Riceviamo e pubblichiamo. Giosuè De Felici, Responsabile dell’Organizzazione dei Giovani Democratici della Provincia di Roma, ha preso parte alla delegazione nazionale dei Giovani Democratici ricevuta presso l’Ambasciata della Repubblica di Cuba in Italia da S.E. Jorge Luis Cepero Aguilar, Ambasciatore della Repubblica di Cuba in Italia.
L’incontro ha rappresentato un importante momento di confronto politico e istituzionale tra i Giovani Democratici e la rappresentanza diplomatica cubana, con la partecipazione dei vertici nazionali dell’organizzazione e di diversi rappresentanti territoriali. Un confronto di particolare rilievo, che ha permesso di affrontare direttamente la situazione dell’isola e di avviare una riflessione sulle possibili prospettive di collaborazione e solidarietà internazionale tra le giovani generazioni dei due Paesi.
Al centro dell’incontro vi sono state le condizioni economiche e sociali di Cuba e le conseguenze che la situazione internazionale sta producendo sulla popolazione. In questo quadro, è stata discussa la possibilità di promuovere iniziative concrete di solidarietà, attraverso la raccolta di fondi, medicinali e beni di prima necessità da destinare al popolo cubano.
L’incontro si inserisce inoltre in un momento di particolare significato storico e politico, nell’anno del centenario della nascita di Fidel Castro, offrendo l’occasione per confrontarsi sull’eredità della Rivoluzione cubana e sul ruolo che le nuove generazioni possono assumere nella costruzione di relazioni fondate sulla cooperazione, sulla solidarietà e sull’internazionalismo.
Al termine dell’incontro, Giosuè De Felici ha dichiarato:
“È stato un grande onore per me essere ricevuto all’Ambasciata di Cuba e poter discutere direttamente con l’Ambasciatore di una storia, quella della Rivoluzione cubana, che continua ancora oggi a rappresentare un punto di riferimento politico e ideale per milioni di persone nel mondo.
Io credo che a sinistra dobbiamo avere il coraggio di dirlo senza ipocrisie: Cuba non è un reperto del Novecento. Cuba è una Rivoluzione ancora viva.
La Rivoluzione cubana continua a rappresentare una sfida radicale all’idea che il capitalismo sia l’unico sistema possibile e che ogni aspetto della vita debba essere subordinato al profitto. Cuba ha scelto una strada diversa, mettendo al centro sanità pubblica, istruzione, uguaglianza sociale, solidarietà, indipendenza nazionale e internazionalismo.
Ed è proprio questo che parla alla mia generazione. In una società nella quale tutto sembra avere un prezzo, Cuba continua a difendere l’idea che esistano diritti che non possono diventare merci: la salute, l’istruzione, il lavoro, la dignità. È l’idea che prima del profitto vengano le persone.
Emozionante è stato vivere questo incontro nell’anno del centenario della nascita di Fidel Castro. Ricordare Fidel significa ricordare uno dei grandi protagonisti della storia contemporanea, un rivoluzionario che ha avuto il coraggio di sfidare l’imperialismo e di dimostrare che anche un piccolo popolo può scegliere di essere padrone del proprio destino.
Fidel non ha scelto la strada della rassegnazione. Ha scelto la Rivoluzione. Non ha accettato che il mondo fosse già scritto dai potenti, dalle grandi potenze e dagli interessi economici. Ha creduto nella possibilità di costruire una società nuova e ha dedicato la propria vita a quella battaglia.
Questo è ciò che Fidel rappresenta ancora oggi: la possibilità di trasformare un’idea in una forza collettiva, una forza collettiva in organizzazione e l’organizzazione in cambiamento. È il rifiuto dell’idea che la politica debba limitarsi ad amministrare l’esistente. È la convinzione che la storia appartenga anche a chi decide di lottare per cambiarla.
E questi principi non devono rimanere confinati a Cuba. Devono vivere anche qui, nei nostri territori, nei nostri quartieri, nelle nostre scuole, nei luoghi di lavoro e nelle nostre comunità. Devono tradursi nella difesa della sanità e della scuola pubblica, nella lotta alle disuguaglianze, nella dignità del lavoro, nel diritto alla casa e nella costruzione di una società più solidale.
Perché una Rivoluzione non comincia necessariamente dai grandi palazzi. Può cominciare da un quartiere, da una strada, da una scuola, da un circolo, da una comunità che decide di non accettare più come inevitabile ciò che inevitabile non è.
È questa la lezione che dobbiamo raccogliere: avere il coraggio di sognare una società diversa, ma soprattutto avere la forza di organizzarci per costruirla.
Voglio che i Giovani Democratici siano parte di questo percorso: non spettatori della storia, ma militanti capaci di trasformare i grandi ideali della giustizia sociale, della solidarietà e dell’internazionalismo in azione concreta.
Perché la storia non è finita e il futuro non è già scritto. Sta a noi scegliere se limitarci ad abitare il mondo che abbiamo ricevuto o avere il coraggio di costruirne uno nuovo.” Giovani Democratici.





