Blocco totale della città. Il livello della protesta che coinvolge sia il comparto dei metalmeccanici, nell’ambito della vertenza di Tvn, sia i lavoratori portuali, si è alzato fino a prospettare mobilitazioni e iniziative di lotta che potrebbero portare alla paralisi della città, se non arriveranno le risposte auspicate. Questo almeno quanto paventato stamattina nel corso della conferenza stampa, svoltasi presso la sede dell’Autorità Portuale, dove hanno fatto il punto sulle vertenze aperte Alessandro Borgioni, segretario territoriale della Filt Cgil, Giuseppe Casafina, segretario territoriale della Fiom Cgil Roma Nord-Viterbo ed Enrico Luciani, presidente della Compagnia Portuale. Nutrita anche la rappresentanza delle imprese portuali e dei lavoratori. “Se il mese prossimo — ha detto Luciani — non saremo in condizione di poter pagare gli stipendi, lo stipendio qui non lo prenderà nessuno, perché chiederemo ai sindacati di bloccare porto e città”. Il quadro tratteggiato è quanto mai articolato e necessita di risposte complesse, risposte che non possono esaurirsi (si è detto) in semplici dichiarazioni di intenti da parte delle istituzioni, delle quali si è chiesto un intervento chiaro, serio, convinto. In realtà le semplici dichiarazioni di intenti non se le può più permettere nessuno. Ma andiamo con ordine. L’analisi della drammatica situazione si svolge sui due fronti energetico e portuale. Sul primo sindacati e Compagnia portuale contestano “l’inaffidabilità di Enel — ha dichiarato Luciani — che di fatto dall’oggi al domani ha cambiato la propria strategia dal carbone al gas, con la conseguenza che noi abbiamo perso un milione di euro di fatturato per lo scarico del carbone, senza che fossimo minimamente preparati a gestire questa situazione”. Il che non vuol dire, né per la Cpc né per le organizzazioni sindacali, che si debba continuare a bruciare carbone. “Questo cambiamento di strategia dal punto di vista energetico — ha aggiunto Borgioni — si svilupperà nel corso di anni, ma ciò deve avvenire a costo zero per i lavoratori. Non è ipotizzabile la perdita di centinaia di posti di lavoro”. Posti che, come noto, si stanno già perdendo nel comparto dei metalmeccanici, dove sono oltre venti le persone che sono state licenziate o che non hanno visto il rinnovo dei contratti a tempo determinato. “Il progetto della riconversione a gas — ha aggiunto Casafina — non è sufficiente, bisogna che si inizi a riflettere su progetti da affiancare”. Qualcosa che nell’opinione di tutti i presenti non può essere il fotovoltaico, per molteplici ragioni, prima tra tutte l’estensione territoriale del comune di Civitavecchia. Sull’altro fronte, quello portuale, i problemi non sono legati solo alla perdita dei contratti per la movimentazione del carbone. La crisi è profonda, generale, endemica. Borgioni parla apertamente di un “porto fermo, bloccato da un sistema decisionale che non funziona, un porto in cui da tempo ormai non si fa altro che rinviare il momento in cui si dovranno affrontare una serie di decisioni. Non ci sono le merci — ha aggiunto — e in più mancano decisioni, e anche un modello di promozione di questo scalo”. Crisi nera, dunque, nei due settori sui quali suo malgrado e a costo di sacrifici enormi in termini di ambiente e salute la città si è costruita la sua identità. Le possibili risposte da parte dei soggetti intervenuti stamattina sono unitarie, sia rispetto alla strada che realisticamente si potrebbe imboccare, sia rispetto ai pericoli che continuano ad addensarsi all’orizzonte. “Enel deve realizzare la darsena energetica e grandi masse — ha detto Luciani — e accanto, in quella che è la sua sede naturale, un bacino di carenaggio”. La richiesta non è peregrina, e se ne parla da decenni. Inoltre la Compagnia Porto Civitavecchia, titolare della concessione per la realizzazione della darsena energetica e grandi masse, è controllata per il 65% da Itinera del Gruppo Gavio, ed è partecipata al 10% da Sodeco e al 25% da Enel. “Le istituzioni però — ha aggiunto ancora il presidente della Cpc — ci devono far capire da che parte stanno, a partire dal Comune. Posso riferire in via ufficiosa che la Regione Lazio è d’accordo per l’avvio di una fase strategia di rilancio del comparto nord, che passi attraverso la realizzazione dei collegamenti lungo la tratta Viterbo-Orte e il completamento del piano regolatore portuale. Ma è chiaro che lo Stato ci deve affiancare perché queste sono decisioni strategiche e non localistiche, altrimenti invece dei progetti alternativi di cui stiamo parlando potremmo ritrovarci con un centro di trasferenza dei rifiuti e un inceneritore”. E già. Peccato però che i pericoli su questo fronte potrebbero venire proprio dalla Regione, visto che è la Regione che ha deliberato il conferimento dei rifiuti di Roma nel comprensorio. Un passo che non va certo nella giusta direzione quanto a considerazione dei comuni dell’area metropolitana di Roma, proprio rispetto agli stessi discorsi fatti stamattina. Allo stesso modo, se è giusta la richiesta di coinvolgimento dei massimi vertici istituzionali, compreso il Mise, anche chi è in campo in prima linea in questo momento dovrebbe forse chiedersi come mai questa colossale vertenza resta in mano ai soli sindacati territoriali — e nemmeno tutti — che evidentemente fanno quello che possono. Del resto si chiede una presa di posizione alla nuova amministrazione, che si è insediata praticamente da qualche giorno, ma forse prima ancora bisognerebbe capire che cosa pensano i rappresentanti di tutte le forze politiche che siedono in consiglio e dal cui confronto dovrebbe scaturire una visione progettuale nell’interesse della città. Così dovrebbero andare le cose, anche se così non vanno. Tra le istituzioni poi si attendono chiaramente risposte anche dall’Autorità Portuale, per le quali si guarda al prossimo 23 luglio, nell’ambito del tavolo di partenariato. Per il 24 luglio, giornata di sciopero generale dei trasporti, sono invece previste le mobilitazioni unitarie a cui stanno lavorando le organizzazioni sindacali. “Cercheremo di caratterizzare questa giornata a livello locale — ha detto Borgioni — utilizzandola come spunto per mettere in evidenza tutto ciò di cui abbiamo parlato e per far capire che veramente non ce la facciamo più”.