Cattivi pensieri, a cura di Giampiero Romiti

È incentrato tutto sulla politica civitavecchiese il fondo del giornalista chele indica anche i "peggiori della settimana"

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L’UNIONE FA LA MAGGIORANZA O NO ? – Giugno, l’estate si avvicina. Il termometro sale. Il sole picchia. Il coronavirus sembrerebbe stia mettendo giudizio, m ai nostri avi, adorabili saggi, non hanno mai smesso di ricordare che “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”. Come sempre la ragione è certamente dalla loro parte: non dimentichiamolo. Vabbè. Epperò è la politica ( nostrana) che riempie una quotidianità altrimenti sciatta. Rendendola movimentata e contraddittoria, interessante e demenziale. Infarcita inoltre di dichiarazioni cervellotiche e per troppi versi così inaccettabili da far nascere il sospetto che certi “inquilini” (non tutti per fortuna) dell’aula Pucci non abbiano contezza di quel che blaterano troppo spesso senza neppure un briciolo di logica. Fatto sta che a rendere le giornate frizzanti e talvolta incredibilmente scoppiettanti sono gli scossoni che stanno mettendo a rischio la stabilità della maggioranza e non le forze di opposizione, appollaiate sugli scranni dell’Aula Pucci, che cercano di animare il dibattito con interventi anche robusti (prodotti: 1) dai pentastellati talvolta in maniera assai piccata perchè chiamati insistentemente in causa; 2) con maggiore pacatezza dai piddini per quanto il capogruppo Piendibene, forte della sua lunga esperienza consiliare, riesca sempre ad inquadrare con lucidità le situazioni che porta alla ribalta; 3) a corrente alternata e comunque con forza da Patrizio Scilipoti specie quando affronta il gravissimo problema riguardante la portualità afflitta da una crisi che ancora oggi non allenta la sua morsa).
TERREMOTO IN VISTA ? – Sono di una semplicità addirittura disarmante le domande più ricorrenti, figlie delle circostanze o meglio di quel che accade spesso nella stanza dei bottoni occupata dai Tedesco’s men. Allora, queste domande? Calma, eccole: A) La maggioranza sarà ancora in grado di reggere l’urto delle guerre intestine ormai quotidiane ? B) Il sindaco Tedesco si deciderà a rimpastare (o ad azzerare) una giunta i cui componenti non sembrano andare d’amore e d’accordo? Insomma c’è da aspettarsi di tutto di più o di meno, di meglio o di peggio? Mah. Siamo sempre alle solite: chi vivrà vedrà. Intanto, però, non è possibile passare un energico colpo di spugna sulle vicende che hanno movimentato, e manco poco, la fase discendente di un maggio alquanto “vispo”. Per cui, da quel che gorgheggiano le immancabili gole profonde, prepariamoci a trascorrere giornate niente affatto monotone.
MOVIMENTI SUSSULTORI… – Riavvolgendo intanto il nastro, non si può non annotare che parecchi sono stati i momenti così intensi da far sussultare il Palazzo di “proprietà” della maggioranza. Su tutti, l’attacco sferrato dal vice sindaco Massimiliano Grasso al presidente (scelto dal Tedesco, non dimentichiamolo!) di Csp, avvocato Antonio Carbone. Giudicato “lunatico” e (di fatto) poco attendibile perché “quel che dice lascia il tempo che trova”. Fonti solitamente limpidissime, al riguardo, riportano che, al numero uno della partecipata, la clamorosa sortita sia andata talmente di traverso da spingerlo, in un incontro ravvicinato, ad affrontare il “secondo cittadino” a muso durissimo e a fargli capire con frasi taglienti (e assai poco gentili) di non accettare assolutamente di essere messo alla berlina. Aggiungendo, secondo i bene informati, che mai e poi mai avrebbe sopportato una nuova sconsideratezza nei suoi confronti. Nervi tesissimi, dunque. E, sarà pure una coincidenza, da parecchi giorni di Grasso si sono perse le tracce. E per uno, come lui, abituato a riempire la scena mediatica con la sua apprezzata dialettica e con interventi solitamente centratissimi, non è così abituale. Che sia rimasto ustionato da un tizzo (di Carbone) ardente?
…E ONDULATORI – A propagarli, proprio dopo pochissimi giorni dall’insediamento, fu Daniele Perello che disse “arrivederci” (e senza grazie) al gruppo leghista per entrare, allora solo soletto, in quello misto. Ancora oggi non mancano i politologi che si chiedono se non fosse quello un sintomo premonitore di un malessere già strisciante. Quando siamo giunti a dodici mesi dal netto e strepitoso successo nella kermesse amministrativa, ecco un’altra scossa violenta anzichenò. Da Forza Italia, e a quanto pare con furore, sono finiti nel “misto” uno dei maggiori “acchiappavoti” di sempre, Frascarelli, e Marino. Sicchè gli azzurri si trovano adesso alquanto depotenziati anche se i due “esuli”, così come Perello, hanno confermato la propria fedeltà al sindaco Tedesco. Che dire? Indubbiamente qualcosa non gira per il verso giusto nel meccanismo della maggioranza. E malgrado i vari schieramenti che compongono il puzzle governativo mostrino distensione, i continui sballottamenti che si registrano lasciano pensare che l’apparenza inganni. Quindi? Semplice. Non resta che restare affacciati alla finestra e cercare di verificare se questo centrodestra è davvero un blocco di granito oppure un agglomerato di cervelli e di personalità così distinti e distanti che neppure milioni di tubetti di Super Attak basterebbero per tenerli uniti.
ARIA DI RIMPASTO ? – I rumors alzano il volume: “il parco assessori va aggiornato”. Sarebbe a dire: occorre rivederlo e correggerlo. E ancora: è opportuno, anzi indispensabile cambiare i connotati all’attuale giunta. Insomma viene chiesto al primo cittadino, avvocato Tedesco, di piazzare sul banco di prova il bolide (?) assemblato un anno fa e che, dopo il percorso effettuato in questo lasso di tempo, ha cominciato a perdere di potenza. Sembrerebbe (ma il condizionale è una inutile foglia di fico che non copre le difficoltà esistenti all’interno della squadra di governo) insomma che, la revisione docet, ci sia assoluto bisogno di sostituire alcuni pezzi del motore.. Quindi cosa succederà? Il sindaco quali cambiamenti effettuerà? E al riguardo, saprà imporre il proprio volere oppure dovrà sottostare ai desiderata dei partiti della coalizione? Ben sapendo che, se fosse quest’ultima ipotesi a prevalere, si potrebbe andare incontro ad una ripetizione di quanto accaduto finora. Comunque, stando sempre ai rumors che ne sanno una più del diavolo, a spingere con forza per ottenere la comodissima poltrona di assessore sarebbero: 1) Fratelli d’Italia che ritengono la Galizia (sponsorizzata peraltro dal leader della Svolta, Grasso) in grado di produrre un ottimo lavoro; 2) La Lega che sembrerebbe disposta a sacrificare la Riccetti (al suo posto un esterno gradito all’establishment capitolino?); 3) Restando in ambito “salviniano” altri sussurri, che potrebbero diventare grida, riguardano l’eventualità della sostituzione della Pescatori (ma quale sarebbe la reazione del potente Durigon?) con l’arrembante Cacciapuoti, pronto a tutto pur di entrare nel gotha “tedeschiano”. Di grandi manovre parrebbe, dunque, se ne stiano facendo a iosa. Più che ad un rimpasto, pertanto, non è da escludere che potremmo trovarci nell’occhio di un ciclone dagli effetti tanto imprevedibili quanto squassanti per l’intero apparato centrodestrorso.
I PEGGIORI DELLA SETTIMANA – Il veleno nella coda di questo “pezzo”? Due personaggi (che confessiamo di fare fatica a definirli tali) della politica e del management locali . Il primo è l’assessore ai lavori pubblici D’Ottavio, il quale avvicinato da un cronista de Il Messaggero e sollecitato a fornire un parere sul “caso” del PalaGalli, abbandonato dalla Snc e riconsegnato al suo legittimo proprietario (il Comune), s’è così espresso: “Fermi restando gli altissimi costi di gestione, si tratta di una struttura costruita male”. Ebbene sì: abbiamo riletto almeno una decina di volte detta frase, chiedendoci se stessimo su scherzi (di cattivissimo gusto) a parte. Ma tant’è: si tratta di una dichiarazione, oltreché incredibile, eccezionalmente grave. E che non può cadere nel nulla poichè discredita l’operato della giunta De Sio (“madre dell’opera”) comprendente, fra gli altri, pure l’avvocato Tedesco che, quanto meno, dovrebbe chiedere conto delle parole pronunciate al berlusconiano. Il quale, oltre a gettare un’inquietante ombra su un impianto così importante per la città, è riuscito anche a darsi la zappa sui piedi dato che, da presidente del club rossoceleste, ha fatto il diavolo a quattro per assumerne la gestione. A distanza di anni cos’è successo, assessore? Come mai solo adesso, dopo un lunghissimo silenzio (stranezza macroscopica, irresponsabile e dunque inaccettabile) ha deciso di denunciare (perché la sua è una pesante denuncia della quale, adesso, chi di dovere deve prendere atto) la precaria (o non ottimale, ma siamo lì: se non è zuppa è pan bagnato) edificazione dello Stadio del Nuoto? E poi: da uomo d’affari di alta caratura e meglio ancora da top manager, non avrebbe dovuto sapere a quali impegni economici sarebbe andata incontro la Società che presiedeva? Basta così. Ma, chiaramente, a nessuno venga in mente di stendere un velo pietoso sulla vicenda. Che, lo ribadiamo a chiarissime lettere, è e resta d’una gravità inaudita. E che soprattutto il Primo Cittadino, Tedesco, crediamo fermamente non debba tollerare. Il secondo (personaggio) è il presidente dell’Autorità Portuale, di cui s’è occupata la nota trasmissione televisiva di Rete 4, “Fuori dal coro”, diretta da Mario Giordano. All’attenzione dei telespettatori è stato portato il blocco delle crociere e il premio di produttività di circa 500.000 euro (relativo all’anno 2019) spettante a management, dirigenza ed impiegati dell’Ente. Il servizio ha evidenziato le difficoltà della giornalista di Mediaset a registrare dichiarazioni perché le bocche dei dipendenti di Molo Vespucci si son rivelate cucitissime, ma in extremis la brava professionista è riuscita a contattare telefonicamente Di Majo e a strappargli una frase così scheletrica, a proposito del “gruzzolone”, da far accapponare la pelle: “Quei soldi sono diritti acquisiti, per legge i dirigenti li prendono. A chi dovevano andare?”. Hai capito che parole dalla musicalità paradisiaca? Diritti acquisiti e pertanto legittimi? Verissimo. E il dottor Di Majo sa che lo abbiamo ribadito in questa stessa rubrica. Colpisce però la provocazione (non potrebbe essere altrimenti) “a chi dovevano andare?”, che nel momento in cui il comparto portuale si trova paralizzato da una recessione devastante, cassintegrato e con l’acqua alla gola, è un dolorosissimo schiaffo ai lavoratori che da mesi stanno facendo i salti mortali per non finire sotto i ponti insieme ai propri famigliari. Egregio presidente, non crede che – una tantum (per via del dramma causato dal coronavirus) e in pieno accordo con tutti i dipendenti dell’AP (neppure sfiorati dalla sanguinosa contingenza) -, sarebbe stata una straordinaria dimostrazione, di sensibilità nonché di solidarietà e di virtuosa affezione all’alto e lautamente remunerato ruolo che ricopre, destinare la somma che sappiamo alla collettività in gravissima sofferenza? Collettività, dottor Di Majo, che non s’è mai sognata di pretendere qualcosa non dovutole, ma che, grazie alla generosità sua e di tutti gli appartenenti alla struttura di Molo Vespucci , avrebbe potuto affrontare l’oggi con minori patèmi. E con un ritrovato ottimismo il domani. Pura fantasia? Be’, se vige l’incrollabile principio “mors tua, vita (da nababbi) mea”, certamente!!!