Gestione Ospedale San Paolo ed Rsa nel mirino, doppio esposto del Codacons

"Un discorso a parte merita quanto esposto sul focolaio scoppiato al S.Paolo, relativamente al quale si è portata all'attenzione della Procura della Repubblica di Civitavecchia anche la coraggiosa e preoccupante esternazione agli organi di informazione del Dott. Benedetti, riguardo la mala gestio dell'emergenza Covid presso il S.Paolo"

Il Codacons ha portato all’attenzione della Procura della Repubblica di Civitavecchia due esposti volti a chiedere alla Magistratura l’accertamento della gestione dell’emergenza Covid19, sia nella Rsa Madonna del Rosario (confidando che venga esteso anche al nuovo focolaio a Bellosguardo, incredibilmente scoppiato quando la pandemia Covid sarebbe ormai dovuta essere sotto controllo nelle Rsa), che all’Ospedale S.Paolo. “Ciò sulla scia degli esposti presentati dal Codacons nelle Procure di tutta Italia, dove la mattanza tra i più anziani e fragili ospiti delle Rsa sparse sul territorio nazionale fa contare dall’inizio di febbraio a metà aprile quasi 7.000 decessi nei pericolosi focolai di queste residenze, di cui più di un terzo, 2724 riconducibile con certezza a Covid, (ma l’elenco dei decessi si aggiorna ogni ora). Relativamente agli altri 4.000 venuti a mancare nelle Rsa, la positività si può solo supporre, poiché i tamponi non risultano esser stati fatti, prima delle cremazioni. Inoltre, alcune Rsa, come a Civitavecchia, sono state frettolosamente trasformate in Rsa- Covid pur non essendo queste ultime strutture sanitarie attrezzate come i nosocomi, laddove gli anziani residenti positivi, anziché esser trasportati subito in ospedale, sono stati condannati, da tale scelta, a un calvario che ha visto le loro famiglie precipitare nel baratro del terrore e della mancanza di notizie dei loro cari, a volte portati in ospedale troppo tardi e addirittura arrivati in ospedale malnutriti e disidratati, come si apprende da denunce pubbliche dei familiari. Grandi dubbi, inoltre, per i degenti negativi delle Rsa-Covid, che sono entrati in contatto con i positivi, e che arrivano anche dall’ospedale. I numeri di questi giorni ne sono la prova. Se questo fosse malauguratamente accertato dalle indagini della Procura, ma augurandoci che a Civitavecchia tutti indistintamente abbiano fatto il loro dovere e che finita l’emergenza ognuno potrà giustificare omissioni e ritardi, ma qualora al contrario venissero accertati dei reati, i responsabili dovranno essere perseguiti e puniti penalmente, per tutti i contagi e decessi avvenuti nelle Rsa a causa dell’ incapacità a gestire l’emergenza, per l’eventuale mancata adozione di tutti i provvedimenti previsti nei decreti emanati per affrontare la emergenza “coronavirus”, per la mancanza dei dispositivi di rianimazione, ventilatori, per la mancanza di tamponi, per il mancato screening mediante tampone per la mancanza delle mascherine e altri presidi sanitari o il loro mancato utilizzo, per il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro, per eventuale mancato rispetto dei protocolli. Oltre che, come si chiede all’Autorità Giudiziaria di accertare, per la decisione di trasferire persone dagli ospedali a strutture come Rsa per alleggerire strutture sanitarie allo stremo, senza tutelare le persone che erano già dentro le strutture (un progetto “suicida” visto che rischia di veicolare un contagio che già con le dinamiche normali si è rivelato letale per molti anziani ospitati nelle strutture). Riteniamo allora indispensabile che venga accertato se possano eventualmente sussistere nessi di causalità tra i decessi e i contagi abnormi nelle Rsa e le inadeguatezze del sistema sanitario nonché sull’operato della P.A., sia a livello nazionale che locale, ciascuno per le proprie competenze, laddove non si siano adoperate tempestivamente anche dotandosi dei mezzi adeguati per fronteggiare l’emergenza dettata dal coronavirus, o si siano compiute scelte poi rivelatesi letali per molti esseri umani. Comportamenti che, qualora accertati potrebbero far sorgere responsabilità e fattispecie penalmente rilevanti, sia a carico della P.A che dei privati coinvolti, quali concorso in omissione di soccorso, omesso controllo e vigilanza, ritardo nel compimento degli atti di ufficio, omicidio colposo plurimo, concorso in omicidio nel caso in cui i decessi fossero stati causati proprio dal ritardo nel compimento degli atti di ufficio e nell’omesso controllo e soccorso, reati di cui agli artt. 328 c.p. reato di rifiuto di atti d’ufficio, omissione, diffusione colposa di epidemia, concorso in strage, concorso in omicidio volontario, e/o dolo eventuale, reati in materia di sicurezza sul lavoro, violazione dell’art. 32 della costituzione, art. 40 del codice penale che afferma: ” non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo, reati di epidemia colposa, disciplinato dall’articolo 438 del codice penale, o anche il 448 c.p. e il 452 c.p. che stabiliscono le pene per chi attenti alla salute pubblica. Ma il Codacons chiede di verificare l’eventualità che i fatti accaduti possano configurarsi anche a titolo di reati, sia omissivi che attivi, per il dolo eventuale. Un discorso a parte merita quanto esposto sul focolaio scoppiato al S.Paolo, relativamente al quale si è portata all’attenzione della Procura della Repubblica di Civitavecchia anche la coraggiosa e preoccupante esternazione agli organi di informazione del Dott. Benedetti, riguardo la mala gestio dell’emergenza Covid presso il S.Paolo. Fin qui le doverose denunce alla Magistratura, che siamo certi darà anche a Civitavecchia le risposte che tutti i cittadini aspettano, in primis i parenti di contagiati e vittime, ma anche a tutti coloro che hanno dovuto rinunciare alle cure ospedaliere in questo frangente, e si sono aggravati. E sono molti. Risposte che stanno già arrivando a fronte delle prime inchieste partite nelle Procure del nord, e che stanno portando alla luce i responsabili della morte e del contagio di un numero anomalo e impressionante di persone. L’Associazione, per aiutare chi ritiene di aver subito un pregiudizio, ha inoltre diffuso un questionario dove i contagiati o i parenti delle vittime da Covid-19 possono segnalare e denunciare eventuali carenze, ritardi ed omissioni da parte degli organi sanitari sul fronte dell’assistenza resa. Il questionario è pubblicato sul sito www.codacons.it, o telefonando al numero verde 800.582493 Poi, è doveroso anche parlare di bravi amministratori pubblici e gestori privati che si sono distinti nella gestione di questa emergenza ed hanno saputo agire nell’interesse dei cittadini, dimostrando come sia possibile tutelarli anche a fronte di questa terribile pandemia. Sono gli esempi di buona gestione di strutture che hanno saputo proteggere sia i loro fragili degenti che gli operatori sanitari, fin dall’inizio, come la Casa per Musicisti G.Verdi, distante solo 1 Km. dal Pio Albergo Trivulzio di Milano, che non ha registrato neanche un caso di decesso o contagio. Best pratics di cui l’Italia ha bisogno. Oppure di Sindaci che, a differenza di altri, si sono rifiutati di trasformare le Residenze per anziani in Rsa-Covid, come quello di Bosco Marengo in Piemonte, o come quello di Mottafollone in Calabria, che per salvare da morte quasi certa gli anziani, ha emesso un’ ordinanza nella quale ha proibito il trasferimento di pazienti nella Rsa del paese, ordinando contestualmente di far eseguire i tamponi agli ospiti e al personale ai responsabili della Rsa “Mottafollone” e della casa di riposo “Sant’Antonio Abate”che si trovano nel suo territorio, in via preventiva. Così, come il Sindaco stesso ha dichiarato: «Evitiamo un nuovo Pio Albergo Trivurzio””, lo dichiara in una nota il CODACONS Civitavecchia.