Cattivi pensieri, di Giampiero Romiti. Riconversione a gas, settimana intensa. E all’improvviso spuntò il biometano

Nuovo editoriale del noto giornalista. Questa settimana dedicato esclusivamente alle tematiche ambientali dopo una settimana di fuoco

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TVN A GAS, A CHE PUNTO SIAMO ? – Bella domanda. Ma da chi dovrebbe arrivare la risposta se non dalla classe dirigente? Che, per quanto concerne la importantissima questione legata alla trasformazione della Centrare Enel di Torre Valdaliga Nord, non dirige una mazza. O meglio, dà l’impressione di infischiarsene. Per un brevissimo periodo si sono registrate prese di posizioni alquanto energiche, man mano si sono poi affievolite fino a piombare in un silenzio assoluto, avvolto dalla sospetta complicità con il gigante energetico che (guai a dimenticarlo e nessuno s’azzardi a mostrare segni di insofferenza o di rottura di coglioni) da settant’anni tondi tondi (massì, salterà pure fuori qualcuno che li consideri pochi…) dispone di questo territorio con il piglio dell’indomabile conquistatore. Inoltre, oggigiorno, ad ogni stormir di fronda sull’argomento Tvn, illustri replicanti del nulla (politici e financo giovani manager che dovrebbero con entusiasmo cavalcare nuove tecnologie energetiche capaci di spalancare orizzonti col colore dell’occupazione e della limpidezza ambientale) condiscono i propri discorsi, gonfi di aria fritta, con quella parolina, “transizione”, per spiegare l’indispensabilità dell’impiego del gas prima di abbeverarsi alle fonti delle “rinnovabili”. Basta poco insomma perché lorsignori si sentano paghi di aver affibbiato una sciocca illusione a chi, a bocca aperta, non è stata fornita la completa e corretta informazione che detta “transizione” durerà, se tutto va bene, almeno vent’anni. Quindi: campa cavallo… E’ così dunque che funziona dalle nostre parti: pochi sussulti dagli amministratori evidentemente già inebriati dagli effetti… soporiferi del gas; da sindacalisti frenati dalla preoccupazione di scatenare l’immancabile guerra tra poveri pur sapendo che l’annunciata riconversione non coinciderà con l’esplosione festosa dei posti lavoro; dall’intero mondo politico che, per non deludere i cittadini elettori, mostra insofferenza nei confronti dell’Ente Elettrico, della Regione (dalla Pisana arriva comunque una folata di speranza grazie al “zingarettiano” Gino De Paolis che, oltre a dichiararsi ostile al gas, ha bloccato la Commissione Lavori Pubblici, Infrastrutture, Mobilità e Trasporti e nel contempo s’è detto disposto ad aprire una consultazione in città: buon segno!) e del Governo, ciononostante evita di costringerli con un’azione pressante ad abbandonare l’idea di ricorrere ad un impianto che non promette sicuramente di trasformare magicamente polveri sottili e tutto ciò che viene chiamato inquinamento in elisir di salute di ferro. E, ahinoi, eccellenti rappresentanti votati dal popolo ricorrono al patetico tentativo di salvare la faccia (ormai persa irrimediabilmente) pensando (“sforzo” inutile, poverini: l’anello al naso non lo porta più nessuno) di far passare  la strombazzata “transizione” per una sorta di manna dal cielo (che continuerà ad essere sempre meno blu). Significa forse qualcosa tutto ciò ? Più di qualcosa. Se non altro perché, rispetto a quello che succede altrove, qui gli schieramenti politici (di maggioranza e di opposizione) non osano coalizzarsi per scongiurare il pericolo della schiavitù energetica.  E al riguardo le cronache sono piene di avvenimenti assai importanti che dovrebbero spingere gli “inquilini” di Palazzo del Pincio ad una seria e giovevole (per l’intera comunità) riflessione.

SOSTIENE DIFATTI “CITTA’ FUTURA”…- …  “che nel sito di Vallegrande a La Spezia, sede di un’altra centrale Enel a carbone, l’intera classe politica si sta confrontando con la popolazione, raccogliendo sensibilità e indicazioni, chiarissime fin da subito, di contrarietà ad una riconversione ancora basata su combustibili fossili”. Ma in maniera maggiormente incisiva il noto e dinamico sodalizio, inossidabile sostenitore delle fonti di energie rinnovabili, rimarca che “durante un vertice di consiglieri e parlamentari di Lega, “Cambiamo”, Pd, Italia Viva e M5S è stato approvato un ordine del giorno bipartisan, in cui si dice chiaro e tondo “no” al carbone e “no” al gas, puntando decisamente su uno sviluppo legato al turismo e invitando l’Enel a cercare altri territori per i suoi impianti. Il documento è stato poi votato all’unanimità, nel dicembre scorso alla Camera dei Deputati nell’ambito del “Decreto Clima”, e adesso pesa, eccome, sulla procedura della Via (Valutazione di Impatto Ambientale) in corso”. E, agli eletti che alloggiano nell’Aula Pucci, CF ricorda che: “ quanto sopra riportato dimostra come una classe dirigente, pur non essendo obbligata a rispettare il vincolo di mandato, ai cittadini debba rispondere sempre e comunque. Ebbene a La Spezia è avvenuto, a Civitavecchia evidentemente no. E se qualcuno prova a parlare di energie alternative e soprattutto di idrogeno o viene ignorato dai soloni della politica, o liquidato con fastidio (e con sarcasmo),o  tacciato di incompetenza proprio da coloro che sull’argomento hanno dimostrato nozioni alquanto approssimative”. Bella botta, effettivamente. Ma per come si sta sviluppando la faccenda relativa al passaggio dal carbone al gas in quel di Tvn, alzi la mano chi avverte anche il minimo fruscìo di reazioni che possano impensierire l’Enel. Lo abbiamo ripetuto fino alla noia: non c’è un solo consigliere comunale che manifesti la propria condiscendenza al gas, epperò (questo è il punto) al profluvio di bla bla bla mai che segua un’azione concreta, robusta, significativa per indurre l’Ente a guardare nella direzione delle energie alternative ai combustibili fossili. La Spezia è un esempio lampante:  i partiti (senza distinzione di colore) hanno costituito un blocco granitico per difendere il proprio territorio dall’attacco mortifero dell’inquinamento atmosferico. Qui, dove pullulano parlamentari, consiglieri regionali e comunali di ogni ordine (politico) e genere, manco a parlarne sia pure sommessamente. C’è poco da fare: è una nostra specialissima prerogativa l’incapacità (… e la mancanza di volontà) di affrontare con decisione fasi utili per il bene collettivo. E la riconversione di Torre Nord, ci si può scommettere, sarà il millesimo schiaffo ad una Civitavecchia mai esaltata per le sue fantastiche e incommensurabili qualità. Insomma:  un insulto alle straordinarie peculiarità (clima invidiabile, mare, storia soltanto per citarne alcune) e un deprecabile regalo a chi, con l’occhio rivolto essenzialmente al profitto, se ne strafrega di farle brillare come natura comanda. Pardon, come dovrebbe (sì, il condizionale necessariamente) comandare. Proprio così. Perché da quasi un secolo ormai c’è sempre il solito “potere forte”(spalleggiato da molli e appecoronati yes-men)  in grado di convincere  (in che modo ?) pure i sassi che questo angolo di paradiso, saccheggiato e stramartoriato per soddisfare pingui interessi, ritroverà i suoi colori, la sua freschezza, il suo splendore e il suo profumo. Ma solo dopo l’ineluttabile “transizione”. Et voilà, l’ennesima sòla è servita!!!

 ALL’IMPROVVISO SPUNTO’ IL BIOMETANO… – Già, un fulmine a ciel sereno. La notizia arriva (mercoledì passato) di sera. Inattesa, carica di rabbia e non solo. Urlata a perdifiato. Squarcia il silenzio imbottito di paura per il Covid che non se la sente di prendere la strada dell’agognato tramonto e diventa virale in un amen. A lanciarla è il sindaco di Allumiere, Antonio Pasquini. “Rimango basito”, urla incazzatissimo . E schiuma di rabbia: “Sono venuto a conoscenza  che la società “Ambyenta Lazio Spa” ha presentato presso la Regione un progetto per la realizzazione di un impianto di produzione di biometano da installare in località Monna Felicita, sita nel comune di Civitavecchia e a due passi da quello che amministro. Si tratta di un fatto inaudito e non riesco a comprendere per quale ragione il Pincio non ce ne abbia fatto accenno”. Cos’è che prevede tale progetto ?  “Lo smaltimento –  Pasquini spacca il cuore del problema -e il recupero dei rifiuti non pericolosi, superiore a cento tonnellate al giorno nell’area già descritta, che ricade a pochi metri dal confine del ridente centro collinare”. Quindi un finale ancor più impetuoso: “non accetteremo mai un’iniziativa così dannosa per la salute e la salubrità del territorio già pesantemente compromesso dalla presenza di attività altamente inquinanti”. Allumiere in fibrillazione dunque. E la nostra bella città d’incanto ? Stupita ? Non si direbbe. E’ difatti il sindaco Tedesco ad ammettere “ebbene sì, esiste una richiesta di tale società Ambyenta Lazio per un impianto di produzione di biometano a Monna Felicita”. Poi spiega: “l’abbiamo appreso da una lettera inviata, senza preavviso, non già alla mia segreteria o all’assessorato all’Ambiente bensì ai Lavori Pubblici e all’Urbanistica ed è stata recapitata lo scorso 10 novembre. Non consentirò di incenerire proprio niente, neanche un cerino”. Questi i fatti, nudi e crudi. Che si prestano comunque ad alcune osservazioni. 1) Perchè la sortita dell’avvocato Tedesco è arrivata solo dopo la vibrante reazione del sindaco Pasquini ? 2) Malgrado non l’abbia ricevuta direttamente, il Primo Cittadino è venuto a conoscenza della missiva? Sarebbe assurdo se i dirigenti o chissà chi di entrambi gli assessorati (LLPP e Urbanistica) l’abbiano accartocciata, cestinata e quindi non portata all’attenzione dell’avvocato Tedesco. 3) Perché da Palazzo del Pincio la conferma della sussistenza del progetto è stata ufficializzata solo dopo la notizia rimbalzata da Allumiere ? Se Pasquini non l’avesse rivelata, quaggiù quando sarebbe diventata di dominio pubblico? 4)Il responsabile dell’Ambiente già da tempo era a conoscenza del “piano” della società “Ambyenta” oppure , completamente all’oscuro, ne è stato travolto all’improvviso? 5) Possibile che la stessa “Ambyenta” non abbia avuto neppure un incontro, seppure informale ( a saperlo dove, quando e con chi !), per manifestare la volontà di perseguire il suo obiettivo ? 6) Viene indicata con esattezza la località: Monna Felicita. Significa che è stata scelta dopo una minuziosa perlustrazione di varie zone della città? 7) Anche per i tre valenti consiglieri regionali di casa nostra l’impianto di biometano è stato avvolto dalla massima segretezza? Stop alle domande, arrivassero risposte sarebbero gradite. L’importante è tuttavia aver appreso da Tedesco che “non si incenerirà neanche un cerino”. Bene, anzi benissimo. Sperando, tuttavia, che non sia uno dei numerosi (accidentaccio!) cerini rimasti in mano alla città. Che si ritroverebbe, in tal caso, a fare i conti con un’altra strafottutissima servitù.

… E S’ALZO’ IL GRIDO… – …“Civitavecchia non è la fogna d’Italia”, preceduto da una durissima accusa contro coloro che continuano spudoratamente ad insozzarla. E l’esplosione del risentimento è fragorosa: “Siamo stufi di urlare contro muri di gomma, che conoscono solo la legge degli affari e del profitto. E’ arrivato il momento di alzare la voce”. Un semplice commento: applausi, applausi e ancora applausi. Per le associazioni, protagoniste di questo giustissimo, sacrosanto sfogo. Eccole: Comitato Sole, Collettivo No Fossile, Città Futura, Piazza 048, Forum Ambientalista, Lipu, Mi Rifiuto, Rete delle Associazioni, Comitato Difesa Valle del Mignone, Italia Nostra Sezione Etruria, 100% Farnesiana, Il Paese che Vorrei, Ads Nessuno Escluso, Italia Nostra Sezione Roma Nord, Spazio Solidale, Friday For Future Sezione Civitavecchia, Bo Ambiente Tarquinia. Di nuovo applausi. Per la meravigliosa dimostrazione di rivendicare con forza (e coraggio) il senso di appartenenza ad un territorio da difendere dagli interminabili “stupri” subiti e che continuano ad essere perpetrati. Ed ora l’attesa, vibrante, è tutta per l’intera classe politica civitavecchiese, che non dovrebbe esitare un solo istante ad unirsi all’intonatissimo coro delle suindicate associazioni e a chiamare alla mobilitazione (pacifica) generale i cittadini. Per dire basta alle imposizioni che ignobilmente calano dall’alto.