Cattivi pensieri, di Giampiero Romiti. Di Majo “assediato”. Gnv-Authority: frattura ricomposta?

Nuovo fondo del noto giornalista, tutto incentrato sulla crisi del Porto di Civitavecchia

AI DEM PIACE DI MAJO ? – Facile immaginare le perplessità dei lettori dinanzi ad una domanda del genere e ad un pensiero non esattamente campato in aria. E cioè: chi l’ha sparata non penserà mica di farli passare per gli scemi del villaggio. Vero. Coloro che decidono di spendere qualche minuto del proprio preziosissimo tempo libero per  darsi alla lettura di questa rubrica, non ci stanno ad essere considerati degli ingenui o talmente increduli da non aver capito che agli esponenti (locali, bene inteso) pidini il presidente dell’Autorità Portuale non va giù manco fosse uno schifosissimo e dunque incommestibile rospo. E quando siamo ormai prossimi al redde rationem per la scelta o la conferma dei leader delle varie Authority, l’attesa per la nuova guida dell’Ente di Molo Vespucci si fa spasmodica. Inutile abbozzare discorsi à gogo: si sa benissimo qual è la rosa degli aspiranti alla importantissima carica, epperò i brividi ”sfrecciano” lungo la schiena di non pochi bastian contrari alla miliardesima potenza semmai venisse di nuovo concessa piena fiducia a Di Majo. Accadesse un clamoroso colpo di scena del genere (già, sarebbe difatti considerato esattamente così), rischieremmo di registrare un suicidio di massa. Addirittura? Bè, dopo aver letto di tutto contro di lui, ascoltato zuccherosi complimenti nei suoi confronti dal “non capisce niente”, a “sta portando alla rovina lo scalo marittimo” e al peggio del peggio, non potrebbe andare diversamente. Come se non bastasse, corre voce (da parte di retroscenisti doc) che, oltre a lettere inviate al Presidente del Consiglio e alla ministra De Micheli, due delegazioni (animate dal medesimo irresistibile desiderio di far fuori Di Majo ) abbiano bussato alla porta del governatore della Regione Lazio (Zingaretti) e del commissario dell’Autorità Portuale di Venezia (Musolino, anch’egli interessato alla poltrona dell’AP “nostrana”). Delegazioni composte esclusivamente da pidini ? Sembrerebbe che vi  fosse anche un’importante rappresentanza non zingarettiana, pronta ad indossare la casacca del Pd a defenestrazione di Di Majo avvenuta.  Morale di una favola per niente… favolosa, conta una sola ed unica realtà. Piaccia o meno, eccola:  a poco più di un mese dalla “sentenza” che emetterà la ministra De Micheli, le acque del porto sono agitatissime e per chi soffre di mal di mare meglio non solcarle.

GRANDI NAVI VELOCI, SICILIA ADDIO ? – Cos’è un semplice punto interrogativo, ancorchè angosciante, o la presa d’atto di una triste realtà che sferrerebbe un altro tremendo colpo allo scalo, in coma profondo dall’avvento del maledetto Covid-19 in qua ? La seconda che abbiamo detto, a seguito della “fuga” di GNV per via del preannunciato(dall’Authority)  aumento di tasse portuali, ritenute inaccettabili dalla Compagnia di navigazione. Di qui la reazione del presidente di Cpc e del suo vice, Enrico Luciani e  Patrizio Scilipoti, i quali, oltre al grido di dolore “il porto è stato distrutto, si cacciano gli armatori per fare bilancio”, hanno lanciato un violento attacco al presidente Di Majo “da rimuovere immediatamente dalla carica dopo quattro anni trascorsi all’insegna della totale inconsistenza e inadeguatezza  a ricoprire un ruolo importantissimo per lo sviluppo del territorio e per la stabilità occupazionale”. Parole durissime perfettamente condivise dal segretario territoriale della Filt Cgil, Alessandro Borgioni, e dal sindaco Tedesco che non ha esitato a sottolineare la gravità della situazione poichè “la soppressione della tratta Civitavecchia-Palermo sarebbe un passo indietro inammissibile non solo per i traffici marittimi, ma per l’intero sistema Paese”. Dunque tutti allineati, coperti e unanimamente convinti che, se l’alta marea della recessione rischia di inghiottire il porto, la responsabilità è solo ed esclusivamente dell’avvocato Di Majo. Qualcosa da obiettare ? Ci mancherebbe. E’ legittimo manifestare le proprie opinioni. A patto, bene inteso, che siano figlie di precise, inconfutabili e non preconcette valutazioni.

LE PRECISAZIONI DELL’AUTHORITY… – Alla durissima reazione di tutto il “cucuzzaro” (operatori e dirigenti portuali, amministratori e politici) non poteva non ribattere l’AP. La nota dell’ufficio stampa di Molo Vespucci è infatti volata leggera alla volta delle scrivanie dei giornalisti. E le righe iniziali, chiarissimamente, sono il preludio di una precisazione certo doverosa e attesa epperò stilata a scoppio ritardato. Insomma: un apparato (leggi ufficio stampa) presumibilmente attrezzatissimo come quello dell’Ente , in occasione di momenti  particolarmente topici non può non far veicolare in anticipo (soprattutto prevedendo inevitabili proteste indirizzate al presidente in quanto bersaglio preferito dai suoi numerosi detrattori della prima e dell’ultima ora) la notizia della modifica di talune tariffe spiegandone esaurientemente il perché. Detto ciò, viene rimarcato che “il provvedimento non è definitivo, ma solo l’avvio di un procedimento amministrativo di cui, come previsto dalla legge, è stata data evidenza proprio al fine di una maggiore e totale condivisione con tutti gli operatori per far fronte ad una situazione assolutamente critica”. Poi si legge che “appare quindi incomprensibile che – di fronte ad una misura non operativa, peraltro presa sulla scorta delle richieste pervenute dagli organi di controllo in ordine all’opportunità di trovare all’interno le risorse necessarie a fronteggiare i deficit di bilancio e che perciò può essere considerata una mera base di discussione – si dia luogo ad una sorta di contestazione generale sull’intero operato dell’AP”. Si sottolinea inoltre che “l’inizio dell’iter amministrativo volto alla revisione dei diritti portuali, che peraltro prevede aumenti delle tariffe ben al di sotto di quelle ridotte con la riforma del 2017 da parte di questo Ente, è stato ampiamente illustrato proprio di recente dal responsabile dell’Area Bilancio ai membri dell’Organismo del Partenariato e se ne discuterà ancora prossimamente con tutti gli attori del cluster portuale”. E in chiusura viene ribadito a chiarissime lettere che “è incredibile che un percorso appena  intrapreso, oltre tutto possibilmente contrassegnato da proposte riviste e corrette dall’Authority, possa far prendere ad importanti armatori delle decisioni così gravi da incidere sulla già fragile economia portuale. Senza peraltro (ecco una sottolineatura affatto marginale – ndr –) considerare che nel caso di specie vengono riviste in particolare le tariffe che pagano i passeggeri e non gli armatori”. Ebbene sì, queste ultime parole sono una sorta di bocconcino prelibato a conclusione di un can can tanto succulento quanto caotico. Alla luce, pure, delle considerazioni di “SHIP 2 SHORE” (rinomato e specializzato magazine on line di economia del mare e dei trasporti) che riportiamo qui sotto.

… E I COMMENTI DELLA STAMPA SPECIALIZZATA… – Ecco, il “dalli a Di Majo day”, a seguito della “notiziona” legata all’aumento delle tariffe mal digerito da GNV, ha fatto il giro degli ambienti portuali nazionali e comprensibilmente interessato i  grandi mezzi d’informazione del settore. Uno dei quali, appunto “Ship 2 Shore”,  ha confezionato un “robusto” servizio dal titolo già di per sé assai emblematico: “L’Adsp prova a quadrare i conti e i nemici di Di Majo a disarcionarlo”. Facile intuire, difatti, la piega presa dall’articolo per sviscerare l’infuocatissima  vicenda.  Ebbene ecco i passi maggiormente significativi. Cominciamo con “l’intervento previsto si concentra sul settore ro-pax. E preconizza incrementi fra il 12 e il 33%, delineando meccanismi di scoutistica legati al traffico generale e a quello della singola compagnia”. Quindi : “il decreto è tuttavia il primo passo di un percorso da effettuarsi fra qui e fine anno, con la previsione innanzitutto della possibilità di presentare osservazioni e in secondo luogo di sottoposizione al Comitato di Gestione e (non vincolante) all’Organismo di Parteneriato. Già passate versioni del provvedimento (occhio a questo passaggio – ndr – ) furono avversate (scritto in neretto – ndr – ) in Tribunale dagli operatori (crocieristici), ma senza successo (ancora in neretto – ndr – ). L’assalto, oggi, è invece stato mediatico e politico”. Poi :“l’agente marittimo Marco Palomba avrebbe accusato Di Majo di aver cacciato dal porto Grandi Navi Veloci. Il riferimento è alla decisione, appena confermata dalla compagnia del gruppo Msc, di spostare a Napoli la linea cargo per Termini Imerese (mentre sarà confermata la toccata settimanale del servizio traghetti destinato a Palermo e Tunisi). Ultimo (in senso cronologico) step di un rapporto contrastato con la presidenza di Di Majo, che ha visto Msc soccombere due volte: sui diritti d’uso e nella cosiddetta guerra delle banane (altro neretto – ndr -)”. Infine :”l’altra ganascia della tenaglia volta a stritolare Di Majo, in scadenza di mandato e in cerca di riconferma, è interpretata da Enrico Luciani, presidente della Compagnia Portuale di Civitavecchia, il fornitore di manodopera autorizzata ex articolo 17, che, a valle dei gravi provvedimenti (l’avvio del procedimento di revisione dei diritto d’uso appunto), ha convocato una conferenza stampa  “sulla necessità di discontinuità gestionale dell’AdSP”. Non un caso di omonimia, è proprio lo stesso Luciani che avrebbe presentato (secondo diverse e mai smentite fonti di stampa locale ) la propria candidatura al Mit per sostituire Di Majo sulla poltrona più importante dell’AdSP”. Il pezzo è di una chiarezza abbagliante. E non lancia mica messaggi subliminali: è diretto come un treno ad alta velocità. Lasciando intendere trasparentemente che tra Msc e Di Majo tutto si possa dire meno che si vogliano un bene dell’anima per via di un pregresso, che la compagnia di navigazione evidentemente si tiene indissolubilmente legato al dito. Riguardo ad Enrico Luciani l’articolo di “Ship 2 Shore” usa una sottile e tagliente malizia quando ribadisce quel “non un caso di omonimia”, lasciando intendere che da un competitor di Di Majo per la presidenza fosse fin troppo scontato che fioccassero parole durissime. Vero è che il presidente della Compagnia Portuale ha sparato a palle incatenate contro il numero uno dell’Ap, ma ci permettiamo di rilevare che sull’onestà intellettuale del leader dei camalli non si può avanzare riserva alcuna. E’ infatti la sua specchiata storia a confermarlo e se in questa precisa e particolarissima occasione ha dato eccessivo sfogo al suo frizzante temperamento, lo si deve al timore di verificare un ulteriore e disastroso peggioramento della spaventosa crisi dello scalo. Ok, il quadro è completo e tuttavia non si presta ad una facile lettura. Intanto potrebbe anche sorgere il sospetto che quella scatenata sia una tempesta in un bicchier d’acqua. Inoltre, secondo quanto riportato da “Ship 2 Shore”, sarà bene precisare che Msc sposta a Napoli la linea cargo per Termini Imerese e non viene toccata quella (servizio traghetti ogni sette giorni) per Palermo come strepitato forse frettolosamente. Infine bisogna ribadire che la rivisitazione delle tariffe riguarda solo ed esclusivamente i passeggeri.  E in riferimento a ciò il celebre Antonio Lubrano esclamerebbe “a questo punto, una domanda sorge spontanea”: se pure l’Autorità Portuale “vesuviana” aumentasse le tariffe a carico dei passeggeri, Msc  scioglierebbe gli ormeggi e direbbe addio mia bella Napoli ? Rifacendoci al (sopra indicato) rapporto contrastato con la presidenza Di Majo, che ha visto Msc soccombere due volte: sui diritti d’uso e nella cosiddetta guarra delle banane”, se corresse buon sangue tra la Compagnia di Navigazione e l’Authority  partenopea assolutamente no. In caso contrario, bè fate voi…

… HANNO RIPORTATO IL SERENO TRA GNV E AUTORITHY ? – Non è escluso, tenuto conto che i media nazionali hanno sicuramente un peso specifico di assoluto rispetto. E veniamo ai fatti, che sono i soli che pesano. Nella tarda serata di venerdì la situazione riguardante la tanto strombazzata “frattura” tra Grandi Navi Veloci e Autorità Portuale, a seguito dell’annunciato alzamento delle tasse portuali (per i passeggeri), dopo un faccia a faccia s’è ricomposta (non manca però chi parla di pace armata: vabbè…). Riprende così regolarmente la rotta per Termini Imerese e nel contempo torna il sereno. Allora ? Presto detto. S’è dovuta aspettare la quiete dopo la gigantesca e nota gazzarra per ripristinare una situazione francamente strana (delicatissima o estremamente ingigantita) ? Cos’è che ha impedito un immediato accordo tra le due parti? Si deve forse condividere l’opinione del giornalista di “Ship 2 Shore” sulla vicenda, definita un “assalto mediatico e politico” contro Di Majo ? Togliamolo il “forse”, lo hanno capito pure i sassi.