Gli ambientalisti: “Vogliamo una giusta transizione ecologica ma salviamo i posti di lavoro”

"È ora che il governo si accorga di Civitavecchia. La giusta transizione non è solo uno slogan da utilizzare in campagna elettorale. Pretendiamo investimenti pubblici. Pretendiamo concretezza", scrivono No al Fossile e Fridays for future Civitavecchia

“Anni di volantinaggi, presidi, cortei, convegni, assemblee pubbliche, incontri. Anni di lotta, di protesta e proposta. Anni in cui, nel nostro piccolo, abbiamo sempre provato a saldare la battaglia per l’ambiente e per il clima a quella per il reddito, i diritti e la sicurezza di lavoratori e lavoratrici. Anni in cui, nonostante la portata e la complessità della sfida, abbiamo provato a ricucire quel tessuto civico e sociale lacerato drammaticamente dagli effetti di una lotta fratricida che contrapponeva operai e comitati, movimenti e sindacati, territorio e istituzioni. In questi ultimi anni ci siamo dovuti confrontare con tantissime situazioni: dall’ipotesi che a Civitavecchia si costruisse una nuova centrale turbogas, all’attivazione degli ammortizzatori sociali per decine di metalmeccanici; dal decreto sulla massimizzazione dell’uso delle centrali a carbone italiane nato dopo l’acuirsi del conflitto tra Russia e Ucraina, alla conferma del 2025 come data per la decarbonizzazione. Scenari complessi, diversissimi tra loro e che spesso non avevamo previsto. Scenari che comunque non ci hanno mai fatto perdere di vista il nostro obiettivo: strappare per Civitavecchia e per tutti gli altri territori soffocati da anni di inquinamento massiccio da fossili, una giusta transizione capace di generare al contempo lavoro di qualità, sviluppo industriale ad emissione zero e salvaguardia del clima, dell’ambiente e della salute pubblica. Proprio per questo, nel corso di questi anni, nonostante mille difficoltà, abbiamo sempre promosso e sostenuto i progetti alternativi per il territorio che questa giusta transizione avrebbero potuto concretizzarla e velocizzarla. Abbiamo cominciato all’inizio del 2019 e da quel momento, invece di protestare e basta, abbiamo proposto in ogni contesto progetti concreti come Zephiro, Porto Bene Comune, l’eolico off-shore, le comunità energetiche rinnovabili, i cantieri per la produzione di pale eoliche, quelli per le bonifiche e ancora, spazi per la logistica, per la riqualificazione della nostra costa e contro ogni ipotesi di realizzare sul territorio nuovi impianti inquinanti (vedi biodigestore). Abbiamo studiato e lottato per tutto questo nella consapevolezza che, prima o poi, il giorno della tanto attesa decarbonizzazione sarebbe arrivato e che, senza risposte serie, calendarizzate, autorizzate e soprattutto finanziate, Civitavecchia si sarebbe trovata a subire una situazione in cui, dopo 70 anni di inquinamento, lo Stato e le grandi società della produzione energetica avrebbero chiuso gli impianti lasciando a casa centinaia di lavoratori. Tutto questo senza promuovere e realizzare alternative, senza sostenere progetti lungimiranti e senza alcun rispetto per la vita e per la morte di un intero territorio. Oggi quel tempo è arrivato mettendoci di fronte ad una situazione drammatica da ogni punto di vista. Siamo ormai alla vigilia del 2025, Enel conferma che entro questa data chiuderà TVN e al contempo non chiarisce se nel suo nuovo piano industriale – dovrebbe essere ufficializzato a novembre – ci sarà spazio per nuovi investimenti a Civitavecchia. Le istituzioni dal canto loro tentennano, saltellano da un tavolo all’altro senza mai sbloccare la situazione e sembrano non essersi mai accorte di quanti e quali progetti il nostro territorio abbia saputo mettere in campo in questi anni. Nel frattempo Civitavecchia comincia a perdere posti di lavoro – molte ditte dell’indotto metalmeccanico della centrale non hanno rinnovato i contratti di lavoro a tempo determinato – e la situazione sembra sempre più ingarbugliata. Per questo riteniamo giustissime le manifestazioni e gli scioperi che i portuali di Minosse e i metalmeccanici hanno messo in piedi in questi giorni. Per questo abbiamo sempre sostenuto è sempre sosterremo la loro lotta. È ora che il governo si accorga di Civitavecchia. La giusta transizione non è solo uno slogan da utilizzare in campagna elettorale. Pretendiamo investimenti pubblici. Pretendiamo concretezza. Pretendiamo rispetto per Civitavecchia, per i suoi lavoratori e per la sua gente. Ora basta chiacchiere. Il tempo è scaduto”. No al Fossile e Fridays for future Civitavecchia.