Cattivi pensieri, di Giampiero Romiti. Area metropolitana indigesta. 1700 “no” per il gas a Tvn mentre il PalaGalli agonizza

Nuovo fondo del noto giornalista. Spazio alla polemica sulla Città metropolitana, alle iniziative per ribadire il no alla riconversione a gas e allo sport con il futuro dello Stadio del Nuoto e della pallanuoto

CITTA’ METROPOLITANA ? SINDACO E FI CONTRO – Alza la voce l’avvocato Ernesto Tedesco e il tono “decolla” a tal punto  che il cielo simile ad una larghissima lastra di piombo pare piegarsi a mo’ di inchino in ossequio ad una risentita rimostranza meritevole della più ampia approvazione. “Se la Città Metropolitana si ricorda di Civitavecchia solo per i rom, tanto vale lasciarla”, strepita il Primo Cittadino. Che non riesce a darsi pace e al tempo stesso a “digerire” l’ipotesi di trasferimento sul nostro territorio di decine di ospiti dei campi rom della Capitale. Un fulmine a ciel sereno ? Una sgraditissima sorpresa venuta ad increspare la tranquillità di un inizio d’anno salutato con botti, fuochi artificiali, inservibili suppellettili gettate da finestre e balconi e tutto ciò che potesse sfanculare  il disastroso “Venti-Venti” ? Non è dato sapere con “spaccata” precisione, ma di tutto un po’ certamente sì. Spunta difatti la novità che in base ad un bando pubblicato il 23 dicembre 2020 (e scaduto il 15 gennaio scorso) sia stata stanziata una somma di un milione e settecentottantacinquemila euro a favore di privati che vorranno ospitare in cosiddetti “condomini sociali” le persone distribuite tra le baraccapoli romane. E Civitavecchia è una delle destinazioni scelte per un ‘operazione del genere. “Un  controsenso – secondo il Primo Cittadino – o peggio ancora una decisione, presa dalla sindaca Raggi, assolutamente inaccettabile, perché conferma che Città Metropolitana e Regione Lazio si ricordino di Civitavecchia soltanto quando si tratta di delocalizzare discariche, attività inquinanti, hub per immigrati e altre potenziali bombe sociali. No, non ci stiamo – è categorico Tedesco – Non siamo assolutamente intenzionati a farci stritolare dalla morsa della “CM” e a sottostare ai voleri di chi governa Roma con l’intenzione di sfruttare questo territorio senza dare nulla in cambio e infischiandosene di coinvolgerci quando si pensa a progetti controversi “. Un Tedesco risoluto come non mai ed il suo più che comprensibile risentimento non può non essere condiviso. E perfettamente in linea con il “capo” della coalizione centro destrorsa, la forzista  Emanuela Mari (presidente del Consiglio Comunale), assurta agli onori della cronaca in quanto recordwoman delle preferenze. Quello che conia è uno slogan chiassoso: “Abbandoniamo immediatamente la Città Metropolitana”. E aggiunge : “L’abbiamo sempre combattuta e più che mai continueremo nelle nostre iniziative per liberarci da un’oppressione così umiliante e terribilmente soffocante”. Sulla stessa lunghezza d’onda il deputato “azzurro” Alessandro Battilocchio, il quale, d’accordo con quanto espresso dal sindaco Tedesco e dalla Mari,ribadisce con forza che “Civitavecchia deve difendere la propria autonomia”. Seguiranno altre prese di posizione? Così come per il “no al gas a Torre Valdaliga Nord”, sarebbe una squisitezza se si formasse  un fronte comune, capace di far capire all’establishment capitolino che il ruolo di servo sciocco non si addice alla nostra città, la cui storia (che è vera storia e sottolineasi vera)  merita il massimo rispetto e spedisce sdegnosamente al mittente inammissibili tentativi di prevaricazione. PS – La straordinaria reazione di Sindaco e piani alti di Forza Italia lascia trasparire (e sperare) che stia davvero cambiando qualcosa in una Civitavecchia per troppi anni pochissimo rispettata dai poteri forti, che ne hanno disposto a proprio piacimento, incuranti di agevolare gravissime patologie (non finiremo mai di ripeterlo e non ce ne frega una mazza se provoca insofferenza a chi mira esclusivamente al facile profitto) e , tanto per (s)gradire all’ambiente. E per tutto ciò ( che è e resta un’enormità colossale) diventa sempre più indifferibile l’impegno di battersi per respingere i tentativi prepotenti di annientare la volontà popolare.

IL SETTE ROSSOCELESTE CAMBIA NOME E IL PALAGALLI AGONIZZA – Proprio così. E specificatamente la notizia delle notizie (clamorosa !!!)  attesta  che  il glorioso team pallanuotistico – orgoglio a 24 carati per aver dato campionissimi a getto continuo all’Italia sportiva – non frequenterà più la nobiltà waterpolistica dello Stivale con lo stesso nome conosciuto in ogni dove:  SNC.  Sciocchezze ? Fantasia da quattro soldi ? Niente affatto:  scompare completamente la “griffe” SNC  1950 (riconosciuta ufficialmente, fino a… ieri, dalla Federazione Italiana Nuoto) che, tradotta senza troppa difficoltà, significa Società Nuoto Canottaggio, il cui quartier generale (comprendente la vasca di 33mtx16, teatro di memorabili scontri pallanuotistici dei tempi d’oro vissuti con i “settebellissimi” forgiati dall’impareggiabile Alfio Flores e financo con gli esaltanti campionati natatori di serie A impreziositi da presenze monumentali come Angelo Romani e Carlo Pedersoli –  il famosissimo  Bud Spencer del grande schermo – e tantissime altre di prestigio incommensurabile) sorse  (e d’ora in poi riprende l’attività esattamente nello stesso luogo:  come si fa a non provare emozione e brividi di gioia per un ritorno al passato mai dimenticato ?) in Largo Caprera, divenuto Largo Galli in memoria dell’indimenticato fuoriclasse immaturamente scomparso. Ebbene la suddetta SNC 1950 torna ad essere l’autentico marchio doc e non ha più nulla a che vedere e a che fare con l’Asd Nc Civitavecchia, nata nel 2006, presieduta dal signor Marco Pagliarini che svolge pure le funzione di tecnico e che di fatto riporta adesso su calottine, tute e costumi  l’inedito “marchio” Asd Nc Civitavecchia. Questione spinosa, non c’è dubbio. E al tempo stesso intrisa di immensa tristezza. Una nota, battuta e ribattuta dai media, riporta che: “La SNC 1950 è di fatto la società storica che ha vinto tutti i titoli in essere della pallanuoto cittadina e non può e non deve essere imbrattata (verbo che è tutto un poema… – ndr -) nelle vicende della cugina e della gestione del PalaGalli (ecco, il particolare è davvero essenziale e assai significativo – ndr – ). La decisione è stata presa per tutelare il buon nome e l’autenticità di un “simbolo” che rappresenta  Civitavecchia  in tutta Italia,in ambito sportivo e non. All’interno della società sono già in corso progetti per far fronte , partendo dalla sede storica di Largo Galli, alla situazione creatasi e rimettere in moto quella macchina che per anni ha spinto la nostra città nell’olimpo sportivo nazionale e internazionale”. A stretto giro, ovviamente, è arrivata la replica del massimo esponente dell’Asd Nc Civitavecchia, Marco Pagliarini, che non si sofferma a lungo sulla perdita del logo più conosciuto (SNC 1950) epperò rivendica che “I titoli sportivi sono stati ceduti in via definitiva nel settembre 2006 alla società che dirigo, come dalla documentazione in possesso della Fin”. E in conclusione Pagliarini si limita a dichiarare: “non è mia intenzione rispondere alle provocazioni contenute nel comunicato della SNC 1950 oppure ad eventuali future polemiche, essendo l’Asd Nc concentrata sulla riapertura del PalaGalli nell’interesse di tutti gli atleti e della città”. Inutile perdersi in commenti di vario tipo: va soltanto detto che s’è determinata una dolorosissima frattura e che sicuramente non spalancherà orizzonti dipinti d’ottimismo e forse neppure di speranza sia per il presente che per l’immediato futuro. PS (1) – Detto del leggendario marchio e di quello attuale (sarà semplice memorizzarlo  in quattro e quattr’otto ?) colpisce la significativa (ed accorata) lettera scritta dai componenti la squadra partecipante all’A2. L’appello lanciato mira alla soluzione dello spinosissimo problema del PalaGalli ormai da parecchio tempo inutilizzato e che per loro – abituati a sprintare, a macinare chilometri, a piazzare fantastiche beduine, a fulminare portieri avversari con tiri portentosi, a far valere i propri virtuosismi  e (particolare importantissimo) a raccogliere gli applausi dei tifosi – rappresenta l’habitat naturale dal quale sono stati letteralmente “strappati” senza tanti complimenti. Meritano considerazione e comprensione, non c’è dubbio. Ma, visto che si è arrivati ad una fase che rischia di rivelarsi senza ritorno, va detto che sono proprio i bravissimi pallanuotisti rivelatisi eccellenti scrittori, che rischiano di essere le vere vittime di una situazione inconcepibile. Quello che sta accadendo travalica infatti i confini della logica e, se non fosse perché talvolta le menti vengono avvolte da incomprensibile obnubilazione, si persevera nel commettere errori  inammissibili, che minacciano di dare il colpo di grazia al PalaGalli. Che si continua a pensare possa “risorgere” ricorrendo ad interventi ridicoli e addirittura demenziali tipo la gestione temporanea (peraltro a spese del potere forte di turno non certamente campione di generosità ma di tornaconto , che significa far tenere a mente a chi di dovere di essere stato d’aiuto in un momento particolare da non reputare (sia chiarissimo) una sorta di yogurt a scadenza: vale sempre ! Sta pericolosamente sfuggendo agli amministratori di Palazzo del Pincio che la più ragguardevole struttura acquatica della città ha bisogno impellente di interventi profondi e non di pezze calde che servono soltanto a renderne irreversibile l’agonia (e il solerte coordinatore della Lega, Antonio Giammusso, se ha davvero a cuore il PalaGalli pretenda che si proceda immediatamente con le “riparazioni” inevitabilmente indispensabili). Si sente, peraltro fastidiosamente, gracchiare “vogliamo impegnarci (ma, guarda un po’!, col denaro altrui – ndr -) per salvare una disciplina importante quale la pallanuoto e naturalmente il Palagalli”. Parole del genere si perdono purtroppo nel vuoto, perché piene di nulla: come si fa a non rendersi conto (e lo abbiamo già sottolineato) che alla instabile situazione dello “Stadio” fa un baffo  un fiacco palliativo per risolvere i gravissimi problemi esistenti (arrangiarsi per qualche mese oltre a non offrire alcuna certezza equivarrebbe ad un evidente atto di irresponsabilità).  Pessimismo becero ? Ognuno è padrone di pensarla come meglio crede. Guai però a ficcare la testa sotto la sabbia (e purtroppo di struzzi, che badano solamente ai propri interessi, ce ne sono a sfascio) pensando che la panacea di tutti i mali sia  la riapertura momentanea (due.tre.quattro mesi ?) per far disputare le partite, per le sedute di allenamento e per chissà che:  amara illusione perché,  finita la festa (vabbè chiamiamola pure così epperò solo per rispetto dei giocatori), si tornerà a dover fare i conti con la realtà. Che è e rimane quella di un PalaGalli che deve essere sottoposto ad una cura da cavallo per riportarlo in perfetta “forma”. E se non si accelera non sarà pura fantasia prevedere conseguenze estremamente dolorose. E’ questo che si vuole ? A chi giova rischiare di ritrovarsi con una struttura impraticabile ? Non è più logico correre immediatamente ai ripari per evitare un peggio che avrebbe smisurate chances di rivelarsi irreversibile ?   PS (2) – E’ già successo di aver ricevuto critiche tramite chat o messaggi per “pensieri” ritenuti eccessivamente “cattivi”: esercizio legittimo, degno del massimo rispetto. E pure stavolta, chissà, potrebbe reiterarsi  lo stesso , peraltro bene accetto , ancorchè, eventualmente,  ammantato di espressioni urticanti. Probabile si batta su tasti del genere: (1) “Ma il sette rosso celeste non deve forse disputare il campionato ?”, (2) “Tenendo chiuso il PalaGalli, è giusto giocarlo interamente in trasferta ?”. Obiezioni legittime, ci mancherebbe. Ma se all’incontenibile impulso seguisse una debita riflessione, si arriverebbe a valutare la giustezza  e l’essenzialità del sacrificio di pochi mesi  (pallanuotando al Foro Italico in Roma come già accaduto e chi non è di corta memoria lo sa benissimo) per ritrovare tirato a lucido ed efficiente al mille per cento il PalaGalli vita natural durante.  Chiacchiere in libera uscita ? Sogno irrealizzabile ? No, no, no e un miliardo di volte no. C’è solo bisogno della ferma volontà di operare da parte dell’establishment di Palazzo del Pincio, che ha il diritto-dovere di salvare un bene pubblico (il PalaGalli) che nessuno deve pensare di mandare in malora. Proprio i nostri amministratori sanno benissimo che non possono sottrarsi a siffatta  responsabilità: hanno forse dimenticato che, mica un secolo fa, l’ex assessore ai LLPP (che nel sodalizio rossoceleste ha sguazzato a lungo) ebbe a richiedere la somma di 150.000 (centocinquantamila euro) euro avendo i tecnici rilevato carenze strutturali nel PalaGalli stesso : si deve aspettare che accada l’irreparabile per sanarle? E ancora : gli amministratori  non si sono sempre sentiti ripetere (mille volte? Vabbè, teniamoci pure bassi…)  che un impianto così dispersivo assorbe ingentissime (e dunque insostenibili per luce, gasolio e varie ed eventuali) risorse economiche ? E che dunque necessita a tutti i costi  dell’installazione di pannelli solari per ovviare ad un inconveniente così pesante ? Ebbene si proceda. Infine:  i nostri amministratori hanno forse dimenticato che il club presieduto da Marco Pagliarini, impossibilitato a sostenere spese esorbitanti, ha consegnato le chiavi del PalaGalli al Comune e di fatto rinunciato alla gestione sancita dalla regolare e ufficiale convenzione ?    PS (3). A proposito: al salviniano Giammusso, preoccupato per le sorti del PalaGalli, consigliamo di prendere un’iniziativa essenziale. Ovvero: chieda al sindaco e al collega Matteo Iacomelli  che venga stilata (da tecnici qualificati, che supponiamo non manchino a Palazzo del Pincio) una minuziosa relazione sulle  condizioni dell’impianto. Solo in virtù di tale operazione si otterrà un quadro preciso della situazione e scatterà il semaforo rosso alle strampalate dichiarazioni (farfugliate da chi dovrebbe avere almeno il  buonsenso di tacere) che aggravano maggiormente la triste realtà riguardante il PalaGalli.  Meditate signori della maggioranza e delegato allo sport, meditate !

GAS A TVN ? MILLESETTECENTO “NO” – E’ quanto risulta dalla raccolta di firme del Comitato “SOLE”, impegnatissimo come non mai a battersi contro la realizzazione dei gruppi turbogas in quel di Torre Valdaliga Nord. Fanno bella mostra di sé sugli appositi  fogli messi a disposizione dei cittadini 1.700 nomi e cognomi “ leggibilmente scritti  in presenza – sottolineano i rappresentanti del “SOLE” – prima che la pandemia interrompesse tale attività”. Un modo come un altro, esplicito all’ennesima potenza, per affermare che, se l’iniziativa non avesse patito le limitazioni imposte dal protocollo anti Covid, il numero dei contrari al progetto Enel sarebbe stato ben più ampio. “Siamo comunque soddisfatti –  insistono – e dette firme le abbiamo consegnate al sindaco Tedesco. Che invitiamo ad assumere il ruolo di leader della comunità nella fondamentale “lotta” per un radioso futuro della città”. Non si fermano qui, quelli del  “SOLE” e proseguono di buona lena: “Riteniamo necessario avviare un tavolo con tutti gli attori di questa vertenza territoriale per produrre iniziative propositive e progettuali da attuare e da presentare ai livelli superiori. Il motore dell’organizzazione continua a girare a pieno regime e per fine gennaio è previsto un primo incontro per mettere a punto la strategia  per “invitare” l’Ente Elettrico ad abbandonare l’idea di continuare a tenere il nostro territorio “prigioniero” di pericolosissimi agenti inquinanti dell’aria”. PS – Prosegue dunque l’azione pressante (e incessante) del “SOLE” (così come delle altre associazioni ambientaliste, di comuni cittadini, dei politici e dei sindacalisti) per scongiurare il ricorso al gas nella Centrale di Torre Valdaliga Nord. E affinchè questa forma di pacifica (e sottolineasi pacifica) protesta si riveli massiccia per avere ampie chances di successo, il Primo Cittadino non traccheggi e chiami alla mobilitazione i suoi concittadini e, in perfetta sintonia con i colleghi anch’essi fasciati di tricolore, gli abitanti dei centri limitrofi. Missione impossibile ? Non è forse vero che l’unione fa la forza  e che ha il potere di abbattere barriere ritenute impenetrabili? E allora per quale motivo perdere la ghiotta occasione di impegnarsi per evitare di ingoiare sostanze nocive (da settant’anni “albergano” indiisturbatamente in questa terra : non basta?), acerrime nemiche della salute pubblica ?