Cattivi pensieri, a cura di Giampiero Romiti

Nel fondo del noto giornalista si parla di politica, degli ultimi sviluppi legati al rimpasto, ma anche di Acea. Spazio anche al "migliore" e al "peggiore" della settimana

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RUBINETTI A SECCO, FRASCARELLI “SPARA” SU ACEA –  Niente acqua nelle case dei civitavecchiesi e il consigliere comunale Giancarlo Frascarelli – che non a caso s’è guadagnato l’importante soprannome di “Gunga Din” ( famoso portatore d’acqua indiano che ha sacrificato la sua vita per salvare soldati britannici) per il grandissimo impegno che profonde, dal primissimo giorno in cui si è insediata l’amministrazione Tedesco, al fianco dei cittadini alle prese con gli annosi problemi della mancanza del prezioso liquido soprattutto nel periodo più caldo dell’anno – è sceso in campo sferrando un durissimo attacco all’Acea. “Nel corso di questa settimana – ha tuonato il “pezzo da novanta” del gruppo misto – si sono registrati dei disservizi che non esito a denunciare pubblicamente. La realtà che sta vivendo il nostro territorio per quanto concerne la regolare erogazione, è ben diversa da quella che i dirigenti di Acea Ato2 prospettano. E questo non è assolutamente accettabile”.  E’ il preludio di una durissima presa di posizione che  diventa, parola dopo parola, sempre più travolgente. “Sarà bene chiarire subito che sono in possesso di prove inconfutabili fornitemi dai cittadini – Frascarelli sottolinea con forza – e pertanto ribadisco che le risposte del call center dell’azienda, sul ripristino del flusso idrico e sul funzionamento del servizio autobotti, sono la peggiore smentita alle dichiarazioni dei vertici di Acea”. L’intemerata è veemente, ma non si esaurisce qui. Frascarelli difatti alza ancora di più il tiro e spara: “Non solo le informazioni sul ritorno alla normalità dopo i lavori annunciati per la giornata di giovedì scorso si sono rivelate imprecise, ma ad un cittadino è stato chiesto addirittura di inviare un fax per far arrivare l’autobotte nei pressi della sua abitazione”. Inaudito tutto ciò per l’ex punta di diamante di Forza Italia e la conclusione del suo intervento è assolutamente tempestosa. “Sia chiaro da subito – conclude con i decibel della sua voce che baciano le nuvole – che la città non sarà disposta ad accettare un’estate di passione e come amministrazione pretendiamo che Acea garantisca un servizio efficiente ai cittadini. Se così non fosse, valuteremo di ricorrere ad azioni anche estreme, compresa quella della restituzione al Comune del servizio attualmente in mano alla società”. Bè, davvero un finale col botto. E ben sapendo quale sia lo scrupolo col quale Frascarelli svolge il ruolo di attento controllore della regolare fornitura idrica a beneficio della gente (pur non avendo ricevuto ufficialmente dal sindaco una specifica delega e quindi è ancora più encomiabile per il suo nobile spirito di servizio), c’è da giurare che l’azienda idrica non potrà assolutamente trastullarsi. Il “Gunga Din” di casa nostra non le darà tregua: sarà la sua poco piacevole spina nel fianco.

CLAUDIA PESCATORI, QUESTIONE DI STILE – E allora rimpasto fu. Forse c’è ancora da smussare qualche angolo, da oliare alcune “guarnizioni”, insomma da tirare a lucido la nuova squadra che dovrebbe (condizionale obbligatorio visti i risultati non proprio esaltanti dei primi dodici mesi di governo) finalmente far decollare il programma che ha “incantato” gli elettori. I nomi nuovi della giunta rivista e corretta? Leonardo Roscioni e Simona Galizia. L’uno in quota Lega, l’altra meloniana (che lascia lo scranno al primo dei non eletti, Palombo) – non hanno certamente bisogno di larga presentazione e l’auspicio è che risultino all’altezza del compito affidatogli. Compito complesso ed importantissimo (l’avvocato dovrà interessarsi di urbanistica, patrimonio, demanio, attività produttive, edilizia pubblica e privata, decoro urbano; l’esponente di Fratelli d’Italia di cultura e pubblica istruzione) che metterà a dura prova i due neo assessori, “in possesso dei requisiti giusti per assolverlo alla grandissima” giura chi li conosce bene. Ne prendiamo atto e volentieri auguriamo una mare di fortuna alle due new entries. Un saluto è però doveroso a coloro che hanno lasciato l’incarico: Claudia Pescatori e Roberto D’Ottavio. Dell’ex titolare dei LLPP comunque non ci occuperemo a lungo: è stato dirottato verso Ciampino e di lì sicuramente avrà modo di decollare chissà mai per dove. Il suo anno trascorso qui  non sarà incorniciato: ha svolto un lavoro di ordinaria routine, insomma niente di che. Il D’Ottavio s’è tuttavia messo in luce per alcune sortite che avrebbe potuto risparmiarsi e risparmiarci, come l’incredibile  “punto a far diventare Civitavecchia una città normale”  oppure l’altra “ripristineremo le mura cadute in via Isonzo in brevissimo tempo” (si trovano infatti tuttora ammassate in terra e la zona è interamente transennata), senza dimenticare la terrazza Guglielmi  (ridotta come peggio non potrebbe e sempre in attesa di sistemazione malgrado annunci roboanti ma di fatto farlocchi) e l’assurda vicenda del Palagalli contrassegnata dalla consegna della chiavi al Comune (è lui il primo a non potersi chiamare fuori dal fallimento della gestione della Snc) e dalla richiesta di 150.000 euro per eseguire interventi che ancora oggi non si sa quali (e di che natura) siano: eppure ha allestito una pomposa conferenza stampa per ricordare al colto e all’inclita l’attività svolta in dodici mesi snodatisi attraverso la ovvia realizzazione (di guizzi neppure a cercarli con il lanternino) di lavori pubblici, agevolati dai contribuenti che pagano le tasse. Chiusa questa parentesi, largo alla magnifica rappresentante del gentil sesso, Claudia Pescatori. Che, sottolineiamolo immediatamente in grassetto, è stata salutata non da chi l’ha fatta fuori, ma da commercianti, tassisti e larghissima parte di semplici cittadini fortemente rammaricati che abbia dovuto abbandonare un incarico “onorato come meglio non avrebbe potuto e con il conseguimento di risultati concreti”, questo il coro unanime. Verrebbe insomma da dire che l’uscita di scena della Pescatori rappresenti una grave perdita per la squadra centrodestrorsa. E’ difatti quanto lasciano trapelare le numerose manifestazioni di  affetto e i tantissimi attestati di stima per la “profumatissima” quota rosa che, a solare dimostrazione del suo alto profilo sia etico che professionale, è uscita di scena senza  sprizzare risentimento o veleno. Elegante, signorile, affabile fino all’ultimo. “E’ difficile trovare un’attività più impegnativa, avvincente e gratificante come quella di servire la propria città”, ha commentato subito dopo aver appreso la decisione del sindaco Tedesco di toglierle i galloni di assessore. E proseguito: “Ho accettato l’incarico per portare avanti un progetto che avesse una sola stella polare: un Comune migliore al servizio di una comunità migliore”. Parole profonde. Che sicuramente non potranno essere dimenticate in fretta e furia. “La considerazione manifestatami da molta gente rappresenta uno straordinario motivo per confermare a me stessa che non ho lesinato energie attraverso le uniche doti, che mi riconosco e che non si improvvisano: l’empatia e lo studio”. E infine un tocco da fuoriclasse dello stile, pregio innato che rende ancora più speciale la persona che ce l’ha: “Ringrazio chi mi ha concesso di fare qualcosa di buono per la città e spero ottengano il meglio Leonardo Roscioni e Simona Galizia”. C’è poco da fare e da dire se non parafrasare il Barone Zazà, al secolo il grandissimo Toto’: “Signori si nasce e io modestamente lo nacqui”. Proprio così, Claudia Pescatori s’è rivelata “signora” con la “S” maiuscola e chissà se il vuoto che lascia non diventi una voragine impossibile da colmare per la maggioranza.

GIAMMUSSO: “LEGA RIEQUILIBRATA” – Davvero irrefrenabile l’esultanza del coordinatore salviniano. Avvicinato dagli scriba locali non è riuscito a trattenere la propria gioia per come è stato effettuato il “rimaneggiamento” dell’esecutivo, che apre sicuramente una fase nuova del ciclo della maggioranza iniziato esattamente un anno fa grazie alla travolgente galoppata che ha portato al trionfo il sindaco Tedesco. Ma qual è il Giammusso-pensiero planato sui giornali cartacei e telematici? Eccolo, ritmato da passaggi apparentemente semplici o addirittura banali e invece, almeno a nostro avviso, assai consistenti sul piano strettamente politico: “La fase di confronto – ha esclamato –  s’è chiusa con la Lega protagonista del riequilibrio resosi necessario. Ringrazio il segretario provinciale Claudio Durigon e il Primo Cittadino per aver ben saputo coniugare le esigenze di rappresentatività emerse in questo primo anno di governo”. Capito? Quanto rilasciato (testuale) conferma che la formazione centrodestrorsa ha vissuto dodici mesi poco sereni e costellati dal nervosismo, dall’insofferenza e dalla scontentezza dei leghisti. Perché, difatti, rimarcare che  “s’è reso necessario il riequilibrio”? Secondo Giammusso non c’era in Giunta un giusto bilanciamento? Altro dubbio: troppo “leggere” (ovvero di  scarso peso specifico) le deleghe assegnate alla Lega? Insomma par di capire che per i maggiorenti salviniani, non si poteva più andare avanti con lo schema adottato dal sindaco Tedesco all’indomani del successo elettorale. E questo malgrado Giammusso&C. avessero ottenuto tre assessorati, tutti colorati di rosa: Di Paolo, Pescatori, Riccetti . Robetta? Evidentemente. Altrimenti non si sarebbe preteso e chiesto (a quanto pare con risolutezza) il “riequilibrio” e soprattutto un assessorato di ragguardevole rilievo. Ed è quanto accaduto, visto che l’ottimo Roscioni si ritrova “proprietario” di deleghe importantissime, da cui dipendono i punti nevralgici del sistema città, che dovrebbe ruotare (il programma elettorale docet!)  prevalentemente intorno a sviluppo ed economia. Le sorti della Civitavecchia che intende cambiare passo sono pertanto nelle mani dello stimatissimo avvocato, che succede al forzista De Paolis a sua volta “trasferito” nella stanza dei Lavori Pubblici. E al riguardo sarebbe interessante che arrivasse una chiara risposta a tre domande tre: 1) Perché urbanistica e dintorni (e che dintorni!!!) già “occupati” dell’esponente azzurro sono finiti alla Lega che, secondo logica, avrebbe potuto riempire il “vuoto” lasciato da D’Ottavio?; 2) Il lavoro prodotto da De Paolis non è stato ritenuto all’altezza di un assessorato basilare (per la Lega?) come appunto quello sfilatogli per assegnarlo a Roscioni?; 3) De Paolis non ha disdegnato il “trasloco” ai Lavori Pubblici solo, ed essenzialmente, perché gli è stata confermata la titolarità delle “Grandi Opere”, cui si sussurra tenga particolamente? Proprio vero, la politica sa sempre regalare momenti di straordinaria imprevedibilità. La stessa che ha coinvolto (e travolto) l’ex titolare di commercio e trasporti, elogiata dal baldo coordinatore leghista: “1) per il grande lavoro svolto con professionalità e competenza esemplari; 2) per aver messo in campo progetti, che saranno portati avanti con convinzione”. Già, “ grande lavoro svolto” e “progetti messi in campo” sono stati così eccezionali che Giammusso e compagnia bella (???) hanno ritenuto insufficienti per la conferma della Pescatori. Battiam, battiam le mani…

IL PEGGIORE E LA MIGLIORE DELLA SETTIMANA – Obiettivo puntato sul consiglio comunale che ha promosso l’assessore al bilancio Di Paolo, ma che ha registrato il clamoroso “scazzo” tra gli esponenti della maggioranza Mecozzi (Lista Tedesco) e Fabiana Attig (“La Svolta”). Perché clamoroso? Per due motivi (specialmente):  1) assistere alla concitatissima scena, registratasi nel bel mezzo del massimo consesso cittadino tra pedine fondamentali dello scacchiere centrodestrorso, è stata una gran botta di libidine; 2) a pochissime ore dallo strombazzatissimo rimpasto di giunta (che avrebbe dovuto conferire serenità e coesione alla squadra di governo) è di nuovo emersa la chiara e netta divergenza tra le varie anime della coalizione sul modo di gestire il potere acquisito grazie alla poderosa spinta degli elettori. Comunque è andata che Mecozzi ha condito il suo intervento con un ingrediente tanto sorprendente quanto inopportuno per chi è chiamato ad onorare l’alto ruolo attribuitogli: sicuramente senza rendersene conto (ed è ancora più grave), data la seraficità (che denota la modesta statura politica del soggetto) nell’annunciare che avrebbe convocato una conferenza stampa per divulgare la realizzazione di un progetto (confezionato insieme alla delegata all’Enel, La Rosa) finanziato dall’Ente Elettrico. Un “avviso” agli allibititi consiglieri, sia di governo che d’opposizione, e all’esterrefatto pubblico presente all’Aula Pucci, che anziché provocare intonatissimi “oh” di meraviglia, ha scatenato un’infernale disapprovazione. Ma come s’è permesso , si son detti tutti, Mecozzi di esautorare sia il consiglio comunale che la commissione competente e arrogarsi il diritto di prendere autonomamente un’iniziativa per giunta sovvenzionata dall’Enel? Insomma un episodio così imbarazzante da far esplodere, in particolare, la “pasionaria” Fabiana Attig, la quale, oltre a stigmatizzare il comportamento inaccettabile del collega, ha impresso al suo intervento il timbro della solennità istituzionale, sottolineando che accordi con Enel ed eventuali  conventions debbono sempre avvenire all’insegna della massima trasparenza e con la consapevolezza dell’intero Consiglio. Sottolineatura, quest’ultima, che non fa una grinza. E che induce ad assegnare a Mecozzi  (in… società con l’apprezzata – complimenti !!! – componente dell’establishment, La Rosa. Che, a detta dei retroscenisti a 24 carati di Palazzo del Pincio, sa negoziare alla grandissima con l’Enel ) uno zero spaccato per aver offerto una prova di rappresentante del popolo assai opaca. Osserva il cittadino ingenuo anzichenò: com’è possibile che il capogruppo della Lista Tedesco sia incappato in un simile scivolone? Sì, la perplessità ci sta. Se non fosse, però, che l’atteggiamento assunto da Mecozzi è tipico di chi si sente al di sopra di tutto e di tutti, sapendo di trovarsi sotto un’ala protettiva (esterna) tanto potente quanto inattaccabile. Ed anche per questo si merita per intero il voto rasoterra. A differenza della Attig, degna di un rotondissimo 8 (otto) che avrebbe potuto essere anche un 9 (nove) se non avesse tentato di innestare una retromarcia assolutamente impossibile (“mi sono state attribuite false dichiarazioni”) poichè quanto sbattuto in faccia a Mecozzi è impresso su un nastro così chiaro da far invidia alla luce. Resta comunque il voto alto perché riflette (sia politicamente che eticamente) il fermo dissenso sull’iniziativa del “doppio-misto” Mecozzi-La Rosa. Alla prossima puntata di un Consiglio Comunale sperabilmente altrettanto movimentato!