Proroga dello stato d’emergenza a ottobre: nel 2020 crociere addio

Alzi la mano chi vorrebbe visitare da turista un paese in stato d'emergenza. La risposta è scontata: nessuno. Chi rimpolperà i fatturati, già di per se piccoli piccoli, degli esercizi commerciali che con il traffico delle crociere ci campavano? E chi penserà alle centinaia e centinaia di accompagnatori turistici e guide che con l'arrivo dei turisti avevano un lavoro a prestazione ma costante nel tempo?

678

Alzi la mano chi vorrebbe visitare da turista un paese in stato d’emergenza. La risposta è scontata: nessuno. A maggior ragione se questo paese, che è l’Italia, si muove in un contesto UE in cui competitor come la Spagna e la Francia, per fare due esempi, lo stato d’emergenza l’hanno abbandonato da settimane, se non da mesi. In Italia invece il Governo Conte, con dati clamorosamente meno preoccupanti ha prorogato l’emergenza e di fatto anche la crisi, a cominciare da quella del turismo, che si riverbererà in modo drammatico in contesti come quello di Civitavecchia e comprensorio per il resto dell’anno e anche per tutto il 2021. “Il porto di Civitavecchia ha necessità di ripartire con il traffico crocieristico, interrotto ormai da quasi cinque mesi a causa dell’emergenza da covid-19”. Lo aveva detto qualche giorno fa il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Francesco Maria di Majo. Non proprio un sovranista nato, vicino più che altro alla linea Pd. Ma l’appello del numero uno di Molo Vespucci adesso rischia di diventare un grido d’allarme che non ha ascoltato nessuno, tanto meno dalle parti del Ministero delle Infrastrutture. Come farà lo scalo marittimo e tutto quello che ne consegue ad andare avanti fino all’autunno? Chi rimpolperà i fatturati, già di per se piccoli piccoli, degli esercizi commerciali che con il traffico delle crociere ci campavano? E chi penserà alle centinaia e centinaia di accompagnatori turistici e guide che con l’arrivo dei turisti avevano un lavoro a prestazione ma costante nel tempo? Tutte domande che attendono una risposta da chi ieri ha certificato un’emergenza che (ad oggi) non esiste.