Il Comune ricorrerà contro l’Aia. Magliani: “Non possiamo apporre prescrizioni”

In attesa della pubblicazione del verbale della conferenza dei servizi svoltasi lo scorso 11 luglio, l'avvocatura del Comune ha già ricevuto il relativo mandato

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Il Comune di Civitavecchia presenterà ricorso avverso il procedimento conclusivo relativo al rilascio dell’Aia, per l’esercizio fino al 2025 della centrale a carbone di Torre Valdaliga Nord. In attesa della pubblicazione del verbale della conferenza dei servizi svoltasi lo scorso 11 luglio, l’avvocatura del Comune ha già ricevuto il relativo mandato. A chiarire la posizione di Palazzo del Pincio sulla delicatissima questione del rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale per Tvn è lo stesso assessore all’Ambiente, Manuel Magliani: “Stiamo lavorando per la presentazione del ricorso — spiega — e siamo nella condizione di poterlo fare perché la nostra amministrazione comunale ha espresso un diniego motivato, che ci consente di ricorrere presso la presidenza del Consiglio dei Ministri”. Come detto, l’azione potrà partire subito dopo la pubblicazione del verbale che, come precisa ancora l’assessore, “rappresenta un atto decisorio, rispetto al quale non è possibile apporre ulteriori prescrizioni”. Magliani risponde in questo modo alle obiezioni e alle riserve avanzate proprio all’indomani della conferenza dei servizi in merito alla possibilità di richiedere una modifica dei parametri relativi sia alla quantità di carbone bruciato, sia al tenore di zolfo, con riferimento al regio decreto 1265/ 1934. Secondo l’assessore la norma richiamata non conferirebbe alcun potere al Comune che, solo in virtù del dissenso già espresso in sede di conferenza dei servizi, potrà invece presentare ricorso. Ma perché il diniego espresso dal Comune non è stato corredato da osservazioni più sostanziali? “Semplicemente perché non eravamo nella condizione di poterlo fare — precisa ancora Magliani — per l’ovvia circostanza che ci siamo insediati da pochissimo. Non disponiamo di evidenze scientifiche tali, come sarebbe uno studio epidemiologico, che ci consenta di andare oltre. Del resto su questo abbiamo ereditato cinque anni di niente”. Quanto al tenore di zolfo, fissato in un range compreso tra lo 0,7% e l’1%, è sempre l’assessore a riferire che il limite dello 0,3% fissato dal Piano regionale per la qualità dell’aria non è stato preso in considerazione in conferenza dei servizi perché questa disposizione a carattere regionale non si applicherebbe a “impianti statali”, vale a dire strategici sul piano nazionale. Di là dalle norme richiamate più o meno opportunamente e sulle quali spesso si assiste a uno sterile contrappunto di interpretazioni, tuttavia, quello che farà la differenza in questo passaggio, come anche nella futura eventuale riconversione a gas, sarà la volontà politica di sancire o meno una cesura rispetto al passato, una volontà politica che è in carico non solo alle istituzioni territoriali. Gli studi epidemiologici richiedono anni, e se ne parla da decenni, ma forse gli studi statistici possono già fornire informazioni eloquenti rispetto al livello di compromissione del territorio e indicare la via delle più opportune decisioni conseguenti.