Cattivi pensieri, di Giampiero Romiti. Pescicoltura, ingabbiare un “tesoro” non si può. Palagalli, storia infinita che può finire

Nuovo fondo del noto giornalista. Si parla di pescicoltura, Stadio del nuoto e TVS

PESCICOLTURA? INGABBIARE UN “TESORO” NON SI PUO’” – L’argomento, serio e stradiscusso, sul rischio che corre quello spicchio di Paradiso chiamato Frasca, dove il mare non per magia ma per un’iniziativa imprenditoriale potrebbe scomparire, torna prepotentemente alla ribalta. E si presta a considerazioni che non possono non attualizzare una situazione a dir poco paradossale. Nel senso che, alla luce di verità indiscusse e di rilevazioni serissime perché basate su pura scientificità e non su gratuite astrazioni, l’impianto di pescicoltura non si vede (a giudizio degli osteggiatori) per quale recondita ragione possa (e debba) avere una sola chance di realizzazione. Intanto rapidamente ricordiamo che l’opera, se trovasse via libera,a detta di profondi conoscitori del settore originerebbe: (1) mille (ripetesi mille !) tonnellate annue di pesce; (2) si estenderebbe su duemilacinquecento (ribadiscesi duemilacinquecento !) metri quadrati di mare; (3) ospiterebbe trentasei gabbie del diametro i trenta metri ognuna. Inoltre: per nutrire gli “abitanti” rinchiusi nelle suddette gabbie verrebbero somministrate duemilioni e cinquecentomila tonnellate di mangime all’anno (sottolineasi 2.500.000 tonn.) delle quali il 2 per cento (un’enormità !!!) si depositerebbe sul fondo. A completare l’opera di bonifica sui generis (cioè al contrario, per essere chiari) ci penserebbero, financo, elementi chimici come fosforo e azoto presenti nelle sostanze organiche. Senza tuttavia dimenticare la produzione di anidride carbonica e il letame fecale che non sono optional ma negatività assolute. Insomma tutto si può dire meno che si prospetti qualcosa di affascinante. Ed oltre alla scomparsa di un impareggiabile tratto di mare si celebrerebbe pure il funerale del corallo rosso, della poseidonia oceanica e della pinna nobilis ( nota qui dalle nostre parti come “nacchera”) ovvero degli inestimabili tesori che custodisce la splendida Frasca. Detto questo, perché gli oppositori, con documentazioni incontestabili, ritengono un progetto del genere inattuabile ? Sostiene il biologo Roberto Arciprete, stimatissimo esperto del settore e vice presidente nazionale dell’Associazione Generale Coop Italiane (AGCI) di categoria di pesca: “E’ vero che la società proponente la struttura descritta ha ottenuto parere favorevole dalla Regione Lazio. Ma è facilmente dimostrabile che l’assenso riguarda un progetto diversissimo da quello che invece si vorrebbe realizzare nella misura sopra descritta. Pertanto l’atto del “sì” alla pescicoltura alla Frasca è da ritenersi nullo a tutti gli effetti”. Gli fa eco il consigliere comunale, leader di Onda Popolare, Patrizio Scilipoti: “Perfettamente inutile affermare che non possiamo accettare la millessima aggressione al nostro territorio né permettere che con l’occupazione di ben 150 ettari di mare scompaia un favoloso patrimonio della nostra città. Tra l’altro voglio rivelare che l’impresa interessata alla pescicoltura ha avanzato pure la richiesta di utilizzo di una banchina all’interno del porto storico dove, presumo sia questo il suo “disegno”, dovrebbe essere movimentato il pesce allevato nelle gabbie. Siamo davvero ai limiti dell’incredibilità se non dell’arroganza. Comunque sottolineo che il Consiglio Comunale ha votato “no” all’unanimità al progetto e questo dovrebbe bastare per indurre i signori della Pisana a fare non uno ma mille passi indietro. Infine, ciliegina sulla torta di questa appassionante vicenda, l’intervento della dinamicissima Ivana Puleo della “Plastic Free” che non lesina energie affinchè non si spenga lo “sfavillio fraschiano” senza esitazione né timori se è vero che (a quel che si è appreso da fonti estremamente serie) a più riprese è stata pure bersaglio di vergognose e vigliacche minacce. E la impegnatissima signora, che guida l’esercito (numerosissimo) di giovani e meno giovani difensori del meraviglioso tratto di mare, spiega il perché la battaglia intrapresa non potrà non avere un esito favorevole. “Per le novità introdotte con la legge n. 1/2020 – sottolinea – in materia di concessioni demaniali marittime, in particolar modo concernenti gli impianti di acquacoltura, emerge una rinnovata attenzione relativamente alle competenze dei Comuni costieri interessati da tali impianti. Il testo normativo prevede che la Regione Lazio individui delle zone cosiddette AZA delegate allo svolgimento di attività di allevamento, tenendo conto degli aspetti ambientali e di sostenibilità delle aree di mare deputati a tale sfruttamento. Recentemente il Comune di Civitavecchia ha espresso parere negativo all’autorizzazione del proposto impianto e questo lascia chiaramente capire che la Frasca non potrà “ospitare” le tanto strombazzate gabbie”. Allora ? Semplice: a ognuno il suo. Ovvero: un’azienda sogna plausibilmente di avviare un esercizio da cui trarre profitto e ci sta. Ma se il massimo consesso istituzionale della città si oppone( in base a quanto illustrato dalla Puleo ), a custodire gelosamente e coi denti un incomparabile “gioiello marino” dev’essere il “popolo straricco di senso di appartenza” che pretende (finalmente a differenza del “popolo bue” soggiogato dal potere forte di turno) di giovarsi delle delizie che madre natura gli ha donato. PS – Ha scritto un illustrissimo economista: “La regola autodistruttiva di calcolo finanziario governa ogni aspetto della vita. Distruggiamo le campagne perché le bellezze naturali non hanno valore economico. Saremmo capaci di fermare il sole e le stelle perché non ci danno alcun dividendo”. Parole scolpite nella meraviglia. Parole di John Maynard Keynes.

PALAGALLI, UNA STORIA INFINITA CHE POTREBBE FINIRE – Continua a rivelarsi il problema dei problemi, il PalaGalli. Per il quale sembrerebbe che sia un’impresa titanica il tentativo di evitare il suo irrimediabile degradamento. Con la conseguenza inevitabile (ed è soprattutto questo, accidentaccio, che testardamente non si vuol capire) dell’incerto destino di una disciplina, la pallanuoto, orgoglio e vanto della città grazie ai suoi campioni che hanno reso gigantesco il settebello azzurro a livello continentale, mondiale e olimpico. E questo per via dell’inconcepibile ottusità di taluni personaggi,impegnati a difendere i propri privilegi (e non un importante patrimonio) e incredibilmente capaci di annebbiare le menti di politici colpevolmente distratti e superficiali. I quali, anziché preoccuparsi di rimettere in sesto la struttura e renderla funzionale sotto ogni punto di vista, non si stanno rendendo conto che rimandando pericolosamente i tempi dei necessari interventi, il fantasma della totale distruzione s’impossesserà definitivamente dell’impianto. Becero allarmismo ? Certo, non mancherà chi/coloro che troverà/troveranno la forza (figlia di uno sconfortante qualunquismo) di blaterare e dunque sparare idiozie giusto per darsi un (pietoso) contegno. E, tanto per essere chiari, questi signori sono degli autentici campioni di ipocrisia perché ben consapevoli dei pericoli (serissimi) che incombono sul PalaGalli. Gli stessi (pericoli) evidenziati già una decina anni fa in una relazione eseguita da due stimatissimi esperti (architetto e geometra) e, parrebbe, commissionata proprio dall’allora SNC, oggi NC, e messa a disposizione degli amministratori di Palazzo del Pincio. Storia nitida, incancellabile: venne eseguito un vero e proprio check-up di ogni angolo dell’impianto per averne contezza delle effettive condizioni. E, tanto per venire subito al punto, i tecnici rilevarono macroscopici difetti sia costruttivi che progettuali. I primi ? Anzi tutto il manto impermeabilizzante in guaina bituminosa, realizzato sulla parte terrazzata a copertura di reception, infermeria e spogliatoio, lacunoso in più punti e quindi bisognoso di indispensabile rimedio . Quindi le opere in ferro, trovate in accentuato stato di ossidazione. “Un fenomeno questo – viene sottolineato nel rapporto – che ha aggredito anche i pilastri della struttura portante ed è pertanto indispensabile procedere alla sverniciatura di dette opere in ferro, al loro indispensabile trattamento antiossidante e solo alla fine alla tinteggiatura con smalto del colore appropriato. Quanto alle opere in legno viene rilevato che necessitano di manutenzione con adeguato impregnante che le preservi dai raggi ultravioletti del sole e dalla pioggia”. Inoltre si rimarca che “i telai della facciata nord-est, in corrispondenza dell’arco di copertura, risultano più corti di alcuni centimetri, tanto da far passare talmente aria da poter avvertire la differenza di temperatura da un punto all’altro dello Stadio”. Passando alle anomalie progettuali l’attenzione plana immediatamente sui vetri che “assumono un ruolo importante per quel che concerne l’umidità presente nell’aria condensa sulle superfici più fredde di un ambiente circondato dallei vetrate. Ebbene nel PalaGalli il fenomeno presenta una tale entità e gravità che ci si trova difronte a grosse quantità di acqua che dilavano sulle vetrate, raggiungono la soglia sottostante ed hanno già interessato la muratura verticale. Le acque poi ristagnano largamente in più punti tanto da temere che possano prima o poi attraversare il solaio privo di qualsiasi impermeabilizzazione in quanto interno alla struttura. Le cause del fenomeno devono essere attribuite esclusivamente al tipo di vetro usato o meglio costituito da un’unica lastra anziché almeno due con camera d’aria interna, che riducono notevolmente la dispersione termica e impediscono, quasi totalmente, il formarsi di condensa evitando tutti i conseguenti fenomeni lamentati”. E gli infissi ? Impietoso l’esame secondo cui “ non sono idonei in quanto del tipo in alluminio semplice anziché “a taglio termico”. Per giunta al piano terra in corrispondenza dell’ingresso, la doppia porta interna è stata montata su una muratura in gasbeton, materiale molto leggero che non sopporta carichi eccessivi e tanto meno urti dovuti alla chiusura delle porte stesse. Anche in questo caso si deve parlare di errore progettuale in quanto la distanza tra le porte esterne e quelle interne è troppo esiguo, con la conseguenza che la prima non riesce a chiudersi anticipando la seconda, per cui si genera una forte corrente che ne causa un violento scuotimento”. Ancora avanti e attenzione rivolta su vasca, impianti di aerazione e di produzione di acqua calda: anche qui evidenti le criticità individuate e tutte assai rilevanti. In particolare, circa la vasca (il cuore della struttura – ndr -) è emerso il dato allarmante di “presenza di acqua all’interno di superfici chiuse da travi di fondazione e l’analisi del liquido ha rivelato dosi di cloro a conferma di perdite di una certa consistenza o nei raccordi che prelevano ed immettono acqua oppure nella parte sottostante la vasca stessa”. Allora? Roba da brividi. Così come la conclusione della relazione che riportiamo testualmente: “ I difetti rilevati necessitano di un intervento quanto mai pronto ed efficace al fine di evitare che una tale struttura (appunto il PalaGalli – ndr -) possa, in un tempo più breve di quanto si immagini, deperire a tal punto di essere inutilizzata”. PS –Commenti ? Bè, se è vero (mah…) che trasudano coraggio da ogni porro, li azzardino gli aspiranti (invano, poveretti !) soloni che, con comprovata insensibilità nei confronti di un problema gigantesco, si sono travestiti da salvatori di interessi sicuramente preziosi per se stessi epperò assolutamente controproducenti per il solo ed unico soggetto da salvare (lo ripetiamo per la millesima volta) che è rimane il PalaGalli, impianto, non dimentichiamolo, costato un occhio della testa. E per concludere invitiamo il giovane e dinamico responsabile dello sport, Matteo Iacomelli, a vagliare con attenzione la summenzionata relazione e a verificare se siano stati eseguiti: (1) i lavori ritenuti urgentissimi per non far sprofondare nell’irrimediabile degrado la struttura; (2) la semplice, indispensabile e continua manutenzione per la quale il gestore ha ricevuto puntualmente sostegno (pubblico !) finanziario da parte del Pincio. Egregio delegato, lungi da noi pensare che non sia stato raccolto il disperato Sos dei tecnici che hanno messo a nudo le profonde lacune del PalaGalli, tuttavia fidarsi è bene non fidarsi è meglio, le pare ? E allora ordini un’ispezione altamente professionale sull’impianto. Abbia così la certezza assoluta che i gravi problemi denunciati siano stati risolti altrimenti non bruci neppure un secondo di tempo prezioso lasciando che una perniciosa mollezza condizioni la quotidianità: il mancato intervento agevolerebbe l’ulteriore deterioramento del “tempio acquatico”. Che galopperebbe sfrenatamente verso la distruzione definitiva. Sotto quindi, Iacomelli, con l’incisività di un’azione mirata e indispensabile per tutelare un preziosissimo bene. Sarebbe inaccettabile e imperdonabile se per la mancanza di volontà di chi/coloro ha/hanno preferito restare ancorato/ancorati al proprio egoismo da quattro soldi , la città si ritrovasse orfana di un impianto nato per regalare effetti speciali e,parallelamente, di una disciplina, la pallanuoto, che ha reso scintillante il suo nome a livello globale.

FESTA A TORRE VALDALIGA SUD…- … del papà o del gas ? Però, bella domanda. Resta comunque il fatto incontrovertibile che si svolgerà venerdì prossimo (19 marzo – ndr -) e i cari signori – chiamati dagli elettori a rappresentare questo territorio alla mercè, senza posa, dei poteri forti – in “doppiopetto” impeccabile e inprofumati il giusto (oltreché rispettosi e riverenti nei confronti del numero uno di Tirreno Power promotore di simil giornata specialissima) non staccherranno gli occhi dal megaschermo impreziosito dalle immagini del portentoso (e inebriante come l’essenza appiccicata sulla pelle degli “eroi” pincioti) progetto per la realizzazione del nuovo gruppo turbogas a ciclo combinato. Avremo tempo per capire e sapere se i nostri rappresentanti del popolo, dopo la sontuosa rappresentazione, si sentano un po’ o del tutto diversi rispetto al giorno in cui coralmente e stentoreamente urlarono “NO AL GAS” spaccando i vetri e lesionando le pareti dell’Aula Pucci. Le emozioni, se vibranti, non si possono trattenere e pertanto contiamo di sentirle trasmettere specialmente dal sindaco Tedesco e dall’assessore all’ambiente Magliani. Nell’attesa non ci resta che registrare il grido di dolore delle associazioni “Città Futura” e “Sole”, impegnate nella battaglia contro i fossili e a favore delle energie rinnovabili tra cui, in particolare, l’idrogeno verde. “L’invito di Tirreno Power rivolto ai consiglieri comunali – sbottano gli esponenti di CF – è un insulto non solo al territorio ma pure ai nostri rappresentanti istituzionali che hanno approvato un atto in Consiglio Comunale inequivocabilmente ostile al gas”. E aggiungono: “Il tentativo surrettizio di creare divisioni nel fronte compatto del “No”, magari sostenuto da qualche promessa, è subdolo e riprovevole. La scelta della data è poi di cattivo gusto perché coincide con l’iniziativa dei giovani di “Friday For Future” che hanno proclamato la “Giornata di mobilitazione globale per il clima”, denunciando come “I fondi del Next Generation Eu” rischiano di finire alle aziende e alle attività più inquinanti e di risultare assolutamente insufficienti per le energie rinnovabili”. Abrasivi, e manco poco, gli adepti del Sole, secondo i quali “è iniziata la campagna acquisti delle aziende elettriche, sorde alle richieste di un piano alternativo per il “phase out” dal carbone, che non sia quello del gas. E insistono: “Sia Enel che Tirreno Power dovrebbero spiegare alla città quanti soldi prenderebbero per realizzare i nuovi impianti a turbogas col sistema del “Capacity Market” e siccome hanno la bocca cucita allora l’apriamo noi. Ecco: Enel e Tirreno Power otterranno rispettivamente 126 (centoventisei) e 90 (novanta) milioni l’anno per tutta la durata del contratto che è di tre lustri. Basta e avanza questo per rendersi conto che alle suddette aziende non interessa se al 2030 non si ridurrà del 55% la produzione di Co2 come impongono i trattati europei. Gli affari sono affari: mica pagheranno loro”. PS – Nient’altro da aggiungere. Non resta che attendere le dichiarazioni del Primo Cittadino e del responsabile dell’Ambiente all’indomani dell’ormai prossimo solenne appuntamento del 19. Sarebbero particolarmente importanti ? Certo. Potrebbero (perché escluderlo ?) attestare che sulla via di Torre Sud sia avvenuta la stupefacente folgorazione di ritenere vantaggioso far filare Civitavecchia a tutto gas. Dice: non verrebbe però sputtanato il massimo consesso cittadino per quel “NO AL GAS” spaccatimpani ? No problem: le vie dei ripensamenti sono infinite.