Porto in crisi, anche i sindacati all’attacco dell’Adsp: “I vertici rinchiusi in una torre d’avorio”

Dura presa di posizione di Filt Cigl, Ugl, Ultratrasporti e Usb. "Di Majo prende decisioni, non condivise con il cluster portuale e a nostro avviso non nell’interesse della comunità che dovrebbe rappresentare"

La sede dell'Authority

“Once upon a time. C’era una volta il porto di Civitavecchia, potrebbe essere l’apertura di un qualsiasi racconto di fantasia, invece è la dura realtà che stiamo vivendo. L’orgogliosa comunità portuale di Civitavecchia, ha superato guerre e crisi economiche e non ha paura di affrontare le difficoltà, prova ne è l’aver garantito la funzionalità del porto durante la fase acuta della pandemia da coronavirus. Il porto di Civitavecchia, sta vivendo una stagione di grandi criticità, più volte nell’arco degli ultimi anni, abbiamo lamentato una scarsa incidenza del trasporto merci, pochi container e calo costante delle merci alla rinfusa. La poco lungimirante scelta di trasformare il porto di Roma in un hub a quasi esclusiva vocazione turistica, senza immaginare il giusto equilibrio dei traffici, attuato in tutti i porti importanti del paese, ha creato delle limitazioni allo sviluppo e all’occupazione. Un porto per sua natura, dovrebbe ricevere diverse tipologie merceologiche, in modo da poter assorbire crisi di settore ed avere una certa dinamicità di reazione, a maggior ragione Civitavecchia, che potrebbe essere utilizzato per la logistica integrata a servizio della di Roma, secondo mercato di consumo del paese. Fatta questa doverosa premessa, è necessario, entrare nel merito delle grosse responsabilità ascrivibili alla gestione dei vertici dell’Adsp, che da ormai troppo tempo si è rinchiusa in una torre d’avorio da dove prende decisioni, non condivise con il cluster portuale e a nostro avviso non nell’interesse della comunità che dovrebbe rappresentare. Emblematico di questa distanza è il comportamento del presidente Francesco Maria Di Majo ormai assente da due mesi da Civitavecchia, anche se, lavora alacremente da remoto, a conferma di ciò, nell’ultimo organismo di partenariato (assente dall’ordine del giorno la crisi del porto) abbiamo ricevuto l’elenco di tutte le conference call degli ultimi due mesi. Tra le tante conference fatte, qualcuno si è dimenticato di suggerire un passaggio con le organizzazioni sindacale che da 40 giorni stanno gestendo le procedure per il ricorso agli ammortizzatori sociali, con l’80% dei lavoratori del porto ad oggi in cigo covid-19. Avere contezza degli aspetti sociali non dovrebbe rientrare nelle competenze di un’autorità di sistema portuale? Una crisi di questa portata necessità di strategie ad impatto rapido, decisioni dinamiche ed efficaci che vadano a ridare fiducia all’ambiente e ad attirare traffici che ad oggi girano al largo del porto ed invece ci sentiamo ripetere sempre le stesse ipotesi di lavoro, condivisibili, ma di lunga prospettiva…..e la nave affonda. La ciliegina sulla torta la stiamo vivendo con le società di interesse economico generale, notizia già trattata dalla stampa locale negli ultimi giorni, dove con pilatesco comportamento, si intende scaricare il mancato introito derivante dal calo dei passeggeri sulle spalle dei lavoratori, perché questo significa tagliare le risorse a società concessionarie che svolgono servizi essenziali per il porto, forzando così ristrutturazioni aziendali di forte impatto sociale. A questo punto possiamo dire di averle tentate tutte, ci resta l’ultima possibilità, ovvero far ragionare i vertici dell’Adsp, ricompattare il cluster portuale e con poche ma giuste e condivise scelte rilanciare il nostro amato porto, se ciò non dovesse avvenire, rimane facile prevedere un’estate molto calda, oltretutto aggravata dalla difficile situazione che stiamo vivendo”. Lo dichiarano in una nota Filt Cigl, Ugl, Ultratrasporti e Usb.