“Musica fuori controllo, l’estate riporta l’inquinamento acustico sotto i riflettori”

"Numerose sono le segnalazioni che ci sono arrivate in questi ultimi giorni, raccontando storie di cittadini esasperati. Alcuni stanno spendendo soldi per insonorizzare le loro camere da letto, altri sono costretti a lasciare le loro abitazioni nei mesi estivi perché la situazione è diventata insostenibile", lo afferma Ladispoli Attiva

Riceviamo e pubblichiamo. L’estate è iniziata e, come ogni anno, il problema dell’inquinamento acustico torna a essere al centro delle preoccupazioni per molti cittadini di Ladispoli, che subiscono gravi disagi, soprattutto nelle ore notturne. Questi disturbi compromettono la loro tranquillità, il lavoro, lo studio, la salute e, in alcuni casi, provocano veri e propri malesseri fisici. Le fonti del disturbo sono – soprattutto – i locali che organizzano intrattenimenti musicali.

Numerose sono le segnalazioni che ci sono arrivate in questi ultimi giorni, raccontando storie di cittadini esasperati. Alcuni stanno spendendo soldi per insonorizzare le loro camere da letto, altri sono costretti a lasciare le loro abitazioni nei mesi estivi perché la situazione è diventata insostenibile. Altri ancora passano le notti a telefonare alle forze dell’ordine per chiedere di abbassare la musica assordante, e alcuni si sono persino ammalati (perché d’inquinamento acustico ci si può ammalare).

Come Ladispoli Attiva, non siamo contro gli esercenti che organizzano serate ed eventi. Ladispoli è una città a vocazione turistica, e l’intrattenimento è parte della sua offerta. Tuttavia, è fondamentale che tali eventi rispettino le leggi sulle emissioni sonore, che prevedono limiti di decibel e di durata delle emissioni. Il problema, come abbiamo già evidenziato più volte in consiglio comunale, è che attualmente la polizia municipale e le altre forze dell’ordine non possono intervenire nella rilevazioni dei limiti di decibel emessi. L’unico ente autorizzato è l’Arpa Lazio, che però non può intervenire in tempo reale, ma solo settimane o mesi dopo la presunta infrazione.

Per questo motivo, abbiamo chiesto all’amministrazione comunale di dotare la polizia municipale di fonometri, in accordo con Arpa Lazio, seguendo l’esempio di altre città italiane; o di creare, come fatto il Comune di Torino, una rete di monitoraggio delle emissioni sonore nelle zone sensibili della città. Questa rete dovrebbe rilevare le emissioni sonore 24 ore su 24 e collegarle alla stazione della polizia locale. Abbiamo inoltre chiesto di rettificare l’ordinanza comunale sull’inquinamento acustico, eliminando ogni tipo di deroga e stabilendo limiti orari precisi per la diffusione sonora: da ottobre a maggio, dal lunedì alla domenica, non oltre le ore 24:00; da giugno a settembre, nei giorni da domenica a giovedì non oltre le ore 24:00; e nei giorni di venerdì, sabato e prefestivi non oltre le ore 1:00.

Esistono – quindi – soluzioni per rispondere ai cittadini che si sentono soli e abbandonati con questo problema. L’amministrazione comunale ha l’obbligo di fornire risposte concrete. Non si può permettere che un’altra estate passi senza interventi. Anche perché la recente sentenza della Corte di Cassazione n. 14209 del 23/05/2023 ha condannato il comune di Brescia per mancata vigilanza sul rispetto delle immissioni acustiche entro la soglia di tollerabilità. Questa sentenza riconosce per la prima volta la responsabilità diretta del comune per i danni provocati dalla movida ai residenti di un quartiere. In quest’ottica, se i cittadini si unissero in una class action contro il comune, l’ente rischierebbe di dover pagare anche i danni a queste persone. Ladispoli Attiva.