L’Anpi Allumiere: “La Repubblica Italiana non può restare indifferente a Giulia e le altre”

"Interrompere una volta per tutte questa insostenibile scia di violenza e sangue"

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne del 25 novembre ’23 la Sezione ANPI di Allumiere, dati i recenti fatti accaduti che hanno portato al femminicidio di Giulia Cecchettin vuole sottolineare l’urgenza di attuazione di un piano nazionale multidisciplinare coordinato di prevenzione delle violenze contro le donne, evitando la retorica di parole vuote e di circostanza. La Repubblica Italiana non può restare indifferente a Giulia e le altre, non lo consente l’art.3 della Costituzione Italiana, le donne hanno contribuito alla fondazione della Repubblica con la partecipazione attiva alla Resistenza e successivamente nell’Assemblea Costituente, le donne si sono conquistate il diritto alla parità di genere. Il percorso è stato lungo e tortuoso, le 21 madri costituenti sono state le pioniere di questa evoluzione al femminile, contribuendo alla stesura del testo della Costituzione, nel 1°gennaio del 1948 con la sua entrata in vigore sulla carta costituente il genere femminile non è stato più il soggetto passivo e subalterno a quello maschile come nella storia precedente. Tuttavia dal 1948 fino ad oggi non si è concretizzata la piena attuazione della carta costituzionale in merito alla parità di genere che è ancora in parte da conquistare. L’architettura culturale, politica ed educativa ad oggi non è sufficientemente rispettosa dell’art. 3 della Costituzione per quanto riguarda le donne, la parità di genere è rimasta ampiamente inattuata, questo è stato ed è un grave pregiudizio e allo stesso tempo una mancanza di rispetto istituzionale nei confronti di circa il 50% della popolazione italiana. Tale circostanza è anche lesiva dell’autostima femminile e allo stesso tempo lascia spazio alla violenza del genere maschile che si sente di avere un potere predominante rispetto a quello femminile, il residuo di un “patriarcato” d’altri tempi che in maniera subdola trova le sue ragioni nella strisciante complicità antifemminista anche di una minoranza di donne. E’ importante ribadire che il fenomeno del “femminicidio” non può essere relegato nel giustificativo ambito di “violenza privata”, i numeri crescenti delle vittime indicano un fenomeno sociale, in quanto tale lo Stato deve mettere in campo tutte le risorse necessarie, politiche, economiche, culturali, educative per attuare una prevenzione efficace, non solo la repressione dei reati. E’ utile ricordare che l’art. 3 della Costituzione recita che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, la Repubblica ha il compito istituzionale di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Il macabro contatore, di donne uccise da uomini dall’inizio dell’anno, indica 107, ogni ritardo dell’attuazione di un efficace piano coordinato di prevenzione esteso a tutti i livelli miete una vittima ogni 3 giorni, ogni silenzio delle istituzioni è assordante e complice. Giulia non c’è più ma scuota le coscienze, faccia rumore, distrugga il muro della retorica, questo lo può ancora fare, Giulia voleva laurearsi e vivere, lei voleva scappare dal suo aguzzino e non è riuscita a fermarlo, ma noi si fa ancora in tempo a salvare le altre che verranno. Prendendo in prestito il titolo del film di Paola Cortellesi “C’è ancora domani”, si c’è ancora un domani ma a quanto pare bisogna andarselo a prendere, insieme e ora, nel rispetto dei valori umani della Costituzione. Dal 1948 la Repubblica Italiana ha un grande debito con le donne, in quanto deve ancora rimuovere tanti ostacoli che impediscono il loro pieno sviluppo di persone umane, l’insopportabile scia di violenza e sangue non ammette altri ritardi. Alla Giulia che verrà e alle altre che verranno il domani lo dobbiamo, ma lo dobbiamo anche ai cosiddetti “bravi ragazzi” analfabeti affettivi, disarmarne la mano li salva anche da loro stessi. Fortunatamente gran parte dell’universo maschile ha preso consapevolezza e condivide il valore dei principi democratici di parità di genere in cui ognuno è libero di scegliere il proprio sviluppo di persona umana. La Sezione ANPI di Allumiere esprime cordoglio e solidarietà alla famiglia Cecchettin, ringrazia Elena Cecchettin che ha dato a tutti noi un grande esempio di compostezza nel dolore ed ha espresso con rara chiarezza, raffinata intelligenza e poesia il sentire di un’intera nazione. Che Giulia e le altre facciano tanto rumore da interrompere una volta per tutte questa insostenibile scia di violenza e sangue.

Anpi Allumiere