturazione delle banchine. Nel 2008, l’Autorità Portuale, l’Associazione Francesco Forno, la Croce Rossa Italiana, i promotori del Port Hospital ed Comune di Civitavecchia, firmarono un protocollo d’intesa attraverso il quale la camera iperbarica sarebbe stata inserita nel Port Hospital e sarebbe stata gestita dalla Croce Rossa Italiana, mantenendo l’insegna e il nome di Francesco Forno. Quando nel gennaio 2010, era stato completato il trasferimento ed il montaggio dell’intera struttura, nell’area in cui oggi si trova ancora, la Croce Rossa Italiana comunicò la sua indisponibilità a gestire la camera iperbarica. Il presidente Ciani, chiese, quindi, alla nostra Associazione se eravamo ancora interessati alla gestione della struttura. Noi rispondemmo positivamente purchè l’Autority
procedesse agli adeguamenti richiesti dalla Unione Europea ed effettuasse la ristrutturazione ed ampliamento del fabbricato sulla base di una nuova normativa della Regione Lazio, alla quale nel novembre dello stesso anno fu presentata la richiesta di Autorizzazione all’esercizio. La pratica, presso la Regione Lazio e presso il comune di Civitavecchia, scomparve fino all’aprile 2012, allorché il terzo servizio della trasmissione “Striscia la Notizia” e l’immediato intervento della Polmare, riportò alla luce la pratica, conclusa negativamente dalla Regione Lazio, nel novembre dello stesso anno con due motivazioni inesistenti. Nel 2015 e 2016, con Pasqualino Monti, prima presidente e poi Commissario, l’Associazione riprese i contatti con l’Autority (ufficio legale e demanio), la Regione Lazio e l’ASL RMF giungendo quasi ad un accordo per la riapertura immediata e la emissione, nel gennaio del 2017, di un bando pubblico per la gestione della struttura iperbarica. La nomina a presidente dell’avv. Francesco Maria di Majo, interessato della problematica sospesa nel novembre 2016 mediante una comunicazione via pec, ha portato al silenzio assoluto, malgrado un sollecito ad ottobre 2018 ed un incontro, nel novembre 2017, presso l’ufficio del Sindaco di Civitavecchia Cozzolino al quale è seguito il nulla, malgrado il Consiglio Comunale di Civitavecchia abbia approvato alla unanimità, lo scorso anno un ordine del giorno per la riapertura della camera iperbarica.
E’ bene ricordare che con la ossigenoterapia iperbarica si curano ben 15 patologie:
1. embolia gassosa ed arteriosa
2. intossicazione da monossido di carbonio
3. gangrena gassosa da clostridi
4. infezione da flora batterica mista
5. gangrena umida delle estremità in diabetici
6. sindrome da schiacciamento
7. radionecrosi tissutale
8. sordità improvvisa
9. osteomielite
10. trapianti e lesioni chirurgiche a rischio
11. insufficienze vascolari
12. fratture a rischio di scarso consolidamento
13. algodistrofie post traumatiche e necrosi asettica
14. patologie retiniche
15. ferite infette da flora batterica mista.
Ritengo, corretto, ai fini informativi, rappresentare che sulla problematica della mancata riapertura della camera iperbarica, sono stati interessati, via mail, i vice presidenti del consiglio Matteo Salvini e Luigi di Maio, il ministro delle infrastrutture Toninelli, i rispettivi sottosegretari e, nello scorso gennaio, anche il Presidente della Repubblica Mattarella.