Il Comitato Sole replica a Dionisi e Unindustria: “Ok alla transizione ma non col Turbogas”

"Abbiamo ascoltato giorni fa l’intervista al Presidente di Unindustria Dionisi e accogliamo di buon grado l’invito a partecipare a tutti i tavoli di lavoro a cui il Presidente ci vorrà chiamare, ma deve essere chiaro che non siamo disposti a farci prendere in giro"

“In una fascia costiera di 20 km che va da Montalto di Castro a Civitavecchia si vogliono costruire tre nuove centrali a turbogas per un totale di 3000 MW. Capiamo che i soldi del Capacity Market, che sono tanti, fanno gola a tutti, ma non si può impegnare il futuro di un territorio per i prossimi trenta anni abbattendo i livelli occupazionali più di quello che già sono. Abbiamo ascoltato giorni fa l’intervista al Presidente di Unindustria Dionisi e accogliamo di buon grado l’invito a partecipare a tutti i tavoli di lavoro a cui il Presidente ci vorrà chiamare, ma deve essere chiaro che non siamo disposti a farci prendere in giro. Per intenderci, sappiamo benissimo che non si può passare dall’utilizzo del carbone alle rinnovabili dall’oggi al domani. C’è bisogno di un periodo di transizione, dove però non si devono costruire nuovi impianti a turbogas, che fra dieci anni andrebbero chiusi. L’Europa ci chiede al 2030, 70 GW di rinnovabili, pari a 7 GW all’anno. Noi proponiamo di pensare a come iniziare il percorso verso le rinnovabili, nel frattempo si continuino ad utilizzare le centrali a gas esistenti, visto che nel 2019 hanno lavorato 3061 ore pari al 34,9 % della capacità produttiva installata (dati TERNA); basterebbe quindi farle lavorare il 20% in più…Uscire dal carbone nel 2025 significa rinunciare a 7,9 GW di potenza, ma non è come dice ENEL che per garantire la sicurezza energetica del Paese, nei momenti di picco della domanda, ne dovremmo installare altrettanti GW a gas. Ci sono altre soluzioni come ripristinare i pompaggi idroelettrici già esistenti di 7,6 GW di capacità, attualmente gestiti in regime di monopolio da parte di ENEL che li sottoutilizza o li tiene addirittura fermi. Il vuoto lasciato dal carbone potrebbe essere subito riempito dai pompaggi. Ci sono inoltre altre differenti modalità di gestione dei picchi di domanda. Per es. si offre alle Aziende un compenso in cambio della loro flessibilità nei consumi, i cosiddetti programmi di Demand Response, in Francia fanno così. Si può rafforzare la capacità di trasmissione delle interconnessioni tra le differenti zone della rete nazionale lungo l’asse Nord-Sud. Si possono fare gli accumuli fisici e chimici ed infine implementare nuovi pompaggi idroelettrici, anche marini, specie al centro sud. Insomma tante cose si potrebbero fare senza costruire nuove centrali, è una questione di volontà. A Civitavecchia, poi, non è possibile costruire nuovi impianti a turbogas. Oramai il fronte del NO al gas è ampio e variegato ed ogni giorno che passa è sempre più numeroso. La regione Lazio nella figura della sua assessora alla Transizione Ecologica Lombardi si è espressa per il NO ai nuovi turbogas, il Consiglio Comunale all’unanimità anche, CGIL, FIOM ed UIL, la CNA locale, anche il vescovo della comunità locale si è appellato al rispettodell’enciclica “Laudato sii” e addirittura Federlazio e Legacoop, il NO, insomma, è unanime. Noi abbiamo presentato i nostri progetti alternativi, realistici e praticabili. Il progetto ZEPHyRO, in scala più ridotta del nostro Porto Bene Comune è arrivato in Europa, ha mancato per un soffio il finanziamento ma è stato ritenuto eleggibile. Con i nostri tecnici stiamo proponendo un progetto di offshore eolico da 400 MW per alimentare Porto Bene Comune, che prevede l’ambientalizzazione del porto commerciale. Tutto si inserisce in un programma di sviluppo europeo consolidato che a partire da oggi progredisce fino a fare tappa al 2030 ed arrivare al 2050 nel pieno rispetto di quanto richiesto dall’Europa”, lo dichiara il Comitato Sole.