I primi che devono esserci ci sono. I lavoratori metalmeccanici fanno la loro parte, in termini di mobilitazione, di adesione allo sciopero degli straordinari e della reperibilità. Ci sono in termini di presenza. E infatti erano oltre duecento stamattina dinnanzi ai cancelli della centrale di Torre Valdaliga Nord, all’assemblea indetta dalle organizzazioni sindacali per fare il punto sulla drammatica vertenza che riguarda l’indotto Enel, ma che rischia di allargarsi come uno tsunami nei prossimi mesi. I metalmeccanici ci sono, ma il problema è che intorno c’è il vuoto, o poco più. In estrema sintesi, per come stanno al momento le cose, è questo il tratto che caratterizza questa crisi epocale, per quanto possa sembrare paradossale. A tenere le fila dell’assemblea c’era stamattina il solo rappresentante della Fiom, Giuseppe Casafina, che ha relazionato gli operai sugli esiti del tavolo istituzionale sul lavoro di inizio settimana, precisando quanto già riferito a margine dell’incontro svoltosi alla Pisana: “Al momento Enel non dà soluzioni — ha dichiarato — e noi non ci stiamo a discutere sulla base di questa impostazione, perché vogliamo un vero piano di sviluppo”. Già, ma il piano di sviluppo non possono certo inventarselo i lavoratori, né i sindacati. Enel la sua ipotesi per Tvn l’ha chiaramente illustrata già da novembre al Ministero: riconversione a gas e fine della storia. Di sicuro, quindi, non è dall’azienda che ci si deve aspettare una qualche forma di iniziativa per questo non meglio precisato sviluppo alternativo di cui tutti parlano ma di cui, al momento, non si intravede alcuna concretezza. Quindi, cosa fare? Nell’immediato la richiesta della Fiom per il ricollocamento dei metalmeccanici continua a essere quella della presentazione di un piano ordinario e straordinario per le manutenzioni in centrale, che consenta di recuperare gli oltre venti lavoratori che sono già stati licenziati. E dopo? Il futuro è tutto da scrivere. Chiaro è che questa vertenza non può restare circoscritta a Torre Nord e ai soli metalmeccanici. Casafina stamattina in assemblea lo ha ripetuto: “Gli unici che sono sempre stati presenti qui al nostro fianco — ha detto — sono i lavoratori delle mense, dei servizi, gli elettrici e i portuali, e con loro dobbiamo costruire questa lotta. La realizzazione di un bacino di carenaggio e della darsena grandi masse è ciò che per il futuro può garantire il settore metalmeccanico e su questo si farà un ragionamento pubblico il prossimo 24 luglio, giornata per la quale i portuali hanno annunciato le loro iniziative di lotta e alle quali bisognerà dare il nostro contributo”. Quindi, l’altro punto fermo nell’immediato è saldare le rivendicazioni dei portuali a quelle dei metalmeccanici, unificare intanto questi due fronti. Poi chissà, potrebbero aggiungersi anche gli elettrici, con cui i rapporti non possono che essere storicamente più complessi ma i quali, comunque, stanno iniziando anche loro a ragionare. Insomma, la classe operaia ci sarebbe. Il punto è che serve chiara concretezza. E stamattina, infatti, dall’assemblea si è iniziata a levare qualche voce in tal senso. Alcuni lavoratori hanno lamentato l’assenza delle altre sigle sindacali che inizialmente avevano aderito alle iniziative di lotta. “Ci sono lavoratori iscritti ad altri sindacati che non vengono debitamente informati della situazione, perché? E perché questi sindacati non sono qui?”, questi gli interrogativi che si sono levati a più riprese. Intanto la Fiom ha annunciato che il presidio dinnanzi alla centrale andrà avanti anche per tutta la prossima settimana e che lo sciopero della reperibilità e degli straordinari proseguirà fino a quando Enel non darà risposte sulle richieste più urgenti, il che potrebbe essere a fine mese, per quando si dovrebbe aggiornare il tavolo permanente chiesto dai sindacati. Nel frattempo bisognerà vedere anche come evolverà il confronto  sul piano politico e istituzionale, sia in consiglio comunale sia in Regione. Una seria riflessione sulla realizzazione di un bacino di carenaggio e della darsena grandi masse, infatti, ha un respiro strategico sul piano nazionale e non semplicemente localistico, come anche il futuro dell’impianto di Tvn. Le variabili in campo sono innumerevoli, come anche gli interessi. Si tratterebbe di passare da un’idea di porto tutto sommato statica e più o meno succube di logiche che appaiono per certi versi speculative, a un’idea in cui la comunità intera si faccia parte attiva in un’azione rivendicativa nell’interesse della collettività. Ciò che forse non è mai ancora veramente avvenuto nella storia di Civitavecchia dal dopoguerra a oggi.