Con “Non è vero ma ci credo” il pubblico del Traiano torna a sorridere

Enzo Decaro grande mattatore. Una commedia in versione moderna di una commedia del 1942, davvero ben orchestrata nei suoi vari momenti

Una commedia divertente, leggera, che ha riportato un po’ di serenità nell’animo di chi ha deciso di staccare la spina per un paio di ore da un’attualità estremamente pesante. “Non è vero ma ci credo”, commedia di Peppino De Filippo con un Enzo Decaro protagonista perfetto di uno spettacolo ha conquistato il pubblico del Teatro Traiano. Una commedia in versione moderna di una commedia del 1942, davvero ben orchestrata nei suoi vari momenti. Precisa e senza passaggi a vuoto è stata la regia di Leo Muscato. Centrati nei vari personaggi che si sono dipanati durante la storia tutti gli attori, Francesca Ciardiello, Carlo Di Maio, Roberto Fiorentino, Massimo Pagano, Gina Perna, Giorgio Pinto, Ciro Ruoppo, Fabiana Russo, Ingrid Sansone. “Non è vero… ma ci credo” è una “tragedia” tutta da ridere, con Decaro grande mattatore. Dall’opera teatrale è stato in seguito tratto l’omonimo film del 1952, diretto da Sergio Grieco, con lo stesso De Filippo nei panni di Savastano.

La trama. L’avaro, avarissimo imprenditore Gervasio Savastano, vive nel perenne incubo di essere vittima della iettatura. La sua vita è diventata un vero e proprio inferno perché vede segni funesti ovunque: nella gente che incontra, nella corrispondenza che trova sulla scrivania, nei sogni che fa di notte. Forse teme che qualcuno o qualcosa possa minacciare l’impero economico che è riuscito a mettere in piedi con tanti sacrifici. Qualunque cosa, anche la più banale, lo manda in crisi. Chi gli sta accanto non sa più come approcciarlo. La moglie e la figlia sono sull’orlo di una crisi di nervi; non possono uscire di casa perché lui glielo impedisce. Anche i suoi dipendenti sono stanchi di tollerare quelle assurde manie ossessive. A un certo punto le sue fisime oltrepassano la soglia del ridicolo: licenzia il suo dipendente Malvurio solo perché è convinto che porti sfortuna. L’uomo minaccia di denunciarlo, portarlo in tribunale e intentare una causa per calunnia. Sembra il preambolo di una tragedia, ma siamo in una commedia che fa morir dal ridere. E infatti sulla soglia del suo ufficio appare Sammaria, un giovane in cerca di lavoro. Sembra intelligente, gioviale e preparato, ma il commendator Savastano è attratto da un’altra qualità di quel giovane: la sua gobba. Da qui partono una serie di eventi paradossali ed esilaranti che vedranno al centro della vicenda la credulità del povero commendator Savastano.