UNA “RICCA” RIGENERAZIONE URBANA – Non si tratta di un sogno proibito, men che meno di un’illusione di perdersi tra le pieghe dell’impossibile. Piovono dal cielo del Ministero degli Interni ben cinquemilioni e centomila euro ed ecco che l’amministrazione “tedeschista” si trova catapultata in una piacevolissima realtà. Quella di inaugurare il “ventiventidue” con la “dorata” chance di mettere mano ad importanti opere in grado di lasciare un’impronta indelebile e , facciano pure gli scongiuri gli addetti governativi, di proseguire a centrare altri luminosi obiettivi, utili, soprattutto, per far dimenticare i primi due anni e mezzi di legislatura vissuti in maniera piatta, insomma deludente e manco poco. Certo , ci sarà da capire (e da vedere) come e se verrà impiegato bene il malloppo finito nel forziere di Palazzo del Pincio, ma cavalcare l’ottimismo conviene e giova alla salute. Comunque è vero pure che, secondo un vecchio e saggio adagio, tra il dire e il fare …, epperò l’importante resta che sia disponibile questo tesoretto per farne un utile uso. Intanto si registra, e non poteva essere diversamente, la straripante soddisfazione del sindaco Tedesco, il quale ha rivolto un sentitissimo ringraziamento agli Assessorati di Ambiente e LL:PP , e al loro dirigente, “per il grande lavoro svolto, che sta alla base del risultato ottenuto”. Al settimo cielo, naturalmente, anche i responsabili dei due settori, Magliani e D’Ottavio. L’uno, in overdose di euforia, ha sottolineato che “era importante spingere l’acceleratore sul recupero anche nelle zone periferiche. Abbiamo <faticato> molto su questo e non può non rendermi felice (cosa che non gli era riuscita l’estate scorsa quando è scoppiato il “bubbone” della piattaforma del Pirgo – ndr -) il cospicuo riconoscimento ottenuto”. L’altro, che forse non s’aspettava una sorta di <manna dal cielo> del genere dopo così poco tempo dal suo rientro fra i ranghi della Giunta, s’è invece dimostrato sicuramente assai contento, ma non sorpreso per tanta <grazia> in quanto “ questo bellissimo risultato è il frutto dell’attività iniziata nel 2019 (ovvero quando c’era un esponente di Forza Italia alla guida dei Lavori Pubblici e quindi a buon intenditor poche parole: è opportuno che si sappia di chi è il merito politico ! – ndr -) per la quale ci tengo ad esprimere gratitudine al mio predecessore Sandro De Paolis. Ora mi auguro che i progetti procedano speditamente (ecco, al riguardo, dovesse ripetersi l’esperienza del muro caduto in via Isonzo, che da quasi tre anni giace in terra “esanime”, meglio incrociare le dita – ndr -)”. Bene, terminata la “spremuta” di entusiasmo da parte dei pezzi da novanta della maggioranza, ecco dove finiranno gli euro suindicati: 1) 3 (tre) milioni nell’area mercatale; 2) 500.000 nella scuola “A. Cialdi”; 3) 500.000 nella scuola “C. Laurenti”; 4) 600.000 nell’arredo urbano, essenzialmente riguardante le periferie; 5) 500.000 nel viale Garibaldi per quel che concerne il restyling (che, non andato ancora in “onda” alcun progetto, non è dato sapere di cosa si tratti – ndr -). PS – Bellissima notizia ‘sti cinque milioni e centomila euro, nessun dubbio. E colpisce che il grosso della somma sia stato destinato per il mercato. Che, tanto per non dimenticarlo, già nel recente passato è stato oggetto di corposa (ossia costosa) “attenzione” senza peraltro soddisfare appieno le aspettative e le esigenze degli operatori del settore, viste le reiterate e non proprio tenere proteste susseguitesi fino all’altro ieri. Oltre tutto i tre milioni lì destinati rappresentano financo un sicuro motivo di orgoglio per il neo assessore al commercio Dimitri Vitali, al quale non si farebbe certo torto affibbiare il sontuoso appellativo di novello “Caio Giulio Cesare” dato che il suo freschissimo ingresso nell’esecutivo è coinciso con un portentoso “veni, vidi, vici”: tanto di cappello, complimentissimi ! E adesso non rimane che attendere gli sviluppi della situazione e cioè in che modo la non micragnosa somma dei sei miliardi (e oltre) del vecchio conio serva realmente a rendere splendida splendente e finalmente funzionale l’intera zona di Piazza Regina Margherita affinchè diventi il cuore pulsante della città e uno dei maggiori poli attrattivi per i turisti con riferimento precipuo ai crocieristi. Che oltre ad apprezzarlo esteticamente (ci si aspetta tra l’altro che qualcosa di importante possa accadere anche dal punto di vista del design: con tre milioni di euro a disposizione attendersi anche dei “guizzi” particolarmente straordinari non è poi una insensata pretesa – ndr -) avranno pure modo di offrire una spinta economica ad un settore che rischia (e sarebbe una iattura gigantesca , perché mercato del pesce, bancarelle e tutto il resto fanno parte di una smagliante tradizione da difendere coi denti – ndr -) di finire nel tritacarne della grande distribuzione.
L’IMPIANTISTICA SPORTIVA NON PUO’ (PIU’) ATTENDERE – L’argomento è di quelli che sarebbe meglio non affrontare mai, per evitare di farsi il sangue amaro. Si sa, però, che scappare dalla realtà è il classico tentativo del trionfo della pusillanimità probabilmente “familiare” ai qualunquisti da strapazzo, ma vietata a chi svolge un’attività con la A maiuscola perché di pubblico interesse qual è appunto la politica. Si capisce, allora, perfettamente che in una città come la nostra, che di sport si è sempre nutrita in maniera straordinaria, che di campioni a livello internazionale ne ha sfornati a iosa, in questa città, si diceva, appare irreale dover “soffrire” per la fatiscenza di non pochi impianti praticamente ridotti ai minimi termini da anni di incuria e di fatto nella condizione di rivelarsi inservibili da un momento all’altro. E, seppure in ritardo (comunque meglio che mai – ndr -) , il grido d’allarme s’è levato forte e chiaro al punto di diventare addirittura un urlo terrificante che neppure il Tarzan dei Tarzan. Già, dev’essere proprio così , altrimenti non si sarebbe svolto un summit tra sindaco Tedesco, gli assessori Roberto D’Ottavio ( Lavori Pubblici) ed Emanuela Di Paolo (Bilancio) e il Delegato allo Sport. Incontro ad alto livello, dunque. Che non è passato inosservato, visto che puntualmente ha trovato ampio spazio in un servizio, annunciato da un titolo d’effetto e assai concreto : “ Iacomelli: un piano speciale triennale per risolvere i problemi” (Trc, 12 gennaio). Be’, non si può non sognare di flirtare con una conturbante dose di ottimismo se ritrovassero il naturale splendore il PalaGalli, la piscina comunale di via Maratona, il PalaSport “Insolera-Tamagnini”, il PalaMercuri, lo stupendo complesso dedicato a rugby e atletica leggera”Moretti-Della Marta” e il PalaGrammatico. E conforta l’intenso (e determinato)impegno che intende di produrre il giovane esponente “azzurro”, responsabile del settore, il quale ha garantito che “per superare le numerose difficoltà esistenti, come amministrazione abbiamo deciso di intervenire con forza e soprattutto con provvedimenti i mirati. Parleremo – ha aggiunto – con la dirigente dei servizi finanziari per stabilire un capitolo di bilancio con l’obiettivo di non dover lasciare a nessun costo sole le associazioni sportive ed in civitavecchiesi che frequentano gli impianti. Specie – conclude Iacomelli – quelli che accolgono le discipline acquatiche perché hanno maggiore bisogno nell’immediato”. PS – Sicuro, meritevole di essere sottolineato l’intervento del delegato . Intervento che nel contempo offre la ghiotta occasione di puntare il riflettore sull’importanza della politica della sport, che troppo spesso viene colpevolmente snobbata o considerata di serie B perché evidentemente supportata da soggetti privi della cultura specifica e ingabbiati nella propria ristrettezza mentale, determinante per restare ancorati, ahinoi, ad un misero provincialismo. Basterà ricordare – a meno che oltre alla maledetta pandemia, qui da noi non sia esploso pure il virus della smemoratezza – quale e quanto spessore abbia ottenuto il nostro Bel Paese con il successo calcistico continentale della truppa di Mancini; con gli strabilianti ori, argenti e bronzi collezionati alle Olimpiadi di Tokyo, gli stessi alle Paralimpiadi e via via gli innumerevoli altri successi sempre finiti sulle prime pagine dei quotidiani, delle aperture dei telegiornali e di tutto ciò che facesse veicolare la grandezza della nostra Italia grazie allo sport. Ed è ciò che, fatte naturalmente le dovute proporzioni, ha sempre caratterizzato Civitavecchia, dalla boxe, al calcio, al nuoto, alla pallanuoto, all’atletica leggera, al ciclismo, alla ginnastica artistica, alla pallamano, al canottaggio, al surf e via dicendo. Di qui l’obbligo di mantenere sempre tirato a lucido un patrimonio importante e determinante per l’ottenimento di una costante e crescente considerazione quale l’impiantistica sportiva. Ed è auspicabile che il delegato Iacomelli dia seguito immediatamente alle sue magnifiche parole, alcune delle quali particolarmente rimarchevoli. Cioè: “Vogliamo intervenire con decisioni mirate”. Ecco, sarà determinante monitorare in modo maniacalmente capillare l’attuale stato di salute degli impianti, dopodiché stilare una sorta di graduatoria riservata ai lavori più urgenti da avviare nelle strutture con le maggiori fatiscenze. E non dimenticare che, ad esempio, il PalaGalli non ha solo valenza locale ma anche ed essenzialmente regionale (e nazionale) e, sapendo che solo a Roma e in pochissime altre città laziali ce ne sono del “nostro” livello, non può non essere considerato una preziosissima risorsa. Sia per la Federazione Italia Nuoto che si avvale della vasca di viale Lazio per incrementare specialmente l’attività giovanile (che è e rimane imprescindibile per la “costruzione” dei campioni del futuro – ndr -) , sia per chi ha l’incombenza (mica da ridere – ndr -) della gestione poiché ogni manifestazione che vi si svolge sotto l’egida della Fin viene lautamente risarcita. Tuttavia sarebbe un errore colossale se – oltre a sollecitare l’efficientamento energetico (indispensabile per rendere considerevolmente meno pesanti le spese per il riscaldamento dell’acqua e del vasto spazio interno) – non si sistemassero immediatamente le parti maggiormente compromesse ovvero la vasca e gli spogliatoi. Daje Matte’!
FABIO ANGELONI : “FONDAZIONE CARICIV DA… RIFONDARE “ – Cos’è un sassolino gettato in uno stagno così calmo e silenzioso da non “sopportare” neanche la minima increspatura? Non esattamente. Si tratta, anzi, di un pesantissimo macigno lanciato dal noto giornalista, fedelissimo del sindaco della “Perla del Tirreno” Pietro Tidei, che spalanca le porte ad un dibattito che potrebbe sicuramente rivelarsi di estremo interesse sia per la città di Civitavecchia che per l’intero territorio. La sintesi nuda e cruda della clamorosa sortita è stata scolpita nel titolo del suo pezzo apparso su un sito telematico (“Serve una Nuova Fondazione del Terzo Settore aperta a tutte le società sportive, le associazioni culturali e del volontariato”) nel quale Angeloni chiede , e sicuramente si chiede, : “A che serve questa Cariciv ?”. Solo una avventata (o presuntuosa, a detta di taluni – ndr -) provocazione ? O forse una delle non inconsuete sparate che provocano tanto rumore per nulla ? Sbagliato, è roba seria. E Angeloni spiega che è un rumore giustificato in quanto : “dopo la catastrofica sentenza di Lugano è il momento che la città e per essa la politica si interroghino sulle varie soluzioni, che a mio modo di vedere sono tre. La prima: il commissariamento ad opera del Prefetto; la seconda: la fusione con un’altra Fondazione ( Viterbo o Rieti); la terza: trasformazione in una Fondazione secondo il codice del Terzo Settore recentemente aggiornato”. Poi una scudisciata dolorosa all’attuale vertice: “Dei 25 milioni di euro investiti nella truffa svizzera tornano a casa appena 5/600 mila euro al netto delle spese legali (700 mila euro) e degli accantonamenti. Il falò dei soldi civitavecchiesi negli ultimi dieci anni è stato mostruoso e, non bastassero le continue e illegittime elargizioni avvenute, è inaccettabile che l’attuale management sia sovraffollato e troppo costoso” (Big Notizie, 4 gennaio). E sulla scia della chiara e netta presa di posizione “angeloniana”, anche Italia Viva comitato Polo Civico. Che ha mirato subito al cuore del problema dichiarando che: “ la sorte della Fondazione Cariciv sembra proprio segnata dopo aver raccolto dal verdetto svizzero solo briciole, che peraltro non può usare a favore del territorio ma deve reimmettere nel capitale investito”. “I bilanci – si legge ancora nella nota di IV – dimostrano che ormai gli interessi dei 29 milioni in polizze e obbligazioni servono praticamente solo a coprire i costi del C.A., di stipendi e di parcelle: si tratta di un lusso che Civitavecchia e il suo territorio non si può permettere. Ci rivolgiamo – ecco la conclusione – alla politica che fino ad oggi si è girata dall’altra parte e ci piace molto l’idea di trasformare la Cariciv in una Fondazione largamente partecipata non solo dalle associazioni, ma anche dai cittadini e soprattutto dalle imprese aperte alle donazioni che troverebbero così più trasparenza e un’adeguata collocazione con un management molto più economico” (Trcgiornale.it, 8 gennaio). PS – Ad aggiungere rilevanza all’attacco di Fabio Angeloni e dei rappresentanti di Italia Viva, a nostro avviso c’è quella della mancata replica e magari di una secca smentita a talune affermazioni da parte dei maggiorenti della Fondazione. In particolare la sottolineatura della deludente sentenza di Lugano, senza sminuire il velenoso “passaggio” sull’eccessivo costo provocato dal sovraffollamento dello “stato maggiore”, non ci sembra possa o debba essere definita una facezia, insomma “robetta” da segregare nell’indifferenza. E per questo, soprattutto, pensiamo che la professoressa Gabriella Sarracco, indomita paladina della trasparenza e dei comportamenti basati sulla correttezza, farebbe cosa buona e giusta se confezionasse una risposta chiara, precisa e convincente per mettere in fuga le ombre che potrebbero essersi addensate sulla Fondazione che presiede.