Riceviamo e pubblichiamo. No, non è uno scherzo. È il livello a cui siamo arrivati: prendersela con un compito creativo in una scuola elementare, a Civitavecchia, dove delle maestre che hanno avuto il coraggio e l’intelligenza di proporre un gesto di pace e di pluralismo.
Perché è questo che fa un angelo che legge il Corano: non converte, non minaccia, non fa proselitismo. Legge. Cioè ascolta, cerca di capire, si avvicina. È un’immagine potentissima di incontro, di cura, di fratellanza tra i mondi.
Ed è proprio questo che fa paura a chi, della divisione, ha fatto mestiere.
A Silvia Sardone e Antonio Giammusso, e chi come loro agita lo spettro dell’“islamismo”, davanti a un disegno di un bambino diciamo: la propaganda non è in quel disegno. È nelle vostre parole, che armano la paura invece di disinnescarla.
La scuola non è un campo di battaglia ideologica. È il primo spazio in cui si impara a vivere insieme. E in un paese laico, democratico, dove si insegna il rispetto per tutte le fedi e tutte le culture, un angelo può anche leggere il Corano. Come può leggere la Torah, il Vangelo, o una poesia di Mahmoud Darwish.
Perché l’angelo, se è un angelo, non fa distinzioni su chi è degno di rispetto e chi no.
Non è la religione a essere il problema. Lo è l’ignoranza travestita da difesa dei valori. Lo è l’idea per cui solo una cultura sia legittima e tutte le altre debbano essere sospette.
Lo è questa rabbia sterile che vede nell’immaginazione infantile una minaccia, invece che una speranza.





