Riceviamo e pubblichiamo. Dopo il Consiglio comunale congiunto del 31 luglio tra Civitavecchia, Santa Marinella, Tarquinia, Tolfa, Allumiere e Monte Romano, Francesco Marini dei Giovani Democratici interviene sul phase out Enel e sul futuro del territorio.
«Quello del 31 luglio è stato un Consiglio comunale fondamentale. Quando sono in gioco il lavoro, l’ambiente, le famiglie e il futuro di un intero territorio, la politica ha il dovere di esserci e di prendere posizione.
La posizione dell’Amministrazione comunale di Civitavecchia è chiara: la nostra città non può essere lasciata sola.
Non possiamo accettare che, ancora una volta, il territorio venga chiamato a pagare il prezzo di scelte assunte altrove, senza che a quelle decisioni corrisponda un progetto serio, concreto e finanziato per il nostro futuro.
Per questo rivolgo una domanda precisa a Enel e al Governo: da che parte volete stare?
Dalla parte dei lavoratori o dell’abbandono? Dalla parte delle famiglie o dell’incertezza? Dalla parte dei territori che per decenni hanno prodotto energia per il Paese o di chi pensa che, una volta spenta una centrale, possano spegnersi anche le responsabilità?
Dietro il phase out ci sono persone.
Ci sono lavoratrici e lavoratori che rischiano la cassa integrazione, famiglie preoccupate per il proprio sostentamento e professionalità che per anni hanno contribuito al funzionamento di un impianto strategico per l’Italia.
La transizione energetica non può diventare una transizione sulla pelle delle persone. Se esce il carbone, deve entrare il futuro.
Devono arrivare investimenti, nuova occupazione, formazione, ricerca, innovazione e una vera riconversione industriale. Non si può spegnere una centrale e lasciare un territorio industriale tanto vasto senza una prospettiva.
Civitavecchia possiede tutte le caratteristiche per diventare uno dei territori protagonisti della transizione energetica italiana. Quelle aree possono accogliere nuove attività produttive, attrarre investimenti, creare imprese e offrire opportunità ai lavoratori e alle famiglie che oggi rischiano di essere lasciati indietro.
Questo deve rappresentare il phase out: non una fine, ma l’inizio di una nuova stagione.
C’è poi la questione ambientale. Il nostro territorio ha sopportato per decenni il peso di un modello energetico fortemente impattante. Non basta spegnere gli impianti per cancellare ciò che è stato. Servono bonifiche, risanamento, rigenerazione ambientale e investimenti concreti.
Civitavecchia non può essere ricordata soltanto come la città che ha prodotto energia per il Paese. Deve diventare il territorio capace di trasformare quella storia in una nuova occasione di sviluppo sostenibile.
Non possono essere ignorate neppure le conseguenze economiche che la fine della produzione determina per i Comuni. Le risorse legate alla presenza degli impianti non possono scomparire insieme al carbone. Per accompagnare davvero il territorio servono strumenti concreti, risorse certe e un impegno istituzionale preciso.
Non può esistere un phase out senza un phase in. Non può esserci una chiusura senza una nuova apertura. Non può esserci una fine senza un nuovo inizio.
Ringrazio il sindaco Marco Piendibene, la Giunta e l’Amministrazione comunale di Civitavecchia per il lavoro che stanno portando avanti, insieme ai sindaci e alle amministrazioni di Santa Marinella, Tarquinia, Tolfa, Allumiere e Monte Romano.
Vedere i territori uniti è stato importante. Questa non è una battaglia di Civitavecchia contro qualcuno: è la battaglia di un intero comprensorio per il diritto di costruire il proprio futuro.
Continuerò a metterci la faccia, al fianco dell’Amministrazione, delle lavoratrici, dei lavoratori, delle famiglie e di quanti vorranno sostenere questa battaglia. Continueremo anche a richiamare il Governo alle proprie responsabilità, perché dietro ogni scelta politica esistono persone, comunità e territori.
La politica deve servire a questo: difendere le persone, proteggere i territori e avere il coraggio di immaginare ciò che ancora non esiste.
E voglio dirlo da giovane: noi non siamo soltanto il futuro. Siamo il presente.
Siamo il presente quando facciamo politica, quando scegliamo di restare nei nostri territori e quando diciamo che non accetteremo di ereditare una città impoverita, senza lavoro e senza prospettive.
Vogliamo costruire una Civitavecchia capace di cambiare, di trasformare una crisi in un’opportunità, di essere verde, industriale, moderna e capace di creare lavoro.
Il futuro non si aspetta. Si costruisce.
Per questo continueremo a farci sentire, a sostenere le amministrazioni impegnate in questa battaglia e a chiedere al Governo di assumersi le proprie responsabilità.
Civitavecchia ha già dato. Ora è il momento che il Paese restituisca a Civitavecchia un futuro». Giovani democratici.





