Cattivi pensieri, di Giampiero Romiti. Centrosinistra “verde” di rabbia. Csp, le banche dicono “no”

Nuovo editoriale del noto giornalista. Spazio alla politica e al futuro della partecipata

CENTROSINISTRA “VERDE” DI RABBIA – Opposizione, mestiere difficile. Fondamentale, però, per garantire democrazia e controllo delle situazioni di pubblico interesse. Il verde pubblico, ad esempio, è tra gli argomenti che da qualche tempo a questa parte vengono maggiormente dibattuti. E a giusta ragione attenzionati dai consiglieri Marina De Angelis, Marco Di Gennaro, Marco Piendibene, Patrizio Scilipoti, Carlo Tarantino . Che affrontano la questione partendo dall’atto che “recentemente è stata espletata una procedura negoziata per l’affidamento, diretto del servizio (verde pubblico appunto – ndr -), di 190.000 euro per la manutenzione, in attesa della definizione della gara molto più cospicua, soggetta alla normativa europea in materia di procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici da 2,2 milioni per tre anni”. Chiarissimo. Preludio indispensabile per sfogare il proprio dissenso, ovviamente spiegandone le ragioni. “Siamo contrari a questa scelta di Tedesco&C. – tuonano – perché convinti che tale “prestazione”, fornita tassativamente dai dipendenti di Csp, sarebbe dovuta restare all’interno della municipalizzata”. Ma non basta. La critica al management di Palazzo del Pincio procede a ritmo incalzante e “travolge” l’assegnamento (della suindicata somma – ndr -) per il quale il Comune ha invitato 5 (cinque) ditte (tre di Roma, una di Fiumicino e l’altra di Pomezia), tutte regolamente inserite nella piattaforma Mepa, dove figurano anche diverse ditte civitavecchiesi. “Che però – riprende il “quintetto” centrosinistrorso – non sono state invitate. E questa opzione non solo rappresenta un’atroce beffa ma pure un danno notevole per le imprese locali e naturalmente, come già ricordato, per la stessa Csp. Alla quale, in particolare, è stato indubbiamente sottratto un servizio assai remunerativo”. E per concludere: “In base a quanto perpetrato dagli amministratori, la città non avrà nemmeno la ricaduta delle risorse economiche su società locali in quanto i 190.000 euro sono andati ad “esterni” che, pertanto, dovranno ringraziare (sic!!!) i contribuenti civitavecchiesi”. Sicuro, parole che fanno riflettere. E che confermano quanto espresso già in altre occasioni. Ovvero che la decisione di non ricorrere ad una squadra di lavoratori di Csp per curare il verde pubblico è così “ermetica” da resistere pure alla fiamma ossidrica. I maggiorenti “pincioti” han pure giustificato la scelta, asserendo che rappresenta un risparmio economico. Chissà, probabile (???) che abbiano ragione. Ma perché le aziende nostrane sono state snobbate ? Non avrebbero garantito affidabilità ? E manco competenza ? Possibile che si debba sempre dar ragione ai soliti ed insopportabili parrucconi convinti che “nessuno è profeta in patria ?”

UNA TERRAZZA (GUGLIELMI) NEL DEGRADO“Era il 2017 quando il sindaco Cozzolino annunciò che la Terrazza Guglielmi era stata donata alla città. E in base a ciò fu redatto un progetto che potesse far rivivere uno spazio nel cuore della città abbandonato da anni. Detto progetto venne approvato nel 2019 e messo a gara dalla Stazione Unica Appaltante per la ricerca di professionisti ai quali assegnare ai lavori. Detta gara venne aggiudicata nel settembre 2019 e altresì nominato il coordinatore per la sicurezza il mese dopo, ma da quel giorno non se ne sa più nulla”. Affermazione più trasparente di una lastra di vetro (non colorato o affumicato – ndr -) e che attesta la precarietà di una struttura con ogni peculiarità per essere considerata un delizioso ed importante biglietto da visita della città per chi ci si affaccia dopo aver oltrepassato il Varco Fortezza, senza contare i visitatori (non tassativamente crocieristi) che arrivano dalle nostre parti magari per provare il piacere di un’ottima zuppa di pesce. E non solo. Ha per giunta (l’affermazione di cui sopra) il sapore aspro di una critica che gli esponenti del Movimento Cinque Stelle non esitano a rivolgere alla maggioranza capitanata dall’avvocato Ernesto Tedesco. “L’aspetto che definire paradossale è puro eufemismo – attaccano a spron battuto i pentastellati – riguarda i membri della maggioranza che, in commissione, dichiarano di ignorare il progetto esistente e addirittura dubitano che la “Guglielmi” sia di proprietà comunale. Ci chiediamo: il sindaco specializzato in revoche ne avrà aggiunta un’altra alla sua collezione ? Ci piace pensare che tutto ciò non risponda a verità. Nel contempo però – chiudono l’intemerata i grillini – anziché avviare i lavori, la struttura continua tristemente ad affogare nel degrado e a fare pessima mostra di sé”. Non c’è dubbio, siamo nel bel mezzo della classica “storiaccia” che non ha nè capo né coda evidentemente per l’inammissibile noncuranza di colui/coloro che dovrebbe /dovrebbero occuparsi di circostanze apparentemente agevoli e che al contrario si rivelano magicamente intricate. Nel caso specifico c’è poco da ciurlare nel manico: se il M5S afferma che per il ripristino della Terrazza Guglielmi è tutto “apparecchiato”, come mai il Pincio si rifugia in un traccheggiamento insopportabile e alza un’incredibile cortina fumogena su quanto affermato dalla troika D’Anto’- Lecis -Lucernoni ? Riportare la Terrazza Guglielmi all’antico splendore e pensare a qualcosa di attraente a livello architettonico (piante, panchine dal design accattivante o chissachè che possa fungere da potente calamita per concittadini e turisti) per renderlo un ammaliante centro di aggregazione, non rappresenterebbe una maiuscolo intervento ? Tanto più che con l’apertura del cancello sottostante il “ripiano” in argomento, di fatto s’è concretizzata la sospiratissima (da quanti anni auspicabile ? – ndr -) connessione porto-città alla presenza delle massime autorità cittadine. E mentre lor rispettabilissimi signori, petto in fuori e sorrisi smaglianti, finivano in preda ad un’overdose di festosità, a pochi passi di distanza la Terrazza Guglielmi “assisteva” sconsolata per non poter gridare a perdifiato il proprio disappunto di continuare a soffrire a causa dell’umiliante dimenticanza che la sta seppellendo.

C(ALMA) S(OLTANTO) P(ROVVISORIA) – Hai voglia a dare “un nome e un cognome” agli acronimi: divertente epperò assolutamente inutile. Si potrebbe ad esempio azzardare “C(he) S(ituazione) P(enosa)” oppure “ C(he) S(ituazione) P(ericolosa)” tuttavia ogni guizzo fantasioso lascerebbe il tempo che trova. E la ragione è pura e semplice: la tranquillità non alberga dalle parti di Villa Albani, dove alloggia la partecipata che, a seconda degli umori di chi se ne occupa, non è dato sapere se sia in buono, ottimo o precario stato di salute. Insomma: (1) meritevole di cure appropriate e dunque capaci di riportarla a sfavillare come un led abbagliante ? (2) abbastanza rassicurante grazie alla recente ricapitalizzazione realizzata che, tuttavia, viene considerata una sorta di effetto placebo ossia un rinvio del problema agevolato dai decreti Covid ? Insomma striscia il dubbio che nulla abbia il sapore del conforto ed è è come se si fosse messa la polvere sotto il tappeto. E il risultato è quello abbastanza floscio di ritrovarsi ancora con un’azienda senza la certezza di un presente privo di nuvole e, figuriamoci, di un futuro che possa far dormire sonni tranquilli ai numerosi dipendenti. Inoltre va sottolineato (tenendo conto delle notizie riportate dai media) che l’assemblea dei lavoratori Csp svoltasi davanti a Palazzo del Pincio (organizzata da Cgil Fp, Uil Trasporti, Uiltucs, Usb, Ugl e Fiadel) oltre ad offrire spunti interessanti, ha financo registrato un pepato incontro ravvicinato, “arricchito” da scambi di “complimenti”, tra la segretaria dell’Ugl Fabiana Attig, ed un membro dell’Usb. L’unica nota negativa della kermesse (stando sempre alle dettagliate cronache giornalistiche) sarebbe risultata il mancato saluto del sindaco ai partecipanti alla “riunione” indetta dai sindacati. Al riguardo, riportiamo testualmente un commento apparso su un quotidiano-on line : “Il primo cittadino è passato due volte accanto ai lavoratori facendoli sentire invisibili”. Solo dettagli comunque quelli riportati, almeno a nostro avviso, perché neppure sfiorano il cuore del problema. Che è e resta Csp in quanto azienda e la domanda sorge spontanea: è in grado di camminare speditamente con le proprie gambe o destinata a soffrire le pene dell’inferno ? E’ proprio questo l’aspetto cruciale, diventato ormai la classica tanica di benzina usata per far divampare uno spaventoso incendio di polemiche. A picchiare duro ha iniziato la “pasionaria” de “La Svolta”, Fabiana Attig, secondo la quale, in ossequio a Lorenzo il Magnifico, “per Csp del doman non v’è certezza”. “ Perché – mitraglia senza mai staccare il dito dal grilletto – della tanto attesa metamorfosi politica gestionale ancora oggi non si vede l’ombra. Con imbarazzante inerzia del sindaco, dell’assessore e di tutta la maggioranza, gli indirizzi del Consiglio Comunale vengono disattesi in maniera arbitraria. E le conseguenze di tale azione hanno drammaticamente compromesso la stabilità economica e occupazionale dell’azienda, sempre più vicina al fallimento”. Non prende neanche fiato la “svoltista-ugilina” e rivela che “stando ad insistenti nonché consistenti rumors, l’atteso “aiuto” di una Banca non arriverà più e se così fosse – rimarca alzando il volume della voce – per qualsiasi variazione o modifica della delibera 78, la discussione dovrà obbligatoriamente essere riportata all’interno dell’aula Pucci e ognuno se ne assumerà la responsabilità”. Nessun dubbio, i punti che tocca la fedelissima dell’ex assessore Massimiliano Grasso sono a dir poco incandescenti . E non accennano a freddarsi, visto che s’infiamma sempre più sottolineando che “l’azienda nel frattempo continua a subire perdite clamorose.”. Quindi snocciola le criticità in larga misura preoccupanti: “ 1) Il nuovo servizio delle caditoie è ancora al palo; 2) Il portierato idem; 3) La segnaletica stradale, mandata in difficoltà con strampalati ordini di servizio; 4)La chiusura dell’area Feltrinelli, adibita a sosta e rimozione, ad opera dei Vigili del Fuoco per ragioni sicurezza priverà Csp dell’introito di circa 70.000 euro all’anno; 5) La nota vicenda del verde pubblico sulla quale è meglio stendere un velo pietoso; 6) La chiusura della Farmacia della stazione, decisa nel brevissimo giro di 48 ore, proprio nel momento in cui si stava registrando il miglioramento del fatturato”. E dopo aver scatenato un inferno del genere, come non aspettarsi la reazione dei capigruppo di quel che resta della maggioranza ? Difatti Massimo Boschini (Forza Italia), Raffaele Cacciapuoti (Lega) e Mirko Mecozzi (Lista Tedesco) confezionano la dura replica a tempo di record: “Dare fiato ai si dice non solo insussistenti ma che mettono pure a repentaglio l’azienda, è un comportamento da condannare. Quello della Attig è vero e proprio terrorismo aziendale. Procura un allarme inopportuno e una simile incoscienza non può lasciare indifferenti”. Eppoi: “Non ci sono problemi con le banche che con sconsiderata leggerezza l’esponente de La Svolta arriva a citare e le sue congetture rischiano di creare un pregiudizio all’opera di risanamento avviata dall’Amministrazione Comunale”. Infine: “ Noi diciamo energicamente : giù le mani da Csp ! La municipalizzata e la propria salute non possono essere strumentalizzate e neppure subordinate agli interessi particolari e politici di chicchessia”. Scontro niente male, dunque. Peraltro proseguito pure con ulteriori colpi bassi che, lo dice la parola stessa, han finito per perdersi tra le pieghe del nulla di avvincente. La Attig ha spifferato al colto e all’inclita che Tedesco senza i voti della lista di cui faceva parte,e di FdI, non si troverebbe con la fascia tricolore indosso; i tre della maggioranza a loro volta le hanno ricordato che, se Tedesco avesse fallito l’obiettivo nel ballottaggio, non si troverebbe comodamente seduta sullo scranno consiliare. Inutile sbalordirsi: il teatrino della politica prevede scaramucce del genere che non regalano neppure un briciolo di emozione.. Al contrario è invece sorprendente (e al direttore di questo giornale va il merito della clamorosa scoperta) quanto emerso dal sito internet del Pincio. Sul quale il Comune evidenzia di aver ricevuto lo scorso 17 febbraio dall’istituto bancario, cui s’era rivolto, la lettera di diniego alla richiesta di finanziamento di 2 milioni di euro. Ecco, se vogliamo si tratta della notizia delle notizie: evidentemente la fonte di Attig non era così “inquinata” come urlato dai suoi ex alleati di maggioranza. Ma a prescindere dagli attacchi e dai contrattacchi, è stupefacente aver dovuto apprendere da un “freddo”, e non di continuo consultato, “sito internet” che l’agognato (non avevano a più riprese gorgheggiato i nostri governanti che l’attendevano come la manna cielo ?) prestito non verrà recapitato in Piazzale Pietro Guglielmotti n. 7. Sarebbe stata una fatica enorme convocare una conferenza stampa e formalizzare la decisione bancaria ? Giornali cartacei e telematici l’avrebbero diffusa e i cittadini ne avrebbero preso conoscenza. La trasparenza per un pubblico amministratore non è mica un optional. E’ un obbligo che si deve a chi paga le tasse. E anzitutto ai 400 “cisipini” che tremano al pensiero di non scorgere ancora alcuna confortante schiarita. PS – A proposito di voci, sfreccia a mo’ di bolide di F1 quella che è ormai vicinissima la totale privatizzazione dell’azienda. Voce infondata ? L’establishment “pincioto” batta un colpo.