Farmacie, come cambia il lavoro in tempi da coronavirus

I locali adottano tutti gli accorgimenti possibili: dispositivi di sicurezza personali, indicatori per la distanza da tenere fra le persone in attesa e plexiglas per ogni postazione occupata dal dipendente, utile a fare da schermo con il clienti

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Le farmacie in tempi da coronavirus sono fra le poche realtà commerciali ancora nella possibilità di operare. Al di là dei casi legati alle mascherine, con costi di acquisto sconsiderati, in riferimento al momento che si sta vivendo, come si stanno organizzando i gestori? Abbiamo parlato con i titolari di un esercizio privato e uno pubblico. “C’è un rapporto diverso con il cliente racconta Andrea Baldini, della Farmacia di San Liborio – diamo anche dei suggerimenti utili, le richieste e le domande sono tantissime. In questi ultimi giorni stiamo lavorando molto a domicilio, educhiamo proprio i clienti in questo senso, dicendogli che andiamo noi da loro”. Sfruttando il nuovo sistema che, grazie ad un numero che viene inviato al paziente dal suo medico di famiglia, permette al farmacista di stampare con un paio di passaggi la ricetta, evitando così all’utente di passare allo studio del medico stesso. “È un’iniziativa utile, già molto recepita delle persone, anche da quelle più anziane – racconta Dario Iengo, della Farmacia comunale Calamatta -. Riusciamo a lavorare, pur in condizioni straordinarie e di assoluta emergenza”. I locali adottano tutti gli accorgimenti possibili: dispositivi di sicurezza personali, indicatori per la distanza da tenere fra le persone in attesa e plexiglas per ogni postazione occupata dal dipendente, utile a fare da schermo con il cliente. Ma quali sono state le richieste più impellenti? Le oramai quasi introvabili mascherine ovviamente ma non solo: “Nelle ultime due settimane ho terminato i saturimetri da dito – rivela il dottor Baldini – uno strumento che consente di misurare e monitorare il grado di saturazione di ossigeno. Il coronavirus, oltre ai sintomi legati alla febbre e alla tosse, causa affanno e difficoltà respiratorie. Poi sicuramente i gel disinfettanti, che prepariamo anche di nostro per ovviare alla grande domanda”. “Ricevo circa 20 telefonate al giorno da clienti che chiedono le mascherine – spiega invece il dottor Iengo – purtroppo, almeno per ora, da noi non vengono distribuite. Vanno come priorità, giustamente, a chi lavora in prima linea, vale a dire ai medici e allo staff sanitario negli ospedali. Ma sarebbe importante che la gente, invece di chiedere mascherine o guanti, rimanesse a casa. Solo così si può uscire da questa emergenza”.