Pincio, luminarie e rimpasti: non è tutto oro quel che riluce

A piazzale Guglielmotti si profila un nuovo rimpasto, con il ritorno di Fratelli d'Italia in giunta. O così o si andrebbe a casa

Il sindaco Ernesto Tedesco, che li ha voluti con determinazione, va giustamente orgoglioso degli addobbi che da qualche settimana abbelliscono il Natale di Civitavecchia. Il grande albero a corso Centocelle, i trenini brillanti, le stelle e i tappeti luminosi sospesi lungo le principali vie, le immagini artistiche sui monumenti più importanti. Purtroppo per lui, e soprattutto per la città, però, non è tutto oro quel che riluce. Anzi.

Sotto l’albero, infatti, il sindaco si trova nel ruolo di notaio – lui che di professione è avvocato – dell’ennesimo rimpasto della sua travagliata giunta. Se sia il quinto o il sesto della serie è difficile da ricordare, vista la frequenza delle sostituzioni in questi tre anni e mezzo di consiliatura. Un record sicuramente per Palazzo del Pincio e probabilmente anche uno degli esecutivi più “rimaneggiati” nel panorama dei comuni italiani.

A imporre, da Roma, l’ennesimo valzer delle poltrone ai sempre più permeabili partiti del centrodestra civitavecchiese, l’imminenza delle elezioni regionali del prossimo 12 febbraio. Presentarsi alle urne con Lega e FI al governo di una delle più importanti città del Lazio e Fratelli d’Italia, forza trainante dell’alleanza, all’opposizione sarebbe stato piuttosto imbarazzante. E allora ecco riaprirsi le porte girevoli del Pincio per accogliere, pare, alcuni meloniani maltrattati in fasi diverse dell’avventura amministrativa cominciata nel 2019 e accompagnare all’uscita un paio di assessori del resto traballanti fin dal loro insediamento. Il tutto, ovviamente, senza preoccuparsi di competenze, lavoro svolto, coerenza e altri concetti non di moda nella politica attuale.

E Tedesco? Come si accennava, sembra pronto a subire qualunque ingerenza capitolina, limitandosi a firmare e revocare incarichi. Non uno scatto d’orgoglio in questi anni, una minaccia di dimissioni (almeno pubblica), una presa di distanza da logiche spartitorie, un veto (se c’è stato, non si è venuto a sapere) verso qualche personaggio della sua squadra che proprio non gli va giù. C’è chi giura ce ne sia più di uno, ma si guarda bene dal metterlo in discussione, dal chiederne, pretenderne anzi, la testa dai dominanti partiti romani che continuano a fare il bello e cattivo tempo, infischiandosene dei destini di una città afflitta più di altre da disoccupazione, povertà, questioni ambientali, sviluppo impantanato.

Già, perché mentre dalla Capitale, con la complicità del Pincio, si divertono a giocare alla “tombola” degli assessori, estraendo ora questo ora quello, l’amministrazione fin dal suo inizio non ha certo brillato per il proprio operato. I grandi progetti (Marina Yachting, Terme, Outlet grandi firme a Fiumaretta) sono ancora fermi al palo; altri, come il restauro del Fattori, sono in forte ritardo. Il no al gas è più un merito della città intera che non della sola azione del Pincio, mentre per biodigestore e itticoltura, due progetti invisi alla maggioranza dei cittadini, portati avanti dalla giunta regionale di centrosinistra ma con opposizione non sempre convincente della giunta locale, le partite sono ancora tutte aperte. Senza contare Csp, in crisi perenne e che continua a dissanguare le casse del Comune. Solo per citare i temi più importanti.

Non bastano il ritorno della Statua del Bacio e l’allestimento di ricchi e colorati addobbi a far giudicare positivo l’operato di un sindaco. Dopo le feste le luci si spegneranno e i problemi di Civitavecchia torneranno in tutta la loro drammaticità. Tedesco, ammesso che la sua amministrazione resista alle continue intemperie, avrà un anno e mezzo per affrontarli finalmente e cercare di risolverne qualcuno. In caso contrario verrà ricordato come il sindaco dei rimpasti. Peraltro decisi da altri. Da uno dei professionisti più stimati della città francamente ci si sarebbe aspettati (ci si aspetterebbe) di più.

Andrea Benedetti Michelangeli