Csp, parla Carbone e sono fulmini e saette: “Non faccio lo zerbino della politica”

Intervistato dal noto giornalista Giampiero Romiti parla a 360°. "Sono i politici che devono fornirmi gli atti di indirizzo. D'Ottavio e Magliani? Sarebbe meglio che tutti pensassero con maggiore intensità a svolgere il proprio lavoro e non ad occuparsi troppo di quello degli altri. Cacciapuoti? Parla senza cognizione di causa”

Avvocato Carbone, dura la vita da presidente di Csp?

“Effettivamente c’è poco da stare allegri, ma se si ha entusiasmo e soprattutto spirito di sacrificio per il bene della società, l’orizzonte può colorarsi della possibilità di centrare obiettivi luminosi”.

Ha raccolto un’eredità spaventosamente misera, vero?

“Diciamo estremamente complessa. Roba da insopportabile mal di testa”.

Trascorsi appena due mesi dal suo insediamento, si sente un po’ più tranquillo?

“Magari. Le preoccupazioni sono addirittura aumentate”.

Colpa degli attacchi che, oltre alle forze di opposizione, le stanno sferrando gli esponenti della maggioranza?

“Guardi quello che dicono i grillini non mi turba più di tanto. Ed anzi invito l’ex assessore D’Antò nel mio ufficio così potrò fargli vedere cosa esattamente è accaduto durante la precedente gestione. Sono sicuro che non abbia minimamente idea di quello che è stato combinato. Capisco che debbano interpretare il ruolo di “avversari” politici, ma non li condanno proprio perché, come già detto, ritengo che sappiano poco o nulla di Csp”.

Invece lei ha capito tutto, giusto?

“Le confesso che all’inizio mi sono trovato immerso in un mare che più torbido non avrebbe potuto essere. E ogni volta che pensavo di aver trovato un po’ di limpidezza, ho dovuto ricredermi”.

Come sarebbe a dire?

“Semplice. Ho scoperto una situazione generale simile ad una intricatissima matassa e per sbrogliarla ho dovuto affrontare un duro e certosino lavoro. Dopodichè, finalmente, è stato possibile avviare il nuovo corso dell’azienda”.

Ma dopo un periodo di calma piatta ovvero di silenzio da parte degli esponenti della maggioranza, s’è scatenato un turbinìo di attacchi contro di lei. Come la mettiamo?

“Per certi versi sono rimasto basito. Ma, per dirla tutta, mi sono pure chiesto se stessi sognando. Ho infatti letto delle amenità assolutamente insensate”.

Presidente che fa, va sul pesante?

“Niente affatto, mi attengo alla pura e semplice realtà”.

Che fa rima con verità?

“Certo che sì. E occorre ricordare ai nostri cari politici che lo scorso 10 marzo, in base ad una completa relazione presentata sulla situazione di Csp, li ho invitati ad un confronto che avrebbe dovuto delineare la strada da seguire per la definizione del vero e proprio piano di risanamento”.

E cos’è accaduto?

“Non ho ricevuto alcuna indicazione o meglio indirizzi specifici”.

Bè, la politica che viene meno alla sua mansione, fa a cazzotti con il basilare principio delle responsabilità che deve assumersi. Le pare?

“Direi proprio. Sono loro, i politici, che, se sollecitati devono fornire gli atti di indirizzo. Vogliamo scherzare che debba essere il sottoscritto a prendere iniziative personali? No, non ci siamo”.

Lei però è stato chiamato a svolgere una funzione importantissima. Se ne rende conto?

“Sicuramente. Ma, bene inteso, in totale autonomia gestionale. A me spetta l’incombenza di salvare Csp, che non è impresa agevole. Non devo chiedere autorevolezza, mi deve essere riconosciuta!”

Quindi questa martellante richiesta della presentazione del piano di risanamento è così inopportuna da mandarla su tutte le furie?

“Indubbiamente. E se necessario, lo ripeterò fino alla noia: sono i signori della giunta Tedesco, nessuno escluso, che devono tracciare il percorso da seguire per rendere efficienti tutti i settori, che automaticamente rientrano nella sfera d’azione di Csp”.

Sia sincero, mal sopporta le pressioni che sta subendo?

“Non le tollero, decisamente. Non sono infatti compatibili con l’incarico che ricopro. Ecco, questo se lo mettano bene in testa coloro che le stanno esercitando”.

Si riferisce a D’Ottavio e Magliani?

“Sarebbe meglio che tutti pensassero con maggiore intensità a svolgere il proprio lavoro e non ad occuparsi troppo di quello degli altri”.

E di Cacciapuoti che dice?

“Parla senza cognizione di causa”.

Si riferisce alla netta contrarietà espressa dal capogruppo leghista alla consulenza concessa all’ingegnere ambientale Francesco Girardi?

“Sicuro. Ho ritenuto di affidare un incarico essenziale ad un professionista di altissimo profilo quale il suindicato. Che, per un anno di preziosissimo supporto, percepirà ventimila euro lordi. Se non si è capito bene, lo ripeto: ventimila euro lordi. E Cacciapuoti si permette di alzare tutto quel polverone”.

Senta presidente, non sarà che chi la contesta lo fa perché pretende che un super manager, presumibilmente retribuito lautamente, debba offrire un apporto maggiormente consistente?

“Pensare stupidaggini del genere è davvero assurdo. Comunque vorrei rendere noto ai miei detrattori che da quando ho preso in mano le redini di Csp, mi sto spaccando le meningi sedici ore al giorno per sistemare la società. E sa a quanto ammonta il mio faraonico stipendio?

Già che ci sta, lo dica

“Poco più di mille euro al mese netti”.

Le è mai venuto in mente di mandare a quel paese tutto e tutti?

“Mai. Ho accettato con entusiasmo la nomina ben sapendo che avrei percepito la suddetta somma , che però non ha inciso sulla mia determinazione di rendere un buon servizio ai cittadini e nel contempo offrire la certezza di un lavoro stabile ai nostri dipendenti”.

Quali sono al momento gli obiettivi che s’è prefissato di centrare in tempi sperabilmente non biblici?

“Punto a ridurre i costi di gestione e a razionalizzare il funzionamento della società”.

Facciamo un piccolo passo indietro: la preoccupa l’ultimatum lanciato dal vice sindaco Grasso riguardante sempre e soltanto ‘sto benedetto piano di risanamento?

“Ci risiamo. Lui e i suoi amici assessori, ognuno per il proprio ambito, presentino un disegno ben delineato e farò di tutto per metterlo in pratica. Inutile continuare a parlare del nulla, nel senso che, volendo mutuare il famoso romanzo di Pirandello, lo strombazzatissimo “piano” può essere uno, nessuno, centomila”.

Ma se il leader de “La Svolta” decidesse di restituire la delega alle partecipate al sindaco e quest’ultimo scegliesse di sacrificarla ovvero toglierle la fiducia per non incrinare la maggioranza?

“Ne prenderei atto, gli stringerei la mano e amici come prima. Io non ho assunto la carica per fare lo zerbino della politica. Non guardo in faccia a nessuno e se dovessi andar via mi rimarrebbe solo il rammarico di non aver potuto rimettere in sesto un’azienda, che abbisogna di una cura da cavallo e tanta, tantissima competenza”.