Cattivi pensieri, a cura di Giampiero Romiti

Torna sul nostro giornale la rubrica del noto giornalista. Sul menù del corsivo le elezioni, con riferimenti al neo sindaco Tedesco, al Pd e a Petrelli. Ma si parla anche di pallanuoto...

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A volte ritornano. Et voilà, Ernesto Tedesco. Complimentissimi a lui, è il nuovo sindaco di Civitavecchia. Bella persona, stracarico di cultura, sopraffino oratore, affermato avvocato: è tutto e di più in positivo, men che meno una new entry. Ha infatti già respirato l’aria di Palazzo del Pincio al tempo della legislatura made in Alessio De Sio che lo ha visto impegnato nella doppia veste di vice sindaco e assessore alla cultura. Si tratta quindi di un ritorno in grandissimo stile sul proscenio politico di questa nostra ex bella città d’incanto che un tempo piaceva a tutti tanto e che, ahinoi, è riuscita nell’impresa di aver smarrito il suo charme lungo la strada dell’indifferenza e soprattutto dell’incompetenza di una affollatissima classe dirigente, incapace di dirigere, se è vero che tracima il tasso di disoccupazione giovanile, dilaga l’inquinamento atmosferico e la salute pubblica è solo un lussuosissimo optional. Tedesco dunque sulla poltrona più soffice del Comune. E a lui i nostri auguri di proficuo lavoro con la ferma speranza di non trovarlo tronfio con la fascia tricolore appiccicata sul petto e di scoprirlo in grado di interrompere finalmente la tradizione degli ultimi anni, che ha visto i cittadini annegare nel mare dell’inconsistenza figlia di un’insopportabile e deleteria arroganza. 

Cercasi…la sinistra disperatamente.  Ebbene si, Civitavecchia la Rossa è finita fra le pieghe del menefreghismo di chi al Pci prima e successivamente al Pds, ai Ds, al Pd, a Rifondazione e a tutto il cucuzzaro sinistrorso (compreso il Psi al tempo in cui un socialista poteva considerarsi “compagno” di nome e di fatto) ha elargito larghissime dosi di passione, determinazione e amore. C’è poco da fare, anche alla luce della recentissima kermesse amministrativa la nostra città non ha esattamente effettuato una inversione ad U, ma una svolta a destra certamente si. E se non sorprende che i cosiddetti poteri forti abbiano optato per tale “manovra”, dovrebbe far riflettere che la classe operaia abbia scelto di non andare al Paradiso tideiano ma al contrario in quello salviniano. Che dire? Nell’attesa che qualcuno dei “papaveri rossi” spieghi le ragioni dell’assordante flop registratosi, non sarebbe male se nelle segrete stanze del Pd cominciassero a volare non stracci ma sedie, per ritrovarsi, a calma ristabilita, con una seria ristrutturazione che renda solido l’edificio piddino. E non solo. Sarebbe pure opportuno operare una robusta riorganizzazione, utile e indispensabile per fissare il solare punto di riferimento in un segretario efficiente, dinamico, attivo. Perchè mai tutto ciò? Semplice: colui che attualmente ricopre tale importantissima carica s’è visto e s’è fatto sentire durante la prima fase della campagna elettorale e le due settimane del ballottaggio? Se salta fuori un solo comune mortale capace di rispondere affermativamente, alzi la mano. 

Di tutto di meno. Grande, insuperabile la performance di Petrelli appena qualche ora dopo la “sentenza” del voto che, si sa, ha premiato l’armata centrodestrorsa. “Fossi andato io al ballottaggio, ora saremmo a parlare di un altro risultato rispetto a quello venuto a galla”, ha tuonato il dinamico Vittorio. D’accordo, ha centrato l’obiettivo dello “sgabello” del consigliere ma dalle sue parole traspare netta la delusione di non aver acquisito il diritto di battersi nello spareggio per la fascia tricolore. Caro Petrelli, in democrazia va rispettato il volere dei cittadini, pure di quelli che non se la sono sentita di fare un utile “uso civico” della scheda da infilare nell’urna. 

Cattivi pensieri in pillole 

Davvero straordinario il coach del sette rossoceleste. In una lunga intervista rilasciata ad un quotidiano locale ha candidamente promosso la pattuglia da lui guidata, meritevole a suo dire di un bel sette per aver raggiunto l’agognata salvezza nella rassegna di A2. Ma non si è fermato li. “Concluso il campionato ho pensato di dire addio alla Snc ma poi ho ritenuto che fosse giusto restare al fianco di questa meravigliosa squadra”, ha sospirato. E così ha di fatto deciso di autoingaggiarsi anche per il prossimo campionato: soluzione originalissima e interessante perchè inaugura una nuova fase a livello societario. Ovvero: la scelta dell’allenatore di una squadra non spetta più ai dirigenti ma allo stesso tecnico reduce da una stagione deludente. Non già meritevole di un assurdo 7 perchè rivelatasi un fuoco di Paglia(rini). 

Domanda semplice e comunque sfiziosa anzichenò: quali e quanti vantaggi può portare un provetto e acculturatissimo ideologo sprizzante materia grigia da ogni millimetro della sua preziosa capoccia ad un partito politico che si cimenta in una competizione elettorale? Risposta dell’uomo della strada; sicuramente tanti o quantomeno abbastanza per calamitare una cifra di consensi semmai decidesse di figurare in una lista con l’obiettivo di conquistare lo scranno in consiglio comunale. Risposta esatta? Manco per idea. Il Pd infatti il suo ideologo, lo stimatissimo giornalista (e mental coach di Pietro Tidei) Fabio Angeloni, lo ha schierato ma i votanti non se ne sono proprio accorti, visto che gli hanno tributato la pochezza di 25, dicasi venticinque, preferenze. Amen.