Le Olimpiadi si tingono di civitavecchiesità e nel padel sogno mondiale per i fratelli Sargolini

Giampiero Romiti traccia un bilancio dei prossimi impegni sul palcoscenico internazionale dei talenti locali

CI SIAMO, è tempo di Olimpiadi. Momenti di intensa emozione. Sensazioni vibranti. Ricordi di un passato mai tramontato. Un presente che rimette Civitavecchia al centro dell’attenzione universale grazie alla partecipazione dei suoi “figli” dei giorni nostri, degnissimi epigoni (ma non manca chi ha vissuto quest’esperienza già altre volte –ndr -) dei favolosi protagonisti di precedenti edizioni della straordinaria kermesse a cinque cerchi. Quel passato che non tramonta, come ricordato in apertura, si chiama Vittorio Tamagnini, pugile stellare ribattezzato “L’uragano di Amsterdam” per aver conquistato nella capitale olandese l’oro nella categoria dei “gallo” nell’edizione del 1928. S’illumina poi d’immenso, sempre nella noble art, con la partecipazione di Franco Scisciani nel 1956 a Melbourne dove fu al centro di un’ accesa polemica per il verdetto a lui contrario dopo il match dominato con lo statunitense Torres; e con Giulio Saraudi, medaglia di bronzo nel 1960 a Roma nella categoria spadroneggiata da quel Cassius Clay, capace di incantare per le sue doti semplicemente superlative. Infiamma la scena pallanuotistica nel 1976 ad Atlanta con l’argento del “settebello”, reso bellissimo da Roldano Simeoni e Marcello Del Duca; quindi nel 1996, di nuovo nella città americana della Georgia, con il bronzo di Roberto e Alessandro Calcaterra. Senza infine dimenticare il grandissimo Oscar Barletta, tecnico di atletica leggera cinque stelle extra lusso, la cui perfetta guida ha permesso alla sua pupilla Roberta Brunet, ancora ai Giochi di Atlanta del ’96, di salire sul terzo gradino del podio riservato alle protagoniste dei 5000 metri. Storia stupenda. Storia che non ingiallisce le pagine del libro della memoria. Storia più che mai attuale e che riporta oggi la nostra città sulla vetta del mondo grazie a Giancarlo Peris, tedoforo allora diciannovenne della rassegna capitolina del 1960, finito in prima pagina dell’autorevolissimo quotidiano sportivo francese L’Equipe. Ed ora ? La tradizione continua. Fulgida. A Tokio sfavillerà di luce propria la civitavecchiesità del meraviglioso Mattia Camboni, che del windsurf è stella di prima grandezza e che, in un’intervista rilasciata prima di imbarcarsi sull’aereo che l’ha portato in Giappone, con un sorriso illuminante non ha nascosto l’ambizione di puntare ad un medaglia: evviva la sicurezza e la determinazione che mettono in fuga la sciocca scaramanzia da quattro soldi e ingigantiscono la statura di questo meraviglioso prodotto della Lega Navale. C’è poi Marco Del Lungo, “berretto rosso” campione del mondo, pedina fondamentale dello scacchiere waterpolistico di Alessandro Campagna, più che mai intenzionato a farsi baciare dall’immensità del Sol Levante. Accanto a lui Giovanni Melchiorri, fisiatra d’immenso valore, parte integrante e determinante del team azzurro, che nello specifico settore della pallanuoto vanta tre ori olimpici (Londra 1948, Roma 1960, Barcellona 1992), due argenti (Montreal 1976, Londra 2012) e tre bronzi (Helsinki 1952, Atlanta 1996, Rio de Janeiro 2016). Civitavecchiese “naturalizzato” financo ed essenzialmente il fenomenale ginnasta Marco Lodadio, che, forgiato dal tecnico Gigi Rocchini, ha trovato la sua smisurata dimensione con l’As Gin, splendida splendente società ormai diventata un’italica eccellenza grazie pure alle mirabolanti evoluzioni della squadra femminile. Lodadio si cimenterà agli anelli e darà il meglio di sè per rinverdire le gesta dell’immenso Jury Chechi. E per concludere, una citazione particolare la merita la fiositerapista e terapista manuale della nazionale italiana di scherma (che di medaglie ha fatto incetta in tutte le edizioni olimpiche), Federica Balbi. Sport fortissimamente sport dunque. E Civitavecchia non può non andare fiera dei suoi fortissimi atleti, i quali – e a livello individuale e di squadra – hanno la forza e la strabiliante capacità (tecnica) di sfornare prodigiose performances. Il pugile Marsili continua a primeggiare sul “quadrato” con l’autorevolezza e le stimmate del campione di razza; il sestetto femminile di pallavolo è salito di categoria sigillando una stagione travolgente; il “setterosa” di Daniele Lisi, dopo aver terminato la regular season della B al primo posto assoluto irresistibilmente imbattuto, ha finito col botto nei play off determinanti per la conquista della serie A2. E, ciliegina sulla squisitissima torta, nella specialità che calza ormai gli stivali delle sette leghe e va sempre più imponendosi per la sua travolgente spettacolarità che strega migliaia e migliaia di praticanti (amatori e professionisti a tutto tondo impegnati nelle categorie riservate rispettivamente ad allievi, juniores e assoluti) , ebbene anche in questa non si sono fatti attendere gli acuti e la strabiliante padronanza dei fondamentali con la “F” maiuscola di due giovanissimi atleti. Si tratta dei fratelli Matteo e Lorenzo Sargolini, da annoverare senza tema di smentita nella ristretta cerchia delle più brillanti promesse del padel ovvero del succitato sport di derivazione tennistica, esercitato a coppie. Matteo e Lorenzo dei predestinati ? Si direbbe proprio. Vero è che nello sport procedere con i piedi di piombo non guasta, ma quando si centra un obiettivo luminosissimo come un Master Nazionale Juniores, allora arricchire una prestazione doc con la cornice dell’esaltazione è possibile. E’ accaduto al Boda Padel Club di Roma che i Sargolini’s brothers hanno dapprima sconfitto la coppia della Canottieri Aniene , Farabbi-Fainbinda col punteggio di 6-3, 6-4 e nella finale, assai tirata e ricca di colpi di scena mozzafiato, al cospetto dei fortissimi liguri di Imperia Giammusso-Giovannini, il duo dell’88 Accademy si è imposto al tie break (6-4, 3-6, 10-7) alzando al cielo il prestigioso ed ambito trofeo . Felici il coach Matteo Massarelli e il direttore tecnico del club di via Maratona, Marco Sargolini. Il quale, in particolare, non ha mancato di elogiare gli insegnanti Marco Memmoli, Lorenzo Ruggieri e il preparatore atletico Flavio Amodeo. Un team, quello suindicato, altamente qualitativo che sta rendendo “l’88” uno dei sodalizi più efficienti in campo nazionale e che potrebbe dilatare smisuratamente la propria dimensione se dopo la brillantissima prova nella Capitale arrivasse la convocazione in azzurro di Matteo e Lorenzo Sargolini per i mondiali juniores in programma nel prossimo mese di settembre in Messico. Degno di rilievo anche lo sfolgorante successo nella categoria Under 12 di Lorenzo Sargolini-Ventura. Nel vasto panorama del padel nazionale, impreziosito dalla presenza di società di eccelso livello finanziario, strutturale e organizzativo, abbaglia la luce del piccolo grande (addirittura grandissimo) circolo (il Club 88, appunto) per l’invidiabile competitività e l’eccelsa classe di giocatori “curati” in modo ineccepibile da istruttori di elevata caratura professionale . Un mix stupefacente salito alla ribalta e che, c’è da giurarci, ha la peculiarità e la potenzialità per restarci a lungo.