Cattivi pensieri, di Giampiero Romiti. Osservatorio ambientale, la farsa è servita

Nel consueto fondo del giornalista si parla anche di Porto e della zona Monna Felicita

OSSERVATORIO AMBIENTALE, LA FARSA E’ SERVITA – Squilli di tromba: “Ivano Iacomelli <incoronato> presidente del Cda. Ottimo e abbondante (mica il manager di Conad, non scherziamo !), l’annuncio dell’evento: sentitamente, i migliori auguri di proficuo lavoro. Ma, di grazia, qual è la notizia ? Dice: be’, finalmente è stato completato il mosaico del sospiratissimo organismo con l’incastonatura dell’ultima preziosa tessera. Cazzata sesquipedale ! Che Iacomelli fosse il solo ed unico che dovesse (e sottolineasi dovesse…) insediarsi nella stanza dei bottoni dell’Osservatorio era già assodato da almeno un anno. E a dimostrarlo sono arrivati i media, che non hanno fatto altro che confermare l’atto finale di un’autentica farsa. Ecco come è stato divulgato il momento clou dell’OA: “Tutto come previsto. Copione rispettato e presidenza del Cda affidata ad Ivano Iacomelli” (Civonline.it, 24 Marzo); “ Ora è ufficiale, Ivano Iacomelli è il presidente dell’OA: confermate le voci che si rincorrono da giorni” (Trcgiornale.it, 24 Marzo); “L’avevamo pronosticato molto tempo fa ed è andata come si sapeva: a Ivano Iacomelli la carica più alta dell’Osservatorio” (Bignotizie.it, 23 Marzo). Allora, ci siamo ? Si obietterà: perché sarebbe una farsa? Per la semplice e banalissima ragione che con una decisione già presa, maturata e triturata dopo una masticazione così lunga da spingere il latte fin su ai coglioni, andava evitata la pantomima di una cernita conoscendo perfettamente (e, per favore, non si dica che è falso poiché sarebbe imperdonabile mentire sapendo di mentire !) in partenza a chi sarebbe toccata la massima carica dell’Osservatorio. Insomma si è vissuta una situazione paradossale e non a caso nel corso delle audizioni dei candidati alla rilevante mansione (per la cronaca riportiamo che aveva presentato domanda pure Enrico Zappacosta, forte di un curriculum con la C maiuscola) è divampato uno scazzo tra Tedesco e un aspirante alla presidenza, che ha manifestato vibratamente il proprio dissenso di trovarsi irreversibilmente di fronte ad un fatto compiuto e quindi ad una presa in giro, come dimostrato dagli articoli di giornali che davano già alla vigilia dell’<esame> la certezza della <promozione> di Iacomelli. PS – Posto che quest’ultimo aspetto la dice lunga su quella che non può non essere considerata una “pagliacciata” e cioè la selezione che, appunto, non ha selezionato una mazza, è naturale affermare che con Ivano Iacomelli s’è chiuso il cerchio (che di magico non ha nientissimo) delle assegnazioni che le malelingue definiscono “apparecchiate”. E l’opera adesso è completa per quel che concerne la sistemazione dei “pezzi” sullo scacchiere della maggioranza centrodestrorsa, peraltro sempre orfana (è il caso di ricordarlo) dell’accoppiata “meloniana” Frascarelli-Palombo e della “pasionaria” della “Svolta”, Fabiana Attig. Avanti tutta, dunque, fino all’ultimo respiro dei due anni e mezzo che restano al tramonto della legislatura ? La risposta è tendente al sì, ovviamente. Anzitutto perché Tedesco non può ancora temere fibrillazioni da parte dei leghisti più irrequieti (ovvero Cacciapuoti, Pepe e Marino) dopo l’assegnazione della delega dell’Urbanistica al pluriassessore Dimitri Vitali che, non avendo troppa (anzi per nulla) dimestichezza con siffatta complessa “materia”, si avvarrà di sicuro della “consulenza” fraterna dello stesso Cacciapuoti. Poi perché Iacomelli sarebbe la conferma assoluta della potenza di una impetuosa corrente di pensiero (se stupendo bisognerebbe chiederlo alla mitica Patty Pravo…), che ignoriamo da chi e da cosa avrebbe tratto origine, ma che, gorgheggiano le intonatissime (mai una stecca manco a pagarla oro) gole profonde di Palazzo del Pincio, conterebbe un numero sempre più in aumento di seguaci (e fedelissimi) tra cui Manuel Magliani, Mirko “Modus Operandus” Mecozzi, Roberta Morbidelli, Barbara La Rosa, Ivano Iacomelli logicamente e, dulcis in fundo, proprio il sindaco Ernesto Tedesco. Ah dimenticavamo, la suddetta corrente di pensiero si chiamerebbe “serafinismo”. Augh !

LUCI ED OMBRE SUL PORTO – L’immancabile report sullo scalo marittimo del continuamente aggiornato Maurizio Campogiani, apparso su “Trcgiornale.it” (23 Marzo) – a differenza dei troppi, per certi versi inconcepibili (a che pro???) , sdolcinati servizi tanto “infiocchettati” con eleganza quanto sideralmente lontani dalla realtà – fotografa come meglio non potrebbe l’attuale situazione, figlia degli incontrovertibili dati relativi ai diversi traffici. “Che come evidenzia Assoporti – cita l’attento e competente giornalista – vengono suddivisi tra le 16 Authority e pure i singoli 47 porti che ne fanno parte”. Ebbene, senza farla lunga, emerge un quadro che se non è a tinte fosche pochissimo ci manca. Sul versante delle crociere, applausi scroscianti: Civitavecchia è leader nazionale e seconda solo a Barcellona in campo internazionale. Per quel che concerne i passeggeri delle navi traghetto il 2021 si è chiuso a quota 1.228.321 “guadagnando” la medaglia di legno perché sul podio sono saliti Olbia (2.544.762), Livorno (2.226.765) e Genova (1.678.000). Note dolenti riguardo alle merci (rinfuse liquide e solide, in contenitori, in Ro/ro e varie) che hanno “schiaffato” lo scalo, l’anno scorso, addirittura al sedicesimo posto con 9.650.607 tonnellate, a distanza siderale da Trieste (55.361.257), Genova (48.831.609) e Gioia Tauro (35.550.302). E peggio che andar di notte con il settore “container” che “ci” vede relegati in una avvilente quindicesima posizione con la “miseria” di 100.248 teu, che “arrossiscono” di vergogna di fronte a Gioia Tauro (3.146.533), Genova (2.557.847), La Spezia (1.375.626) e addirittura a Cagliari e Marina di Carrara. E non è da adesso che va avanti questa “micragnosa” storia: quanto si deve ancora aspettare per mettere fine ad uno strazio del genere ? Siamo o non siamo il porto della Capitale ? A prescindere dai contenitori (per quanto di primaria importanza) c’è ben altro… degno dell’<urlo di Munch> per il disappunto che provoca. Stando infatti ad esperti doc dal dopo Moscherini ad oggi (per via di talune sopravvalutazioni volutamente, però, mai evidenziate col risultato di far dilatare la crisi, iniziata assai prima dell’esplosione del maledetto Covid-19 e della gestione di Di Majo, rivelatosi a gioco lungo non in grado di far effettuare un agognato salto di qualità all’Ente, epperò crivellato un giorno sì e l’altro pure da chi con colpevole disinvoltura ha dimenticato quale eredità avesse raccolto e, per dirla tutta, anche di riconoscergli largo merito se lo scalo sia riuscito ad entrare nella rete “Core”) il lavoro prodotto dall’establishment di Molo Vespucci ha lasciato fortemente a desiderare. PS – La domanda che rimbomba oggi è la seguente: “Auspicabile e dunque possibile un’inversione di tendenza ?” La risposta è sposa fedele dell’ottimismo. Sia per il “benedetto” tsunami di milioni di euro che s’è abbattuto sull’Adsp ed essenzialmente perché ( e lo dimostra financo il garrito più melodioso del solito dei gabbiani che piroettano leggeri sopra il Forte Michelangelo dopo aver baciato il faccione da gran “fjo de na’ m…” del Fauno della fantastica fontana del Vanvitelli ) per una magica congiunzione astrale è arrivato un top manager come l’avvocato Pino Musolino considerato nientemeno che in possesso di poteri taumaturgici grazie alla sua straripante competenza nel ramo della portualità. Bene, anzi benissimo. Essenzialmente perchè senza esitazione alcuna, appena entrato nel palazzo dell’Authority, ha lanciato ai suoi predecessori (e ribadiamo predecessori: plurale!!!) la sottile ma acuminata stilettata di essersi appiattiti troppo sul crocieristico e di avere trascurato il traffico commerciale, dimostrando così di avere una visione lungimirante per costruire un presente e un futuro ottimistici. E la fiducia nel neo presidente pertanto non può che essere totale, anche se i vecchi saggi di casa nostra ammonivano che “scopa nuova scopa bene”. Pertanto, visto quel che è successo nel recente passato, non sappiamo voi ma noi ad una bella “smucinata” di palle (quelli bravi direbbero zebedei…) non rinunciamo !

MONNA FELICITA, UN TESORO DA SALVARE – Sostiene l’attivissima storica Roberta Galletta: Il mega insulto alla nostra città, come un mio amico ha definito l’impianto da realizzare per smaltire 120.000 tonnellate di rifiuti organici provenienti da Roma e Provincia, che non appartengono al nostro territorio, la Regione vorrebbe che sorgesse nella Zona Industriale, in località Monna Felicita su un importante sito archeologico rappresentato da una splendida villa rustica romana risalente al III secolo a.C con vita fino al VI secolo d.C, già scavata anni fa dal compianto dottor Odoardo Toti . Il cui ricordo è stato riportato in questi giorni alla ribalta dallo studioso Sergio Anelli della Società Tarquiniese di Arte e Storia, segno evidente che la zona è stata frequentata e fortemente antropizzata fin dall’antichità, facendo ipotizzare l’esistenza di altre importanti strutture coeve, se non precedenti, alla stessa villa rustica”. E infine: “La decisione, l’ennesima calata dall’alto sulla nostra comunità, è il risultato dei burocrati della politica che non hanno mai ascoltato il territorio e che da anni sembrano giocare alla battaglia navale sulla pelle di Civitavecchia, incuranti delle catastrofi ambientali, che si stanno abbattendo sulle nostre vite grazie proprio alle scelte scellerate. La responsabilità però non è solo dei piani alti romani, ma di chi in città, occupando da decenni sempre gli stessi piccoli posti di potere, riesce con le proprie decisioni poco lungimiranti a lasciare beni pubblici, come i tanti siti archeologici presenti in Civitavecchia, nell’incuria più totale (e addirittura “sfregiati” dalla costruzione di depositi di auto) invece di valorizzarli e renderli fruibili creando una economia virtuosa e non serva degli impianti industriali, come avvenuto qui nel secondo dopoguerra”. PS –Inutile azzardare commenti. Parole limpidissime . E l’augurio è che possano stamparsi indelebilmente nella testa dei nostri amministratori. In particolare in quella del numero uno dell’Ambiente ( e tanto per non farsi mancare niente pure vice sindaco) Manuel Magliani. Il quale, anziché confezionare in quantità industriale comunicati stampa annuncianti lavori a destra e a manca, tutti importanti per carità epperò atti dovuti (e ripetesi almeno altre diecimila volte: atti dovuti!!!) , avvalendosi della collaborazione della Galletta prepari una robusta memoria (da portare all’attenzione del governatore del Lazio, Nicola Zingaretti) arricchita dalle importantissime note che attestano l’inestimabile valore storico-culturale di un tesoro archeologico che rischia di essere “stuprato” da tonnellate di “monnezza”. Allora Magliani, che ne dice ? Un Assessore all’Ambiente degno di tal nome non si lascerebbe mai scappare l’occasionissima di prendere un’iniziativa talmente significativa. SPLENDIDA DOMENICA, PIACEVOLE SETTIMANA E BUON TUTTO A TUTTI.