Il tema legato al futuro della centrale di Tvn ha caratterizzato tutta la campagna elettorale che porterà al voto di domenica. Ieri il meeting fra Comune, sottosegretari di Mise e Ministero dell’Ambiente e Enel è servito per ribadire il no del Pincio alla riconversione a gas. In altri lidi però si passa ai fatti, pensando proprio a quello che è successo e potrebbe accadere nei prossimi anni a Civitavecchia. Parliamo dell’occupazione della sede milanese dell’Enel di via Carducci da parte di attivisti che lottano per la difesa dell’ambiente, una iniziativa collegata allo sciopero, il secondo, per il clima globale. Questo il comunicato diramato dai movimenti di protesta.

L’occupazione della sede Enel a Milano

Presa di posizione forte, pensando a Tvn. “Nonostante la campagne accattivanti di greenwashing Enel è uno dei massimi responsabili di emissioni in Italia con la centrale termoelettrica di Torrevaldaliga Nord, in zona Civitavecchia. La centrale funziona a carbone e gas ed emette ceneri, gesso e fanghi di trattamento. E’ uno dei capitoli italiani dove, come nel caso di Ilva, la difesa del posto di lavoro sembra divergere dalla difesa dell’ambiente e della salute. Peccato che basterebbe mettere in campo un serio piano di riconversione per il quale Enel prende tempo sollevando una vera e propria cortina fumogena. Ricordiamo che nella giornata di lunedì il Comune di Milano, primo in Italia, ha dichiarato l’emergenza ambientale e che la giornata di venerdì, a partire dalla mattina sarà caratterizzata da moltissime iniziative per il secondo Climate Strike. La prima azienda in Italia per emissioni nell’atmosfera, quattordicesima in Europa, è la centrale termoelettrica di Torrevaldaliga Nord, a Civitavecchia, che è proprio di proprietà di Enel. La centrale di Torrevaldaliga Nord funziona per 7500 ore l’anno, brucia 4,5 milioni di tonnellate/anno di carbone e 150.000.000 Sm3 di gas naturale, per le fasi di avviamento, (fonte Dec.Min.114 del 05.04.2013), producendo, quali scarti di processo, 450.000 t/a di ceneri, 250.000 t/a di gesso e 5.000 t/a di fanghi di trattamento (fonte Enel – Domanda di AIA – Relazione tecnica dei processi produttivi). Con un ricorso al TAR del Lazio, Enel si oppone alla richiesta del Ministero dell’Ambiente di comunicare il piano per la cessazione entro il 31 dicembre 2025 dell’utilizzo del carbone nella produzione elettrica, come previsto dalla SEN 2017 nonostante l’abbandono del carbone entro il 2025 è uno degli “obiettivi cardine” della Strategia Energetica Nazionale, che comunque risulta del tutto insufficiente se rapportata alla gravità della crisi climatica e ambientale. Per questi motivi Enel deve da subito annunciare:

– la data della chiusura di tutte le centrali a gas e a carbone, data in cui l’azienda smetterà di emettere gas climalteranti nell’atmosfera e quindi di compiere crimini contro l’umanità e le altre specie animali.

– la strategia aziendale per la riconversione dei dipendenti che ad oggi lavorano in settori incompatibili con la riconversione ecologica. Siamo stanchi delle chiacchiere e delle pubblicità di aziende che stanno minacciando il nostro futuro”.