L’alba del Governo giallorosso. L’intervento di Marta Grande: “E’ l’ora delle grandi sfide”

Le parole della parlamentare 5 stelle. La Grande è fra i pentastellati che hanno collaborato di più alla formazione del Conte-bis. All'interno il video integrale dell'intervento

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E’ partito il governo giallorosso, oggi la fiducia alla Camera dei Deputati, dove ha fatto il suo intervento anche la parlamentare del m5stelle Marta Grande. Ecco le sue parole. “È finalmente arrivato il momento delle grandi sfide, e con ciò, voglio essere chiara, non alludo al futuro del governo cui ci apprestiamo a dare la fiducia. Quando la nostra avventura ha avuto inizio noi avevamo un obiettivo folle, ambizioso e profondamente identitario per noi: cambiare tutto, cambiare in meglio. Oggi, molto di quel “tutto” può realizzarsi e credere che ciò sia a causa degli eventi oppure che le condizioni politiche finalmente riescano a non contrapporsi a questo cambiamento sarebbe un errore grave, gravissimo. Sostenibilità, ecologia, equità, contrasto alla povertà e alle disuguaglianze. Temi, questi, che il mondo ha deciso di affrontare prima di interpellare la politica ufficiale, fatto indicativo di quanto il coinvolgimento, prima di ogni altra cosa, rappresenti la spinta propulsiva principale affinché diventi realtà la possibilità di cambiare le cose. E le cose cambiano, sicuramente cambiano quando si vuole. Ursula von der layen, qui in Europa, per chi vive di propaganda e nostalgicamente resiste al realizzarsi di questa svolta, parla ad una nicchia di individui irrilevanti, a pochi snob che si eclisseranno come tante altre volte. La verità è che la storia della civiltà è costellata di fatti epocali e cambiamenti repentini. Questa fase è certamente è fra questi: le cose muteranno radicalmente a prescindere da anacronistiche resistenze perché il “sentiment” che pervade i nostri paesi ed accomuna i nostri stili di vita ci obbliga ad aprire un nuovo capitolo, a dover formulare una nuova idea di consumo, di necessità e di spreco. Noi, da bimbi, sapevamo che uccidere gli alberi fosse un fatto grave, oggi, i nostri figli, ne vivono le conseguenze. Si ribellano, hanno ragione, continueranno a farlo e deve essere così, per tutti noi. Perché non stiamo rinunciando, nessuno di noi, alla nostra appartenenza, all’identità. Non dobbiamo temere e procedere sicuri, come uomini, europei, ed oggi, più che mai, come italiani. Il nostro paese da sempre è cantiere complesso dove la politica produce, anticipandoli, i propri effetti prima che in qualsiasi altro posto. Noi, oggi, in quest’aula stiamo cambiando tutto, stiamo frantumando gli schemi per l’ennesima volta. La situazione ci imponeva di metterci la faccia, di provare a finire ciò che abbiamo iniziato ed in cui troppo spesso siamo stati frenati. La stagione del fioretto si è chiusa, quindi ora dobbiamo rimboccarci le maniche tutti. Chi, in questa nuova avventura, si lascerà trasportare da spinte individualistiche da politica novecentesca, chi cercherà di porre se stesso al centro rischierà di distruggere tutto. Per questo dobbiamo vigilare, sempre, con ogni attenzione, dobbiamo aggredire e condannare ogni volgarità, le strumentalizzazioni, il sessismo da operette e soprattutto la ferocia bestiale di razzisti e fascisti, che, come da prassi, con astuzia camaleontica riescono a camuffarsi fino all’ultimo istante, per palesarsi quando è poi troppo tardi. L’Italia è un paese raffinato, forse più di ogni altro, è un luogo dove le culture, incrociandosi, hanno prosperato. Noi siamo campioni di intesa, di mediazione, solidarietà e cooperazione, i nostri diplomatici sono fra i più abili al mondo. Il caso della Libia parla da se. Il presidente Conte, recentemente, si è speso proprio in questa direzione, per incrementare il fondo globale per la cooperazione internazionale. Occorre criticare, e fare auto-critica, gli anni che ci apprestiamo ad affrontare sono accattivanti, per quanto molto complessi. Se è vero, per noi come per ognuno, che ciò che di buono è stato fatto va difeso e preservato da ogni intento di strumentalizzazione, dall’altro bisogna avere la forza e la coerenza di riconoscere dove si è sbagliato. Il paese ha subito e sta subendo da anni il peso di una propaganda feroce ed inarrestabile, un gioco al massacro perverso che ha fatto dello scontro il terreno sui cui capitalizzare il consenso. È il momento di alzare la guardia seriamente, di dire basta! Di battere i pugni! Noi, oggi, dobbiamo avere il coraggio delle nostre responsabilità e frapporci non fra palazzo e popolo, ma fra i fanatici e gli uomini del libero pensiero e della tolleranza. Dobbiamo invertire la tendenza in via di consolidamento, far ritornare al centro il merito, le qualità, il talento. Di questo ha bisogno l’Italia, di far riemergere i valori e le doti che ne hanno sancito la grandezza: cultura, innovazione, creatività. La geopolitica non è mutata, è letteralmente stravolta! Oggi ignorare l’Africa non significa solo virare verso una politica estera conservativa e miope ma piuttosto condannare l’Italia e più in generale l’Europa ad un ruolo marginale nel mondo. Ignorare i luoghi del dolore dove, su tutto e troppo spesso si impone il traffico di esseri umani è non degno di ciò che vogliamo essere e diciamo di rappresentare. La ricetta non è semplice, almeno se si vuole partire dall’assunto che i problemi complessi necessitano di soluzioni all’altezza. C’è da lavorare senza sosta per trovare quell’equilibrio sottile fondamentale tra politica interna, europea ed internazionale. Per questo l’occhio deve rimanere vigile su ciò che accade di fronte a casa nostra e la “questione balcanica” deve anch’essa tornare ad essere centrale: nell’azione e nella cooperazione con i paesi dell’area in questione noi possiamo costruire un capitolo ricco ed importante del nostro futuro prossimo. Del resto, questo fa parte della nostra storia, quella che ci rende orgogliosi e ci fa alzare in piedi quando sentiamo il nome della nostra Patria. Come ognuno di noi sono molto emozionata ed è un bel sentimento. Il mio impegno, quello dei colleghi e degli Alleati di governo sono certa non mancherà. Per questo, presidente, mi sento di essere ottimista, perché mi hanno insegnato che è l’unico modo per affrontare le grandi sfide. Andiamo avanti così: leggeri, a testa alta e senza alcuna paura”.