Le dimissioni da vice presidente del M5stelle di Chiara Appendino hanno dato modo alla realtà civitavecchiese di confrontarsi sullo stato del Movimento, nazionale ma anche territoriale. Sul tema sono intervenuti l’assessore Enzo D’Antò, ma anche l’ex sindaco Antonio Cozzolino e la coordinatrice della Provincia di Roma Nord, oltreché ex vice sindaca, Daniela Lucernoni.
D’Antò. Cara Chiara, le tue parole hanno toccato molti di noi. Hai avuto il coraggio di dire ciò che tanti sentono, e lo hai fatto per amore del Movimento. Ti rispetto per questo.
Dopo la Costituente, molti hanno avuto la sensazione che le indicazioni venute dalla base non siano state davvero ascoltate. Tanti attivisti, dopo mesi di confronto e di lavoro, hanno percepito che le loro proposte non hanno trovato la considerazione che meritavano. È così che si è diffusa la sensazione che, nonostante la partecipazione, le decisioni continuino spesso a essere calate dall’alto. E questo malessere, comprensibilmente, si è trasformato in delusione e in dissenso.
Ma credo anche che tornare indietro, accentuando i radicalismi, non sia la soluzione. Non perché i nostri valori non siano importanti — anzi, sono la nostra forza — ma perché il Paese di oggi ha bisogno di un Movimento che sappia incidere davvero, non solo testimoniare. Un Movimento capace di coniugare radicalità nei principi e maturità nelle scelte, che non rinunci alla coerenza ma che impari a costruire, ad ascoltare, a durare.
Alle regionali continuiamo a essere deboli non perché abbiamo perso identità, ma perché non siamo riusciti a radicarla nei territori. Regole nate per proteggerci dal potere, come il limite dei mandati, ci hanno reso forti nei valori ma fragili nella presenza locale. Se vogliamo cambiare davvero le cose, dobbiamo imparare a restare nei luoghi, a creare continuità, a far crescere esperienze e competenze.
In questi giorni qualcuno approfitta della tua scelta per attaccare o gettare fango su Conte e su chi ogni giorno si impegna nei comuni, nei consigli, nelle strade. A loro voglio dire grazie: sono loro il cuore del Movimento. Abbiamo bisogno di tutti: di chi spinge per cambiare e di chi costruisce, con pazienza e coerenza. Perché il Movimento è la nostra casa comune, e le case si tengono in piedi solo se nessuno smette di crederci.
Cozzolino gli risponde. A me sembra che il movimento stia andando proprio nella direzione che tu auspichi ovvero quella in cui la “presenza territoriale” non si costruisce più con un’entità politica che porta avanti con coerenza una linea politica ben precisa, ma con dei rappresentanti che con il loro lavoro negli anni, lavoro non fiaccato dalla regola dei due mandati, riescono a rendersi riconoscibili e individuabili dall’elettorato, piuttosto che le idee e la linea politica che vogliono rappresentare.
In pratica vuol dire andare anche noi verso la politica dei politici e non delle linee politiche.
A me non sembra che da quando si sia imboccata questa strada le cose siano migliorate, anzi. Se è vero che quel 33% del 2018 era anche frutto di un enorme equivoco che portava ad identificarsi nel m5s gente che non c’arriva proprio (tipo ultra liberisti e berlusconiani che hanno qualche problema con la mafia) e anche vero che tanta gente l’abbiamo persa, secondo me, per questa deriva che di fatto ci omologa al sistema politico che volevamo stravolgere. Questo non vuol dire non prendersi la responsabilità di governare ma piuttosto farlo nella consapevolezza della fatica che costa mantenere coerenza con le idee che i cittadini ci hanno chiamato a rappresentare.
Questo ovviamente implica che la “territorialità” deve essere quella delle idee e del “sistema m5s” e non quella dei rappresentanti….nel secolo scorso in ogni città d’Italia c’era la sezione del Pci e quella della Dc, non c’era la sezione di Berlinguer e quella di Andreotti.
Altrimenti ci possiamo tranquillamente arrendere al sistema e lottare all’interno del sistema stesso cercando, con anni di lavoro se non decenni, di costruire la territorialità di cui parli tu….ma gli altri partiti c’hanno messo decenni….sinceramente la vedo dura e i risultati dicono questo. Tutto questo discorso ammesso, ovviamente, che ci sia tempo per invertire la rotta.
Lucernoni. Io non dico brava Chiara. Il merito delle questioni passa in secondo piano rispetto alla tempistica. Dimettersi da un ruolo che tra una settimana scade è ridicolo, evidentemente sapeva già di non essere riconfermata. Assumere posizioni all’ esterno, anziché all’ interno, alla vigilia di elezioni regionali in Campania, Veneto e Puglia è un danno verso quello che ancora chiama casa. Questo non è amore per il Movimento, è amor proprio e basta.
Prevale ancora una volta il personalismo rispetto al lavoro di squadra e prevale in persone che hanno avuto percorsi privilegiati rispetto ad altri. A suo tempo quando Conte ha scelto di candidarla in Parlamento, a dispetto dei regolamenti, non ha sentito l’ esigenza di esternare alcunché. Abbiamo bisogno di ragionare al nostro interno? Sicuramente. Ma di gente che pensa solo a se stessa a mio avviso non abbiamo bisogno.