Manca il numero legale, le pistole alla Polizia locale sono un miraggio e D’Amico sbotta: “Codardi”

"Qualcuno si comporta come un codardo, invece di venire in consiglio comunale a spiegare le sue ragioni, mettendoci la faccia", ha tuonato il promotore della delibera

Salta per la terza volta il numero legale quando si tratta di discutere e votare sul regolamento che determina la dotazione delle pistole agli agenti della Polizia locale. Su tutte le furie il consigliere comunale della Lista Tedesco Alessandro D’Amico, il promotore della proposta, sulla quale ci lavora da un paio di anni. “Qualcuno si comporta come un codardo, invece di venire in consiglio comunale a spiegare le sue ragioni, mettendoci la faccia”. In 5 non erano presenti al momento della riapertura della seduta, dopo la cerimonia dedicata ad Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, oggi cittadino onorario di Civitavecchia. I meloniani Emanuela Mari e Raffaele Cacciapuoti, entrambi assenti e dell’indipendente Stefano D’Angelo, che però aveva già dichiarato che avrebbe votato contro, di Barbara La Rosa, dello stesso gruppo consiliare di D’Amico e dell’esponente del gruppo misto Matteo Iacomelli, andato via per “impegni improrogabili”. Secondo quel regolamento gli agenti di Polizia locale sarebbero dotati di una pistola a caricamento semi automatico, calibro 9×21 o calibro 9 corto, sia per il personale maschile che per il femminile.