Omicidio Vannini, gli avvocati Miroli e Messina contro Salvini

"Purtroppo siamo di nuovo amaramente costretti a prendere atto di come il Ministro Salvini preferisca etichettare le sentenze dei Giudici ed il diritto dei cittadini di ricorrere anche alla Suprema Corte di Cassazione come una vergogna"

“Restiamo meravigliati nel constatare come la ricerca del consenso popolare possa in qualche modo offuscare la caratura istituzionale di un Ministro della Repubblica” comincia cosi il comunicato diramato da parte degli avvocati Messina e Miroli, difensori della famiglia Ciontoli, contro il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, il quale aveva espresso vergogna  non solo per le sentenze d’appello relative ai componenti della famiglia Maria Pezzillo, Federico e Martina Ciontoli, ma anche per la sentenza, pronunciata in corte d’appello che condanna a cinque anni Antonio Ciontoli per omicidio colposo. “Purtroppo siamo di nuovo amaramente costretti a prendere atto di come il Ministro Salvini preferisca etichettare le sentenze dei Giudici ed il diritto dei cittadini di ricorrere anche alla Suprema Corte di Cassazione come una vergogna, dimostrando, ancora una volta, una pervicacia unica nell’infrangere quell’antico (e non ancora abolito) principio della divisione dei poteri insito in ogni stato di diritto, al quale, evidentemente, il personaggio fatica ad abituarsi – dichiarano gli avvocati – Lungi dal ritenere che l’obiettivo del pop(u)lare Ministro sia stato quello di emergere nell’attuale agone politico, vogliamo, tuttavia, ricordargli, senza alcuna vena polemica, come l’ordinamento giudiziario, in quanto tale, non può ridursi ad assecondare i desiderata della cosiddetta opinione pubblica imperante in un dato momento storico, ma deve porsi quale strumento supremo di garanzia della tutela dei diritti e caposaldo del nostro ordinamento giuridico, con il compito esclusivo della fedele applicazione della legge. Facciamo, inoltre, sommessamente presente che nella nostra Carta fondante è sancito, in più punti, il diritto irrinunciabile alla difesa giurisdizionale dei diritti all’interno di un processo equo, dinnanzi ad un giudice terzo ed imparziale, nel contraddittorio delle parti; lo stesso diritto che, giustamente, vanta un autorevole membro del suo partito,attualmente sottoposto ad indagini, per il quale, al contrario, abbiamo notato da parte dello stesso Ministro un solerte, quanto granitico garantismo, che ci fa ben sperare per il futuro. Auspichiamo, quindi, che ulteriori uscite pubbliche non siano dettate esclusivamente dalla smania di emergere, quanto, piuttosto, dalla volontà di esprimere autorevoli considerazioni e lucide valutazioni, magari degne della carica istituzionale ricoperta”.