Cattivi pensieri, a cura di Giampiero Romiti

Nuovo fondo del noto giornalista: questa settimana spazio alla sentenza del Tar sul progetto pescicoltura, alla politica (con ipotetici zoo al Pincio) e al ricordo di un grande personaggio legato alla pallanuoto che non c'è più

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LAVORI & DISAGI… – La domanda sorge spontanea: la Confcommercio ha deciso di rendere agitata la quotidianità alla squadra capitanata dal sindaco Tedesco? Sembrerebbe proprio di sì, visto che non perde mai l’occasione di sottolineare la farraginosità della sua azione. E il presidente dell’importante associazione, Graziano Luciani, con puntualità addirittura ossessionante (per i governanti di Palazzo del Pincio) scandisce ciò che, a suo avviso, non va e che viene gestito con inaccettabile sufficienza. Già nel recentissimo passato Luciani ha criticato il metodo adottato per il rimpasto di giunta, a suo dire una perdita di tempo e peggio ancora una spartizione di poltrone. A distanza di pochi giorni è tornato alla carica e stavolta ha ringhiato: “non fosse sufficiente l’impatto economico e sociale che il Covid-19 sta determinando e che si farà ancor più sentire nei prossimi mesi, dobbiamo fare i conti pure con i continui disagi causati alla viabilità da lavori e da mancate manutenzioni programmate”. Sottolineatura, questa, condivisa da larghissima parte dei cittadini. Insomma una situazione poco allegra. E Luciani evidenzia con tono deciso che “è sotto gli occhi di tutti il desolante stato di numerose zone della città per via della realizzazione della banda ultra larga”. In particolare punta il dito sulle aree interdette al traffico con evidente sconvolgimento di transitabilità e sosta con conseguenze disastrose per attività commerciali e residenti”. Più chiaro (e forte) di così il grido d’allarme del numero uno di Confcommercio non potrebbe essere. E vogliamo pensare e credere fermamente che il neo assessore ai lavori pubblici, Sandro De Paolis, non sia tentato di fare orecchie da mercante. D’altro canto proprio il titolare dei LLPP già qualche settimana fa si rese conto che qualcosa non filava per il verso giusto ovvero che i luoghi sottoposti agli scavi non venivano ripristinati a regola d’arte e ordinò il fermo delle operazioni. Una volta riprese, miglioramenti manco a parlarne con conseguenti proteste e soprattutto problemi  a gogò. Che continuano a condizionare negativamente la quotidianità (non solo degli esercizi commerciali) e che ovviamente il buon De Paolis è chiamato ad affrontare e risolvere. Tuttavia vista l’aria che tira, i cittadini sono terrorizzati all’idea di dover attendere tempi biblici per la fine di questi lavori. PS – Frastornato dalla grandinata di lamentele provenienti da ogni angolo della città, l’assessore ha bissato lo stop ai lavori lo scorso 1 luglio “perché Civitavecchia – ha rimarcato – non deve subire disagi evitabili e i beni pubblici  che vengono compromessi durante le lavorazioni bisogna che siano immediatamente riparati”. Dichiarazione elegante e addirittura soft del titolare dei Lavori Pubblici, ma che in realtà nasconde un evidente disappunto per la situazione che proprio gli insoddisfacenti interventi di cui si parla rendono assolutamente insopportabile. E  se alla protesta (legittimissima) dei cittadini (contribuenti, non dimentichiamolo mai!), si aggiunge financo il dissenso di un’organizzazione sicuramente non ostile all’attuale amministrazione quale la Confcommercio, è più che comprensibile il nervosismo che serpeggia tra gli esponenti della maggioranza. Ma tu guarda che disdetta: si decide di mettere in opera la fibra e saltano fuori fastidiosissime… fibrillazioni.

… E FRASCARELLI SBOTTA:”E’ UNA PRESA IN GIRO” –Scatenato come non mai, l’esponente del Gruppo Misto, evidentemente pressato da numerosi cittadini, esprime la sua rabbia per quel che sta succedendo in città. E inquadra nel mirino proprio i lavori per la collocazione della fibra, che stanno procurando decisamente parecchie grane. “Mi sembra che la misura sia ormai colma – afferma Frascarelli – Bisogna necessariamente convocare la ditta titolare dell’appalto, metterla difronte alle proprie responsabilità e farle capire che per nessunissima ragione si può continuare ad andare avanti così”. E poi esplode in maniera fragorosa: “ Non riesco a capire perché i lavori siano proseguiti malgrado lo stop tassativamente intimato dall’assessore De Paolis. Mi chiedo: come mai i tecnici dei Lavori Pubblici non sono intervenuti per imporre alle imprese subappaltanti di rispettare la decisione presa dal titolare dei LLPP? Quest’andazzo è una vera e propria presa in giro, che naturamente offusca l’immagine della nostra amministrazione. E per quanto mi riguarda è intollerabile”. Così parlò Frascarelli. E non ci sembra che le sue siano parole flebili. Al contrario così squillanti che non possono non rimbombare nella stanza del sindaco Tedesco.

FRASCA ADDIO? IL RISCHIO C’E’ – Già, proprio così. Stando almeno alla decisione del Tar di respingere la richiesta di sospensiva dell’iter riguardante il progetto dell’impianto di itticoltura offshore in quello spicchio di paradiso, che potrebbe perdere la sua splendida impareggiabilità per gli interessi di un’imprenditoria d’assalto, poco o per niente amica di oasi ambientali meritevoli di rimanere incontaminate. Il punto è che questo primo segnale del Tribunale Amministrativo Regionale non lascia presagire nulla di buono, anche se la portavoce dei Comitati che si oppongono al megaimpianto, Ivana Puleo, annuncia il ricorso al Consiglio di Stato, che sarà presentato dall’avvocato Giuliano Gruner. “Il fatto che il Tar si sia espresso, peraltro in modo dubitativo, soltanto su uno dei sette provvedimenti illegittimi – afferma la Puleo – lascia intendere che si debba percorrere ancora parecchia strada per far comprendere a chi “staziona” nei centri di potere, che non possiamo fare a meno di vivere con la consapevolezza di inseguire, senza mai demordere, il meglio per il presente e il futuro”. Poi un affondo che induce ad una profonda riflessione: “E’ inaccettabile che l’establishment cittadino scelga di non decidere – rileva con una certa durezza l’esponente del Forum Ambientalista – ma al di là di tutto e in particolare di quel che sarà (la Puleo evidentemente non si perde d’animo e guarda già al Consiglio di Stato – ndr -), mi piacerebbe sapere come abbia reagito l’Amministrazione Comunale di Palazzo del Pincio. La quale, va sottolineato, non ha presentato il ricorso avverso l’itticoltura in misura cautelare. Ciononostante – conclude – non abbasseremo la guardia e faremo di tutto per sensibilizzare cittadinanza e istituzioni affinchè vengano operate delle scelte mirate alla salvaguardia della Frasca”. Non si danno per vinti, pertanto, i Comitati che si oppongono all’installazione delle gabbie per allevare orate e non solo. Ed è auspicabile che all’accorato (e comprensibile oltreché condivisibile dagli amanti del mare) appello della Puleo si aggiunga pure una dichiarazione dell’assessore Manuel Magliani. Che stranamente da parecchio tempo a questa parte è scomparso dal radar dell’attualità e della politica “pinciota”, ma che non può né deve dimenticare di essere stato scelto per l’importantissima funzione di paladino dell’ambiente di questa città martoriata dall’inquinamento e selvaggiamente stuprata da servitù assolutamente indifferenti alla tutela della salute pubblica e del patrimonio terracqueo.

UNO ZOO A PALAZZO DEL PINCIO? – C’è poco da ridere. Le chiacchiere stanno a zero e la realtà parrebbe inconfutabile: un vasto reparto della più importante “dimora” cittadina potrebbe essere destinato all’accoglienza di animali di varie specie, alcuni simpaticissimi ed altri non troppo. E il consiglio degli esperti, per quest’ultimi, è di starne alla larga. D’accordo, la notizia non ha ancora il crisma dell’ufficialità. Ma fonti solitamente attendibilissime riportano che l’inaugurazione di detto reparto sarebbe ormai prossima. Per offrire finalmente una comoda collocazione alla famosa talpa che, a detta degli esperti, conosce a menadito ogni angolo del palazzo comunale e attende di finire in cattività riverita, splendidamente custodita e rifocillata da mane a sera con cibo di primissima qualità: per il simpaticissimo mammifero soricomorfo, insomma, un trattamento coi guanti bianchi. Un po’ più complicato, invece, sarà sistemare adeguatamente “la serpe” evocata dal sindaco di Santa Marinella Tidei, la quale si troverebbe, secondo Pietro il Magnifico, “in seno” al primo cittadino Ernesto Tedesco. E questo rettile che sputerebbe veleno a più non posso, per complicare al massimo l’azione di governo del capo della coalizione centrodestrorsa, avrebbe un nome: Massimiliano Grasso. Inaccettabile insinuazione? Parole al cianuro fatte apposta per seminare zizzania nel “campo” della maggioranza? Be’, le risposte spettano, come logica vuole, all’avvocato Tedesco. Che, scherzi e battute a parte, non può davvero permettere che il Palazzo si trasformi in uno… zoo. Perché se così fosse, dopo una talpa e un serpente non sorprenderebbe più di tanto se arrivasse una ferocissima e indomabile belva capace di divorare tutti, nessuno escluso, gli appetitosissimi componenti della maggioranza. PS – Ma non s’è fatta attendere la replica del vice sindaco. Per la verità non gridata epperò mordace. Di quelle che non lasciano il tempo che trovano e che si stampano sulla pelle a mo’ di lividi poco piacevoli. “Tidei continua a parlare di sogni e futuro, dimenticando che nel suo mezzo secolo di vita politica ha combinato ben poco”, attacca con decisione Massimiliano Grasso. E prosegue nella sua “azione” incalzante: “Conoscendolo, non mi ha sorpreso quel che ha detto. Non foss’altro perché ritengo immutabile la sua natura. Tidei sappia comunque che il mio rapporto con Tedesco è sotto gli occhi di tutti ed è figlio legittimo della scelta precisa che ho fatto per garantire, senza se e senza ma, l’unità della coalizione”. La conclusione, infine, è doc: “Consiglio Tidei, esperto com’è di serpe in seno, di portarsi sempre dietro l’antidoto contro eventuali venefici morsi, sapendo benissimo che diverse volte li ha subiti (per fortuna senza rischi per la sua salute grazie a detto antidoto) col magrissimo e assai poco onorevole risultato di dover sloggiare (con netto anticipo rispetto alla fine del mandato) dalla stanza dei bottoni del palazzo comunale”. Ottima e abbondante quindi la risposta del leader della “Svolta” e, vedrete, il  sindaco di Santa Marinella troverà il modo di continuare l’animata schermaglia, che però quest’afa opprimente finirà per scioglierla come un ghiacciolo. Con tutti i pensieri carichi di preoccupazione per via del coronavirus e della crisi che non accenna a mollare la presa, è fin troppo comprensibile che un palloso batti e ribatti tra i due politici non freghi una mazza.

QUANDO SI PERDE UN VERO AMICO – Mi pare ancora di vederlo, Massimo. Vicini di casa, uscivamo quasi simultaneamente  col  borsone in mano e con la beata spensieratezza della gioventù. Destinazione piazzale del Pincio. Dove ci aspettava la storica palestra, alle spalle della scuola elementare, per la quotidiana seduta di allenamento, sempre affrontata con serietà perché lui, io e gli altri componenti la squadra (tra cui l’indimenticato Patrizio Simeoni col quale Massimo potrà rinverdire le radiose giornate trascorse insieme ed entrambi  si ritroveranno col mitico Marco Galli a ripercorrere le tappe della leggenda rossoceleste dei tempi d’oro, sotto lo sguardo compiaciuto dei presidenti Bertarelli e Saul Stella, dell’immenso Alfio Flores e di Adolfo Biso) avevamo il gusto e la caparbietà di ritenerla indispensabile per affrontare, la domenica, le partite ufficiali. Di pallavolo. Sì, nessuna meraviglia, tra le grandi passioni sportive di Massimo Serpa c’è stato finanche il volley. Che ha praticato con successo. Tocco felpato, senso di posizione invidiabile, pedina importante di un team, a quei tempi, senza rivali a livello regionale. Veniva impiegato prevalentemente in seconda linea, alle spalle del terzetto sotto rete, ed era una garanzia per la sue doti di difensore molto reattivo e magnificamente intuitivo (sempre presente nel punto dove veniva indirizzata la palla dall’avversario). Dopo la parentesi pallavolistica, l’esplosione in campo waterpolistico a dimostrazione di un’invidiabile duttilità, agevolata da un’acquaticità favolosa e dalla scaltrezza tipica dell’attaccante (il suo ruolo: centroboa) capace di uccellare qualunque difensore malgrado il confronto assumesse i contorni della famosissima storia di “Davide e Golia”, date le vistose differenze strutturali (fisiche) che non impedivano al “Davide” (Massimo) della Snc di trascinare un pubblico ubriaco di delirio. Dagli stupendi anni giovanili a quelli della maturità che arriva troppo in fretta, è rimasto il Massimo di sempre. Cortese, gioviale, con i segni profondi e indelebili dell’amicizia autentica stampata sulla pelle, immancabile compagno dei tradizionali pranzi tra i veri, e sottolineo veri, big della pallanuoto civitavecchiese al festeggiamento del settantesimo anno di età di ognuno. Mai scontato, straordinariamente arguto, campione di sport (come giocatore e allenatore) e di vita. Soprattutto la giovialità, così esplosiva e vieppiù sincera, tra le sue non poche qualità è quella che lo ha sempre contraddistinto. E che certamente non potrà essere dimenticata. Una maledetta domenica di giugno lo ha tolto ai suoi affetti più cari e il cielo s’è colorato di un’infinita tristezza. Ma Massimo sarà ancora e più che mai presente.