Omicidio Vannini: l’attesa è finita. Oggi la sentenza della Cassazione

E’ il giorno in cui i giudici della Suprema Corte di Cassazione emetteranno la sentenza definitiva

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Venerdì 7 di febbraio. E’ il giorno in cui i giudici della Suprema Corte di Cassazione emetteranno la sentenza definitiva. Una grande attesa per uno dei casi più controversi, discussi e che generato polemiche negli ultimi anni. Perciò è doveroso fare un passo indietro e ripercorrere le tappe della vicenda processuale. 18 aprile 2018. La Corte d’assise in primo grado, presieduta dai giudici Anna Argento e Sandro Di Lorenzo, condannano a 14 anni il capofamiglia, Antonio Ciontoli, per omicidio volontario con dolo eventuale. A 3 anni invece condannati per omicidio colposo la moglie, Maria Pezzillo e i figli, Martina, la fidanzata di Marco, e il fratello Federico. Assolta dall’accusa di omissione di soccorso Viola Giorgini, fidanzata di Federico Ciontoli. Una sentenza che scatena le ire dei genitori di Marco. “Vergogna Italia! – grida in lacrime Marina Conte, la madre – non voterò più e straccerò le tessere elettorali. Mi hanno ammazzato un figlio di 20 anni e non l’hanno soccorso in tempo: Marco poteva salvarsi ma loro non hanno fatto che inventare una bugia dopo l’altra. Com’è possibile che le condanne siano state persino ridotte? Questa sentenza non è stata pronunciata nel nome del popolo italiano, non certo del mio”. Accade anche peggio il 29 gennaio 2019. La Corte d’assise d’appello, presieduta da Andrea Calabria e Giancarlo De Cataldo riducono la pena ad Antonio Ciontoli da 14 a 5 anni. Non solo. Derubricano anche il reato in omicidio colposo. Confermate le condanne per il resto della famiglia a 3 anni. Anche in questo caso le reazioni dei Vannini non si fanno attendere e le parole del giudice Calabria nei confronti di mamma Marina (“se volete fare una passeggiata a Perugia, ditelo…) fanno il giro del web e vengono criticate anche dai vari ministri. Ed ora la Cassazione dovrà porre la parola fine ad un omicidio pieno di misteri e indagini approssimative dei carabinieri, oppure rimandare tutto in Appello. Il 17 maggio 2015 Marco Vannini è a casa della fidanzata, nella villetta dei Ciontoli in via De Gasperi, a Ladispoli. Secondo la ricostruzione degli investigatori e secondo quanto raccontato dai Ciontoli, Marco si sta facendo una doccia nella vasca da bagno. Quando il padre della fidanzata entra e ha prende la pistola Calibro 9 dal marsupio sparandogli. “L’arma mi è scivolata e involontariamente ho premuto il grilletto”, è stata la prima versione di Ciontoli fornita al pm di Civitavecchia, Alessandra D’Amore. “Ho premuto il grilletto volontariamente ma pensavo che la pistola fosse scarica”, è la seconda versione del sottoufficiale della Marina. Nessuno dei presenti in casa ha dichiarato di essersi accorto dello sparo. Nessuno ha contattato i soccorsi in tempo. Chiamate al 118 sono anche partite da quella maledetta casa ma poi sono state persino annullate. All’arrivo dei sanitari nessuno ha riferito che il ragazzo fosse stato colpito con una pistola. Persino all’arrivo del pit Ciontoli si è presentato come carabiniere cercando di convincere il medico a non mettere nero su bianco l’accaduto. Bugie e omissioni che sono costate la vita ad un giovane di belle speranze. Oggi, si spera, sarà fatta chiarezza sulla vicenda.