Cattivi pensieri, di Giampiero Romiti. Csp e cambiali elettorali. Il Porto e i teus a valanga. PalaGalli da “vivisezionare”

Nuovo fondo del noto giornalista. Spazio a Csp, Porto, TVN e Stadio del Nuoto

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CSP E CAMBIALI ELETTORALI – Clima teso. Csp è sempre al centro dell’attenzione ma non solo. Anche del sanguinoso scontro tra l’attuale risicata maggioranza centrodestrorsa (priva dell’appoggio di Fratelli d’Italia e della Svolta) e il Pd, che proprio in queste giornate, gelide come i rapporti cristallizzatisi dopo il dirompente rimpasto di giunta culminato con l’estromissione dalla stanza dei bottoni di G&G (Grasso e Galizia), ha sferrato un durissimo attacco a seguito dell’affidamento del verde pubblico a terzi (leggi privati – ndr -). Secondo i pidini è iniziata la “tarantella” di un passaggio dietro l’altro di gran parte dei servizi a persone (o aziende) che nulla hanno a che vedere con il pubblico. In attesa che si risolva l’annosa questione della municipalizzata (dovrebbero essere questi i giorni cruciali), potrebbe insomma anche succedere che l’azienda di Villa Albani cambi nome (ed era stato già ipotizzato) in CSPP ovvero Civitavecchia Servizi Pubblici e Privati. E non è detto che, strada facendo, non scompaia del tutto dall’acronimo la “P” di “Pubblici”. Vabbè, chi vivrà vedrà. E allora torniamo all’aggiudicazione del verde pubblico che secondo il Pd “è l’inizio della stagione degli incassi delle cambiali elettorali”. Spingardata da paura, mica una carezza. “Ma non può considerarsi diversamente – affondano zingarettiani – visto che con solerzia amministrativa inusuale è stata avviata la gara di procedura, negoziata rigorosamente sotto soglia e ad aggiudicazione diretta per non incorrere in rischi inutili, per affidare l’importante servizio “.  “S’è parlato a lungo di piano industriale – proseguono – e alla luce di quanto accaduto si capirà adesso che abbiamo sempre cercato di contrastarlo perché altro non era sin da subito il preludio ad uno spacchettamento partitario della municipalizzata, rispondente a logiche di spartizioni concordate e obbligate piuttosto che alla necessità di salvaguardia del patrimonio pubblico”. E, tanto per gradire, il veleno pidino nella coda: “Ci domandiamo se nelle more del bando di affidamento (del servizio del verde pubblico – ndr -) sia presente la cosiddetta clausola di salvaguardia per quanto riguarda il mantenimento dei posti di lavoro. Purtroppo temiamo che, a chi finalmente ha ottenuto di massimizzare gli investimenti politici, non importa nulla e dell’occupazione ai minimi storici per una città pseudo industriale come Civitavecchia e degli eventuali costi che ricadrebbero sulla comunità in caso di fallimento della Csp”. Non c’è dubbio, Pd sul piede di guerra e soprattutto battagliero come non mai. Nel segno di un’opposizione che presumibilmente con l’avvento del 2021 assumerà intensità e toni molto più alti rispetto al recente passato. PS – Domanda: la scelta di affidare il verde pubblico al privato di turno ritienesi che abbia un’assoluta, incontrovertibile logica? E, non sarebbe cosa buona e giusta per i cittadini se, in una conferenza stampa, venisse spiegato il motivo del ricorso ad una decisione così importante? Comunque una semplice (e se qualcuno la considerasse pure banale, niente da dire: liberi pensieri, libere opinioni) osservazione. Ovvero: una società che ha un parco-dipendenti alquanto vasto (400 unità, si sostiene) non ha la forza, e la capacità, di formare una squadra di almeno dieci componenti da indirizzare alla pulizia e alla perfetta manutenzione degli spazi verdi? Difficile crederlo. Se non si vuole avanzare (e avallare) la velenosa ipotesi pidina (“cambiali e dintorni”), si tranquillizzi la gente spiegandole cos’è che ha impedito di mantenere pubblico il servizio del quale ci siamo occupati fino a quest’ultima riga.

PORTO, EURO E CONTENITORI A VALANGA – Anno nuovo, scalo marittimo finalmente in grado di tornare a macinare lavoro? Gli scaramantici “persi” facciano scongiuri a profusione, epperò sembrerebbe che, da come si stanno dipanando le giornate d’avvio di questo 2021, accarezzare l’ottimismo non sia un azzardo iettatorio. E un invito alla speranza (per non dire certezza) che inizi una stagione propizia arriva dal numero uno dell’Authority, Pino Musolino. Il quale, col volto levigato come una palla di biliardo ed un sorriso che squarcia addirittura un paio di nuvoloni inaspettatamente addensatisi su Molo Vespucci, esprime soddisfazione“ per  gli investimenti  previsti dal Piano della Mobilità dei Trasporti e della Logistica della Regione Lazio, riguardanti l’Adsp e le sue infrastrutture di collegamento stradali e ferroviarie”. E specifica, l’uomo venuto da Venezia e definito il presidente della provvidenza: ”Tra gli interventi più importanti nel medio e lungo termine, fino al 2030 e al 2040 per oltre un miliardo di euro, figurano  la riqualificazione delle banchine e dei binari interni al porto”. Infine, ciliegina sulla squisita e irresistibile torta, l’annuncio che ancora rimbomba in ogni pertugio del vasto territorio marittimo: “Voglio pure sottolineare –  ecco l’acuto da standing ovation – che tra gli obiettivi più prestigiosi da centrare c’è quello di incrementare il traffico dei contenitori al punto di movimentarne 700.000 (settecentomila) l’anno”. PS – Che dire? Al pensiero di ritrovarsi “invasi” da un numero così elevato di “cassoni” c’è soltanto da aggrapparsi alla svelta ad un solido appiglio per non finire tramortiti a terra se non (e sarebbe un guaio) a mollo. Esagerazione? Non proprio. Considerato difatti che nel 2019 e l’anno scorso ne sono stati “mossi” rispettivamente 112.249 (centododicimiladuecentoquarantanove) e 106, 305 (centosemilatrecentocinque), va da sé che una megasbornia collettiva degli operatori portuali sarebbe un momento di trasgressione non solo comprensibile ma addirittura sacrosanto.  Spumante in frigo quindi. E soprattutto Forza Musolino!

CENTRALI A GAS? UN CORO DI NO – E adesso sostenere che sta maturando qualcosa di inedito e soprattutto di serio, non è pura fantasticheria e nemmeno un’illusione. Cosa, di grazia? Ecco: istituzioni, partiti, forze civiche “nostrane” e dei centri confinanti, consiglieri regionali, sindacati, artigianato, varie associazioni, ex sindaci, medici, ordine degli avvocati e altri ancora, tutti insieme appassionatamente si sono stretti idealmente (il Covid non permette che si sgarri…) la mano dopo aver sancito il patto ( d’onore) di opporsi al progetto di Enel di ricorrere alle Centrali a gas sia a Tvn che a Tvs. Gli aderenti ad un’iniziativa così importante, assolutamente maiuscola? Presto detto. 1) I sindaci di Civitavecchia e Tolfa, Tedesco e Landi; 2) L’assessora del Comune di Allumiere, Brunella Fraceschini; 3) FdI, Lega, M5S, Onda Popolare, Pd, Rifondazione Comunista  e Verdi (in rigoroso ordine alfabetico); (4) Le associazioni SOLE, Città Futura , Il Paese che Vorrei, Mi Rifiuto, Forum Ambientalista, Civitavecchia C’E’ e Left di Carlo Tarantino;  (5) I “pisaniani” De Paolis, Porrello, Minnucci e Bonessio; (6) Cgil e Uil; (7) Alessio Gismondi della Cna; (8) Il gruppo composto dagli ex Primi Cittadini Barbaranelli e Saladini e dal deottor Ghirga; (9) Il presidente dell’ordine degli avvocati, Mastrandrea; (10) Tullio Nunzi ; (11) I ragazzi di Friday For Future Civitavecchia.  Adesione massiccia, indubbiamente. E con le idee chiarissime, sviluppate e dibattute intorno al concetto fondamentale “di delineare un percorso alternativo a quello indicato dall’Ente Energetico e di formulare proposte concrete in piena sintonia con l’Europa e con le esigenze di sviluppo e tutela sia della popolazione che del suo comune sentire”.  Ma quel che più conta è l’obiettivo del suddetto “comitato anti-gas” (battezziamolo pure così) che si prefigge di portare “le determinazioni assunte alle istanze superiori, a partire dalla Regione Lazio dove è in discussione il Piano Energetico, affinchè siano riconosciute a tutti i livelli istituzionali la volontà e le ragioni del territorio”.  In sostanza i soggetti in questione puntano ad una vera e propria “rivoluzione” per arrivare alle energie rinnovabili “che rappresentano – sostengono all’unisono – un’opportunità storica per affrancarsi da un passato caratterizzato da servitù altamente inquinanti e per gettare le basi per un diverso modello di sviluppo condiviso, basato sulla rigenerazione ambientale e su nuova e sicura occupazione”. PS – Commenti? Uno in assoluto. Sono state gettate delle basi così solide che offrono validissime garanzie per quanto concerne la costruzione di una “impalcatura socio-politica-sindacale-associazionista-medico-culturale” praticamente indistruttibile, a meno che non si registrino improvvise e deprecabili defezioni influenzate da forze occulte in grado di procurare lesioni profonde. E per dimostrare che niente e nessuno possa illudersi di far fallire un’iniziativa così fondamentale, si organizzi subito una mobilitazione di massa per lanciare il messaggio che non è più consentito il vassallaggio di Civitavecchia e del comprensorio.

PALAGALLI, QUALI SVILUPPI? – Bella domanda. Ma, ahinoi, non balla. La stagione pallanuotistica è iniziata epperò l’encefalogramma del Palagalli resta drammaticamente piatto. Vero, non è mancato chi, tra gli amministratori di Palazzo del Pincio (il coordinatore della Lega Antonio Giammusso su tutti), ha fatto trillare il campanello d’allarme, cercando di provocare una provvidenziale scossa per risolvere il complicatissimo problema (a prescindere dal Covid), che impedisce alla più importante struttura acquatica cittadina (e dell’intero comprensorio) di recuperare l’antico splendore. Come prima più di prima, però, la situazione è rimasta ferma al nulla di fatto. La cronaca quotidiana s’è accesa soltanto con la polemica (che peraltro non frega una mazza a chicchessia) sul sette rossoceleste che deve chiamarsi NC e non SNC: siamo ben oltre il massimo della desolazione! E per l’ennesima volta non si può non chiamare in causa il delegato allo sport, Matteo Iacomelli, per invitarlo ad accelerare i tempi di una accuratissima ispezione tecnica al PalaGalli ed avere così un quadro preciso delle lacune esistenti che, necessariamente, abbisognano di un pronto intervento. Solo riportando l’impianto in piena efficienza sarà possibile pianificare un serio programma per renderlo fruibile e specialmente appetibile a sodalizi sportivi, coop, comitati interessati a gestirlo (bene inteso, dopo aver superato il legittimo “scoglio” del bando pubblico indetto dal Comune).