Cattivi pensieri, a cura di Giampiero Romiti

Nuovo fondo del noto giornalista. Questa settimana si parla di politica e Csp

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DI BENE IN PEGGIO – E’ sempre tempo di coronavirus, mannaggia! Ma l’illusione che la situazione difficilissima d’oggigiorno potesse calmare i bollenti spiriti delle forze politiche, ha avuto poco, pochissimo più dell’effetto di uno stormir di fronde. Maggioranza ed opposizione fanno a gara per guadagnare spazio sui media, fregandosene di  mettere in fila clamorose contraddizioni ovvero di spifferare tutto e il suo contrario. Mai nessun faccia a faccia, solo e soltanto monologhi davanti a microfoni o taccuini compiacenti per dare sfogo all’esaltazione di se stessi e alla denigrazione di chi non può controbattere con argomentazioni robuste,credibili e valide per smontare le farlocche esternazioni del proprio dirimpettaio. Insomma ce n’è per tutti i gusti e i disgusti. Ed è il brutto di una città che proprio non vuol saperne di effettuare quel salto di qualità indispensabile: 1) per liberarsi da un passato e da un presente, nemici della qualità della vita (ambiente “stuprato” e inquinamento a gogò); 2) per una tranquillità economica (tasso di disoccupazione giovanile e di precariato alle stelle); 3)per una sana ribellione alla sottomissione a servitù nemiche della crescita del territorio; 4) per piazzare solidissime basi per costruire un futuro colorato di certezze per le nuove generazioni. 

TARI, FRA I TRE LITIGANTI… – E’ stata oggetto di acceso dibattito la tassa sui rifiuti che verrà. E che, tanto per cambiare, ha dilatato, più di quanto già non fosse, la distanza tra i rappresentanti della maggioranza e quelli d’opposizione. Il Pd, tanto per affrontare subito il tema, non ha gradito quanto deciso dagli esponenti di governo (cittadino), ritenendo “insufficiente la riduzione della Tari in un momento così difficile da non permettere una ripresa celere se è vero che, oltre al presente, è impossibile ipotecare con assoluta certezza il domani”. Un irrigidimento illogico, quello piddino, secondo la sempre arrembante falange berlusconiana, che ha sferrato un attacco terrificante. “Meglio che tacciano gli zingarettiani. Corrono il rischio di fare la figura dei buffoni  e francamente di simpatici (sic!) soggetti del genere non se ne sente alcun bisogno”. Bella tosta pure la replica dei leghisti. “E’ ora di farla finita – l’affondo è degno del Salvini dei tempi migliori – Siamo stanchi di ascoltare le bugie dei rappresentanti del Partito Democratico”. CHE DIRE ? – Si ha il sospetto che i politici nostrani, anziché dimostrare maturità e spiccato senso delle istituzioni, forse per spezzare l’insopportabile monotonia imposta dal coronavirus, si cimentino in battibecchi poco esaltanti, insomma di scarso interesse. La troika De Angelis-Di Gennaro-Piendibene (badate bene, in rigoroso ordine alfabetico) ha aperto una discussione che avrebbe potuto prendere una piega diversa e arrivare, magari dopo un fruttuoso dibattito, ad una sintesi condivisa e soddisfacente soprattutto per i cittadini. Invece niente: i  forzisti senza zigzagare sono andati subito a segno con un diretto devastante, mentre i salviniani, perennemente raggruppati a mo’ di sorridente complesso musicale (lo abbiamo già detto: bellissima la foto, ma forse sarebbe ora di passare ad una nuova. Magari impreziosita da sorrisi ancora più smaglianti), non hanno trovato di meglio che dare dei menzogneri ai piddini. Requiem per  la (mal)sana collaborazione per cercare di rendere meno asfissiante la quotidianità a chi sa di doverla sopportare a fatica per l’opprimente peso di tasse salatissime.

… I COMMERCIANTI NON GODONO –  Davvero divertente: i politicanti della prima e ultim’ora si accapigliano suscitando talvolta ilarità e non considerano che i bla bla bla restano bla bla bla col risultato di innescare la reazione da parte di chi non s’aspettano. In questo caso la Confcommercio, che sulla Tari ha smentito il responsabile della rivisitazione del balzello in questione. “Le chiacchiere non servono  – rimbomba il dissenso nelle stanze della Confederazione – Coloro che sono stati costretti a tenere chiusi i propri esercizi per la pandemia non usufruiscono di nessuno sconto sulla Tari, al contrario dovranno sorbirsi un rincaro del 5%. Se teniamo, poi, conto che, quando riprenderanno l’attività,  il volume degli affari non sarà lo stesso del periodo antecedente il coronavirus, i conti sono bell’e fatti”. Quindi la spiegazione del perché per i commercianti non sarà un tributo più leggero: “Se un titolare di un negozio paga mille euro all’anno di Tari, ma è costretto a tenere le serrande abbassate per sessanta giorni sarebbe opportuno che versasse il dovuto per soli dieci mesi, e non per dodici, ossia 833 euro. Il 15% equivale, invece, a 870 euro e pertanto è sbagliato parlare di agevolazione”. CHE DIRE? – Una pausa di riflessione è necessaria. Per appurare se forzisti e leghisti abbiano riposto i loro archibugi o mantengano ancora in canna qualche altro colpo (“di buffoni come i zingarettiani non si sente alcun bisogno”, il “complimento” degli azzurri) (“basta con le bugie dei piddini”, le parole perfettamente ritmate dai salviniani) da indirizzare contro la Confcommercio. Che però appare inattaccabile per la precisione mostrata nell’inquadrare la situazione, sfuggita di mano ai nostri solerti (specie quando c’è da spennare i contribuenti) amministratori (e dire che sarebbe bastato ricorrere ad un semplicissimo pallottoliere, compagno fedele di un’infanzia perdita) riguardo all’applicazione della Tari ai commercianti. I quali, lo sanno anche gli adorabili marmòcchi, come tutti i comuni mortali hanno simpatia o antipatia per questo o quell’altro schieramento politico epperò sono soliti giudicare (giustamente) chi opera meglio o peggio nell’interesse del difficile lavoro, che si sobbarcano da mane a sera. Ragion per cui Confcommercio  non ha definito benevola, nei confronti dei propri assistiti, la Tari rivista e corretta dalla maggioranza di Palazzo del Pincio. Domanda: qualcosa da obiettare da parte di Forza Italia e Lega?

TORMENTONE CSP – E’ ormai assodato, il teatrino della più chiacchierata munipalizzata tra quelle esistenti in tutta Italia va avanti a ritmi incalzanti. Niente pause, men che meno tregue seppure armate. E a guidare l’assalto alla stanza dei bottoni, abitata da Antonio Carbone, è il vice sindaco Massimiliano Grasso. Che evita inutili perifrasi e  mira subito al sodo. “Spero che il presidente stia ultimando il piano di risanamento che, in ogni caso (chiara l’antifona: dev’essere questo e nessun altro – ndr -), potrà e dovrà far leva su 3 direttrici principali, tutte ugualmente perseguibili per portare nel 2021 la società ad un equilibrio economico-finanziario mai avuto”. E poi, la sottolineatura dal sapore inconfondibile del diktat: “Detto piano di risanamento, da oltre 3 milioni di euro, – spiega il leader della “Svolta” – ritengo che debba essere caratterizzato da: 1) minori costi; 2) adeguamento di servizi e tariffe; 3) ricapitalizzazione con conferimenti in conto capitale”. Infine, un nuovo ultimatum (sarà mica una fissa di Grasso?): “In base alla sua analisi, Carbone ci dica subito (che fa “scopa” con immediatamente – ndr -) quali e quanti servizi eventualmente retrocedere al Comune e definisca i tempi di attuazione del piano, in modo da essere portato in Consiglio Comunale prima possibile (Carbone, ha capito o no che deve sbrigarsi? – ndr -)”. Grasso addirittura dispotico? Mamma che esagerazione! Diciamo più semplicemente categorico. Ma non finisce qui. A scendere in campo per contrastare l’arrembante “Secondo Cittadino”, la troika confederale Cgil, Cisl e Uil tanto chiara quanto perentoria: “Siamo decisamente dalla parte dell’avvocato Carbone e lo sproniamo a proseguire sulla strada intrapresa. Condividiamo  – ribadiscono con forza –  pienamente le linee programmatiche tracciate dal presidente”.  I sindacati pongono poi l’accento “sulla riorganizzazione dei servizi e sul superamento del lavoro interinale, senza chiedere sacrifici economici ai lavoratori”. Infine toccano un altro tasto, come si sa, molto caldo: “Dobbiamo con forza evitare che i servizi pubblici vengano privatizzati ed erogati secondo logiche specultative”. Allora? Due visioni due, assolutamente parallele. Che, sicuro, non permetteranno all’azienda municipalizzata di vivere una vita tranquilla. CHE DIRE? – Gira e rigira,  a prescindere dalla posizione assunta dai sindacati, con una puntualità spaccasecondi Csp finisce di continuo al centro del dibattito (frizzante assai) politico, che trova Grasso, circondato dalla sua corte,  nella veste di protagonista principale.  Bisogna riconoscerlo, la scaltrezza del responsabile della partecipata nonché vice sindaco (e titolare di un fascio di altre deleghe che per ricordarle occorre un esercizio mnemonico pazzesco) è diabolica. Il presidente Carbone, si sa, sostenne risentito “sono i politici che debbono tracciare l’atto di indirizzo, che successivamente spetta a me eseguire”. D’accordo, s’è detto il leader della “Svolta”. Il quale dopo aver  sparato, ma a salve, la minaccia delle dimissioni, è tornato alla carica con il suddetto piano di risanamento, spedito all’attuale dominus di Csp insieme al tassativo invito ad elaborarlo in brevissimo tempo, dal significato lampante: “Caro amico (vabbè – ndr -) hai voluto la bicicletta? Benissimo. Allora pedala e vedi di non battere la fiacca”.  Non c’è dubbio, i due si vogliono un bene dell’anima (sic!). Venghino signori venghino, sono aperte le scommesse su quando (data esatta) Csp salterà in aria come una santabarbara.

E LA CHIAMANO MAGGIORANZA – Detto del rapporto Grasso-Carbone  tutt’altro che idilliaco, alla luce degli scontri sempre più frequenti fra i “proprietari” di Palazzo del Pincio, si ha l’impressione che Csp sia solo la punta di un gigantesco iceberg contro il quale potrebbe schiantarsi il transatlantico “Giunta Tedesco”. Ed appare assai fragile il tentativo di Massimiliano Grasso di descrivere la coalizione centrodestrorsa come un blocco di granito. Francamente le sue parole spese rasentano l’incredibilità: “La dialettica sviluppatasi in maggioranza ha riguardato tutto tranne le poltrone, come ovviamente un’opposizione che non ha nulla di concreto da dire si è affrettata a fantasticare per ottenere un briciolo di visibilità”. Chiaro? Commenti? Inutile che li facciamo noi, ci hanno pensato gli esponenti di Forza Italia e della Lista Tedesco.  Che attaccano subito a testa bassa: “E’ ora di rimboccarsi le maniche, non inseguire poltrone”, dopodichè la terrificante stangata : “Se qualcuno sente il bisogno di impegnarsi nell’esercizio di un incarico da ottenere, di una promozione da strappare o di occupare un posto prestigioso, è libero di farlo. Però liberi saranno anche i cittadini di scegliere tra chi da subito ha interpretato il mandato ad essere la giunta del  fare – la botta è tremenda –  e chi invece ha seminato poco e male”. Bum!!! CHE DIRE? – Ben poco, se non: vice sindaco, come la mettiamo? Par di capire, difatti, che chiamare in causa l’opposizione non sia servito ad una mazza. E allora non resta che chiedersi se  la musica della Tedesco’s  band  sia celestiale o se lo spartito vada rivisitato e corretto. D’altro canto non è più un segreto che tra Fratelli d’Italia (una parte)-Lega-“Svolta e Forza Italia-Lista Tedesco non corra buon sangue, per cui ciurlare nel manico è roba da buttare nel secchio dell’immondizia. Ma che bel castello marcondirondirondello, ma che bel castè marcondirondirondà!!!