Crisi indotto Enel, poche certezze dal tavolo regionale. Oltre 400 i posti a rischio per i soli metalmeccanici

Giovedì assemblea dei lavoratori a Tvn. In crisi ci sono anche le imprese portuali impegnate a diverso titolo nelle operazioni di movimentazione del carbone e i dipendenti Enel

“Non guardate ai dati sui licenziamenti nell’indotto a Torre Nord in modo parziale, guardate il quadro d’insieme, e allargate l’orizzonte anche oltre”. Il segretario territoriale della Fiom Cgil, Giuseppe Casafina, lo dice a chiare lettere da fuori ai cancelli di Tvn e con scoperta preoccupazione, perché bisogna capire che quella che si è aperta su Torre Nord è la madre di tutte le vertenze del territorio, la vertenza delle vertenze, quella che convoglia, da un certo punto di vista, gli esiti di processi storici che hanno a che fare con l’identità della città a partire dal secondo dopoguerra. Su un totale di 460 lavoratori dell’indotto, a riconversione a gas ultimata, ad avere ancora un posto di lavoro sarebbero probabilmente non più di 40 persone. E questa è ancora solo la punta dell’iceberg: in crisi ci sono anche, come noto, le imprese portuali impegnate a diverso titolo nelle operazioni di movimentazione del carbone. E poi i dipendenti Enel. Una situazione che si sta progressivamente delineando come un vero e proprio cataclisma in termini di tenuta del sistema sociale cittadino e che impone da parte di Enel soluzioni che vadano quanto meno a integrare l’eventuale trasformazione del sito produttivo con altri investimenti. All’indomani del tavolo istituzionale sul lavoro svoltosi ieri in Regione, però, le preoccupazioni dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali che seguono la vertenza — la Fiom Cgil e la Uilm, con la solidarietà dell’Usb — restano drammaticamente immutate. Presenti per la Regione gli assessori Claudio Di Berardino (Lavoro) e Gian Paolo Manzella (Sviluppo Economico), organizzazioni sindacali e datoriali, Enel e la delegazione del Comune composta dagli assessori al Lavoro e all’Ambiente, rispettivamente Claudia Pescatori e Manuel Magliani, e dal consigliere Barbara La Rosa. Tre le direttrici emerse dall’incontro: la trattazione della vertenza di Civitavecchia in un tavolo dedicato; l’immediata soluzione della crisi dei metalmeccanici; l’avvio di una trattativa concreta per soluzioni alternative. Si vedrà nei prossimi giorni come si consolideranno questi intenti, ma “una generica disponibilità a ragionare non ci basta — ha detto ancora Casafina — dal momento che bisogna trovare subito soluzioni che possano consentire di reintegrare le persone che hanno già perso il posto di lavoro”. Quello che si preannuncia come un lento e inesorabile stillicidio, infatti, fa contare al momento 12 persone licenziate dalla ditta Armeni e altrettante dalla Mosis, le ultime delle quali non hanno visto il rinnovo del contratto di lavoro a tempo determinato, scaduto domenica. Per far fronte all’emergenza i sindacati propongono il mantenimento degli appalti cancellati per le manutenzioni. La proposta è la stessa della delegazione del Comune, come si legge nella nota diramata questo pomeriggio da Palazzo del Pincio: “La nostra richiesta è che Enel garantisca la manutenzioni già affidate — afferma l’assessore Pescatori — scongiurando quindi la perdita anche di un solo posto di lavoro”. In questo senso dovrebbe andare l’azione della Regione Lazio che, come spiega ancora la Pescatori, “si è riservata di convocare il colosso energetico nell’immediatezza per discutere delle gravi problematiche occupazionali emerse nel comparto dei metalmeccanici”. Una strada che al momento però appare impraticabile. Enel infatti sembra non voler recedere dal suo intento, che si traduce in un taglio del 20% della spesa sulle manutenzioni. Le organizzazioni sindacali ribattono affermando che per un impianto praticamente fermo da mesi la manutenzione va pensata anche e soprattutto in termini di garanzia della sicurezza del sito, e su attività di questa natura chiedono il reintegro dei lavoratori licenziati, in attesa dell’avvio di soluzioni alternative. Alternative che al momento hanno più l’aspetto di una nebulosa di incertezze che di una concreta speranza, per quanto il Comune provi a ribadire alcuni punti fermi: “L’attenzione alla tutela dell’ambiente e della salute — ha detto Magliani — ci impone di non subire scelte e mantenere la guardia alta, ad esempio su ipotesi di smaltimento dei rifiuti attraverso termovalorizzazione o simili”. Eppure questa dovrebbe essere l’ultima delle preoccupazioni, dal momento che lo stesso Ministro, Matteo Salvini, dal palco della campagna elettorale per il ballottaggio, aveva assicurato che qualsiasi decisione riguardi il territorio sarebbe stata assunta di concerto con il Comune. Intanto il presidio permanente dinnanzi ai cancelli di Tvn andrà avanti fino a domenica, come anche lo sciopero degli straordinari e della reperibilità, mentre giovedì alle 11 i lavoratori saranno in assemblea al piazzale d’ingresso al sito. A parte la doverosa visita istituzionale del sindaco, Ernesto Tedesco, nei giorni scorsi, spicca la macroscopica assenza delle forze politiche cittadine, ad eccezione di Onda Popolare e di Potere al Popolo, che è comunque fuori dal consiglio comunale.